In Italia povertà assoluta mai così elevata dal 2005: 2 milioni di famiglie e 5,6 milioni di persone

Nel 2020 un milione di italiani in povertà assoluta in più che nel 2019

L’Istat ha pubblicato oggi le stime preliminari della povertà assoluta per il 2020, insieme alle stime preliminari delle spese per consumi delle famiglie che costituiscono la base informativa per gli indicatori di povertà assoluta. Le stime definitive saranno rese disponibili il 16 e il 9 giugno 2021. L’Istat avverte che «I dati sono quindi suscettibili di revisioni, ma offrono un quadro chiaro delle conseguenze che la grave crisi economica prodotta dalla pandemia e dall’emergenza sanitaria ha determinato sulle condizioni di vita delle famiglie nell’anno appena passato».

Secondo l’Istat «La soglia di povertà assoluta rappresenta il valore monetario, a prezzi correnti, del paniere di beni e servizi considerati essenziali per ciascuna famiglia, definita in base all’età dei componenti, alla ripartizione geografica e alla tipologia del comune di residenza. Una famiglia è assolutamente povera se sostiene una spesa mensile per consumi pari o inferiore a tale valore monetario».

L’Istat fa però notare che «Il valore dell’intensità della povertà assoluta, cioè la distanza media dei consumi delle famiglie dalla soglia di povertà, ha subìto invece una riduzione (dal 20,3% al 18,7%). Tale dinamica segnala come molte famiglie, che nel 2020 sono scivolate sotto la soglia di povertà, hanno comunque mantenuto una spesa per consumi prossima ad essa, grazie anche alle misure messe in campo dal Governo a sostegno dei cittadini (reddito di cittadinanza, reddito di emergenza, ecc.)». Insomma, i tanti bistrattati “incentivi personali”, contro i quali tuonano destra e Confindustria, sono seviti a salvare molte persone dal baratro.

Secondo le stime preliminari, «Nel 2020 le famiglie in povertà assoluta sono oltre 2 milioni (il 7,7% del totale, da 6,4% del 2019, +335mila) per un numero complessivo di individui pari a circa 5,6 milioni (9,4% da 7,7%, ossia oltre 1milione in più rispetto all’anno precedente)». Si tratta del  valore più elevato dal 2005 – da quando è disponibile la serie storica per questo indicatore  – e che azzera i miglioramenti registrati nel 2019. L’Istat spiega che «Dopo quattro anni consecutivi di aumento, si erano infatti ridotti in misura significativa il numero e la quota di famiglie (e di individui) in povertà assoluta, pur rimanendo su valori molto superiori a quelli precedenti la crisi avviatasi nel 2008, quando l’incidenza della povertà assoluta familiare era inferiore al 4% e quella individuale era intorno al 3%».

Nel 2020, l’incidenza della povertà assoluta è cresciuta soprattutto tra le famiglie con la persona di riferimento occupata (7,3% dal 5,5% del 2019). «Si tratta di oltre 955mila famiglie in totale – spiega l’Istat – 227mila famiglie in più rispetto al 2019. Tra queste ultime, oltre la metà ha come persona di riferimento un operaio o assimilato (l’incidenza passa dal 10,2 al 13,3%), oltre un quinto un lavoratore in proprio (dal 5,2% al 7,6%)».

Si conferma quindi che il lavoro dipendente spesso non basta più a soddisfare i bisogni familiari e che il gap tra salari dei lavoratori poveri e le entrate dei ricchi si sta ampliando ancora di più con la pandemia.

E’ anche la conferma dell’allarme lanciato a fine dicembre 2020 dall’indagine Istat sulle condizioni di vita degli italiani, dalla quale veniva fuori che i ricchi in Italia guadagnano 6 volte di più dei poveri.

E non è più il sud del Paese ad essere impoverito: l’incremento della povertà assoluta è maggiore nel Nord e riguarda 218mila famiglie (7,6% da 5,8% del 2019), cioè 720mila individui. Peggiorano anche, ma in misura meno consistente centro e sud e «Il Mezzogiorno resta l’area dove la povertà assoluta è più elevata: coinvolge il 9,3% delle famiglie contro il 5,5% del Centro».

L’Istat avverte che « L’aumento della povertà assoluta si inquadra nel contesto di un calo record della spesa per consumi delle famiglie». Infatti, secondo le stime preliminari, «Nel 2020 la spesa media mensile torna ai livelli del 2000 (2.328 euro; -9,1% rispetto al 2019). Rimangono stabili solo le spese alimentari e quelle per l’abitazione mentre diminuiscono drasticamente quelle per tutti gli altri beni e servizi (-19,2%)».

E la povertà assoluta non è una cosa solo da immigrati: «Nel 2020, l’incidenza di povertà assoluta passa dal 4,9% al 6,0% tra le famiglie composte solamente da italiani, dal 22,0% al 25,7% tra quelle con stranieri, che conoscono una diffusione del fenomeno molto più rilevante e tornano ai livelli del 2018. Tuttavia, tra il 2019 e il 2020 si riduce la quota di famiglie con stranieri sul totale delle famiglie povere, passando da oltre il 30% al 28,7% (più del 31% nel 2018). Questo seppur limitato cambiamento strutturale si può imputare al considerevole incremento di famiglie povere composte solamente da italiani che rappresentano circa l’80% delle 335mila famiglie in più che si contano nel nostro Paese nel 2020». Un fenomeno che dovrebbe portare a una solidarietà tra poveri e che invece rischia di far aumentare – appena passata la crisi del Covid-19 – in una nuova guerra tra poveri attizzata dai politici xenofobi che così non affronteranno il vero problema: quello dell’ingiustizia sociale.

fonte: greenreport.it

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