Un solo ed Unico Sistema Criminale

Giuseppe Lombardo: “Oggi le grandi mafie viste all’interno di un sistema unico integrato”

Sabato 20 marzo 2021 alle ore 15, nell’ambito delle iniziative legate alla XXVI Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, si è svolto il seminario on line “Etica e responsabilità sociale contro mafie e corruzione” moderato da Enza Rando, vice presidente di Libera, in cui era presente il Procuratore Aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo.

“La ‘Ndrangheta non è quello che ci hanno raccontato”
Il Procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo ha sottolineato nel corso del suo intervento l’intenso impegno espletato dal suo ufficio nel lavoro di contrasto alla criminalità mafiosa calabrese. Ma il lavoro svolto dalla Procura Reggina non è possibile farlo rientrare all’interno degli ordinari sforzi amministrativi di una Procura. “Perché Reggio Calabria – ha detto il Procuratore – si è resa conto da molto tempo prima di tanti altri che la ‘Ndrangheta non era più quella che ci avevano raccontato fino a qualche anno fa. E che all’interno della ‘Ndrangheta c’era una componente probabilmente sconosciuta che poi era la componente apicale in cui purtroppo operavano i professionisti”.
Il ritratto della criminalità calabrese infatti, secondo le ricostruzioni degli addetti ai lavori reggini, non corrisponde nè in forma nè in sostanza a quello tradizionale, poiché non teneva conto della componente ‘professionale’ con cui la ‘Ndrangheta operava.
Infatti, come ha ribadito il dott. Lombardo, “noi avevamo l’obbiettivo di individuare quello che era il ruolo delle categorie professionali. Ruolo che ovviamente abbracciava anche esponenti di magistratura”.
Quindi gli uffici Giudiziari Reggini non sono stati chiamati solo a prestare servizio in ambito repressivo del fenomeno mafioso ma hanno dovuto impegnarsi nella costruzione di un approccio innovativo in grado di “sviluppare risultati che potessero essere portati all’attenzione del giudice” ha detto il P.M Lombardo.
Certamente il lavoro svolto dalla procura è stato anche quello di modificare, nei limiti della legge, l’approccio che la giustizia aveva nei confronti delle categorie “professionali” che si sono amalgamate con le mafie al fine di conseguire comuni interessi, “fino a qualche anno fa – haspiegato il procuratore – le categorie che poi assumevano rilevanza in sede penale erano delle categorie particolarmente ristrette e mi verrebbe da dire anche molto antiquate. Io ho iniziato a lavorare su presupposti e schematizzazioni che a mio modo di vedere erano eccessivamente rigidi e che fuorviavano anche quello che doveva essere il compito di chi come noi ogni giorno è alla ricerca di verità che possano fare giustizia” e ancora – “le categorie professionali venivano accostate ai fenomeni criminali di tipo mafioso quasi sempre facendo richiamo a quella contiguità – che poi a volte era soggiacente e alle volte era compiacente – ai fenomeni di collusione, ai cosiddetti fiancheggiatori. Solo da un certo punto in poi si è cominciato a parlare di quello che era la rilevanza penale di alcuni comportamenti a tipo di concorso esterno. Solo recentissimamente ci si è interrogati fino in fondo per comprendere anche se quelle categorie potessero avere un ruolo da intranei rispetto ai fenomeni criminali di tipo mafioso. Questo è il percorso che Reggio Calabria ha fatto.

Il concorso esterno sempre più interno
Il Procuratore Aggiunto Giuseppe Lombardo ha voluto dare anche un esempio concreto di come si manifesta questo sistema criminale prendendo in esame quello che il collaboratore di giustizia Seby Vecchio ha detto in udienza durante il processo Ghota in corso a Reggio Calabria: “Sono stato un poliziotto, un politico, un massone regolare e uno ‘ndranghetista”, questa dichiarazione dirompente di fatto spezza le logiche con cui il sistema giudiziario e culturale concepisce il modus operandi delle mafie in generale. Per questo motivo il P.M Lombardo ha poi sottolineato che la “‘Ndrangheta osservata distrattamente non sembrava altro che una componente esterna al circuito criminale di tipo mafioso” ma “che invece non solo era interna ma era anche da collocare ad un livello particolarmente alto tanto diciamo da generare quelle strategie criminali che poi l’organizzazione in concreto persegue”.
Occorre quindi aggiornare subito lo sguardo con cui si osservano determinati fenomeni criminali, poiché sono da questi accorgimenti che dipendono gli esisti dei processi alle mafie.
Quindi ripartendo da questo metro di misura “possiamo dire – ha spiegato il Procuratore Lombardo –  per quelli che sono già risultati giudiziari anche definitivi che parlare di singole mafie oggi o parlare di componenti professionali che dall’esterno favoriscono le mafie è sbagliato”.



Rinnovare l’informazione sulle mafie
La mafia teme più l’istruzione che la giustizia”, disse il giudice Antonino Caponnetto, ed è proprio questa la sintesi delle parole del dott. Lombardo, “lo voglio dirlo con chiarezza e soprattutto voglio dire a tutti quelli che ci ascoltano che bisogna essere in grado di comunicare all’esterno che il sistema criminale di tipo mafioso è molto altro rispetto a quello che ancora pubblicamente si racconta”.
Infatti le descrizioni tradizionali del fenomeno mafioso non solo in questo periodo storico sono diventate obsolete ma la loro continua enunciazione è, come ha spiegato il Procuratore Reggino “un errore gravissimo. Perché crea un circuito di disinformazione che non si recupera attraverso i provvedimenti giudiziari. Perché l’informazione non diffonde il contenuto del provvedimento giudiziario ma spesso e volentieri lo trasforma, anche stravolgendolo. Perché dico questo? Perché io sono assolutamente convinto che oggi parlare di ‘Ndrangheta, Cosa Nostra, Camorra, Sacra Corona Unità o altre sigle note e meno note è fuorviante” e ancora “oggi le grandi mafie con le grandi componenti mafiose vanno viste all’interno di un sistema unico integrato all’interno del quale c’è anche la componente professionale. Componente professionale, e lo hanno ribadito anche nel corso degli anni illustri studiosi, consente di avviare una sorta di circolarità operativa estremamente insidiosa e pericolosa. Perché la componente tipicamente mafiosa ha bisogno della componente professionale, la componente professionale ha bisogno della componente politica, quella politica ha bisogno della componente economica, quella economica torna alla componente mafiosa, questa è la circolarità criminale contro cui bisogna battersi”.
Quindi ecco che la coscienza civile si può far portatrice di un’informazione sana che corrisponda alla verità, spiegando soprattutto alle nuove generazioni che cosa sono realmente le mafie e che si dia da fare per, “creare degli argini invalicabili, che non consentano al circuito criminale di alimentarsi di componenti ulteriore che lo rendono sempre più forte e sempre più radicato”

I numeri dell’economia del crimine
L’aspetto che certamente colpisce più di tutti sono i numeri dell’economia del crimine. La loro caratteristica è di non essere mai bassi, sono sempre cifre estremamente alte e date le circostanze le mafie arriveranno a incrementare il loro fatturato. Il Procuratore Lombardo infatti, non ha usato mezzi termini nel descrivere la ricchezza proveniente dal mondo illegale, “i numeri, sono drammatici! Credetemi, sono drammatici! Quando si parla di centinaia di miliardi di euro, per cortesia che nessuno si stupisca di queste cifre, che sono numeri, credetemi, ufficiali. Ad esempio il circuito corruttivo legato alle mafie all’interno degli stati membri dell’Unione costa soltanto in relazione alle imprese legali circa 670 miliardi di euro”.
Secondo le stime ufficiali di fatto le mafie agiscono da deterrente per i capitali stranieri, impedendo l’accesso del nostro Paese ad un volume pari al 16% di investimenti esteri.
Ed è proprio a fronte di questi dati che matematicamente il concetto di mafia deve cambiare, passando da mero fenomeno criminale a fenomeno economico – finanziario. Infatti il dott. Lombardo ha voluto sottolineare con decisione che le organizzazioni criminali devono essere collegate ad un “circuito economico politico, amministrativo e professionale”.

La ‘Ndrangheta dopo le stragi
Da troppo tempo la ‘Ndrangheta è stata considerata la sorella ‘minore’, la mafia ‘degli straccioni’, fatta in sostanza di ‘pecorari’. Ed è grazie proprio a questa sottovalutazione che ha potuto crescere nel silenzio. Ma il momento della sua massima espansione la ‘Ndrangheta lo ha avuto nel momento in cui tutta l’attenzione dello Stato è stata concentrata su Cosa Nostra a seguito della stagione stragista, la mafia calabrese, come ha spiegato il procuratore Lombardo “diventò il soggetto egemone nel traffico internazionale di stupefacenti”.
I profitti ricavati dal narcotraffico hanno reso la ‘Ndrangheta la mafia più ricca e più potente al mondo e sempre secondo i rapporti ufficiali essa detiene il monopolio del traffico di cocaina in Europa. Questo fatto ha proiettato la mafia calabrese da un piano puramente criminale ad uno economico grazie appunto “alla enorme quantità di denaro che riesce a generare e mettere in circolo. Perché se andiamo a tradurre in termini concreti quello che è diciamo il complessivo volume di affari del narcotraffico internazionale siamo in grado di individuare valori che mettono in crisi o rischiano di mettere in crisi anche in parte il sistema economico globale” e ancora “non basta più solo l’accertamento della responsabilità penale tradizionalmente intesa se non facciamo seguire a quel tipo di approccio, anche un approccio particolarmente evoluto che ci consenta di fornire delle risposte che sono obbligate. E cioè quell’enorme massa di denaro, e parliamo di migliaia di miliardi nel corso degli anni ovviamente, perché non dobbiamo mai ragionare in maniera troppo settoriale neanche dal punto di vista temporale, dov’è finita?”.
A questa domanda lasciamo rispondere in futuro l’autorità giudiziaria. Ma è ormai accertato che viviamo in un sistema che non disdegna l’utilizzo del denaro sporco per tenere alti gli indici della borsa. In riferimento alla legge Europea che fa ammettere nei registri contabili dell’Unione il P.I.L.L (prodotto interno lordo lercio) il quale comprende il traffico di droga e la prostituzione.
Tonando alla questione del riciclaggio di denaro il P.M Lombardo ha fatto presente che “sinceramente ancora penso che non sia matura quella sensibilità che invece è indispensabile, che ci consenta di andare oltre. Certo che sono operazioni di riciclaggio, ma nessuno mai individuerà più quando parliamo di questo tipo di evoluzione. Lo spallone con la borsa piena di banconote provenienti dalle attività criminali che devono essere poi ripulite attraverso circuiti bancari o finanziari tradizionali, proprio perché le componenti criminali di tipo mafioso che diventano molto altro a contatto con le professioni, con le attività economiche evolute, con i circuiti istituzionali, con quelli amministrativi e ovviamente che passano anche da scelte politiche sono già molto più avanti rispetto a questo tipo di approccio ormai antistorico e ampiamente superato”.

L’importanza dell’azione civile
Alla fine del suo intervento il procuratore Lombardo ha dato un’indicazione precisa su quello che è necessario fare anche all’infuori delle aule di giustizia “noi dobbiamo individuare, perimetrare quello che è il senso evoluto del contrasto antimafia che deve essere praticato da ognuno di noi. Non solo dagli operatori professionali” – inoltre ha sottolineato che – “i primi a dover dire no sono quegli avamposti che spesso e volentieri percepiscono nel contatto diretto con fenomeni criminali piccoli e grandi che le distorsioni di un determinato sistema vanno arginate con forza e sin dalle loro prime manifestazioni. Proprio perché nel momento in cui quelle manifestazioni si strutturano tendono a lasciare poche tracce e vengono totalmente rese invisibili agli occhi di un investigatore non particolarmente attento proprio per quelle caratteristiche che sono riuscite a conquistare negli anni che le hanno rese particolarmente evolute e insidiose”.
Un altro punto che il dott. Lombardo ha voluto ribadire è la necessità di non “lasciare domande senza una risposta, non ci possiamo permettere più di non rispondere anche a domande banali”.
Certamente il contrasto alle organizzazioni criminali ha sempre funzionato nel momento in cui si applicava il metodo del pool antimafia di Palermo, basato sull’unione, la condivisione delle informazioni e la coordinazione tra gli uffici giudiziari. Infatti, come ha spiegato il P.M Lombardo “dobbiamo essere in grado di fare squadra davvero. Bisogna avere un coraggio, una costanza che vanno oltre l’ordinario? Si ma un sistema c’è, ed è un sistema che si ricava da una nota frase di Franz Kafka ‘da un certo punto in avanti non c’è più modo di tornare indietro, è quello il punto al quale si deve arrivare’ e questo vale soprattutto nel contrasto ai sistemi criminali di tipo mafioso. Grazie”.

Foto © Emanuele Di Stefano

fonte: antimafiaduemila.com

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