Lotta al cambiamento climatico, Italia e Germania dietro la lavagna

Il nostro Paese è quello che al 2025 sta pianificando la più grande espansione al livello europeo dell’uso del gas fossile nel settore dell’energia elettrica

Sette “sorellastre” si stanno mettendo di traverso e il percorso per la decarbonizzazione europea dei sistemi elettrici – propedeutico  alla riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2030 del 55%, come da obiettivi Ue in fase di definizione – rischia di diventare una chimera. Visione, dunque, o divisione? Cosa ci dicono i piani nazionali per l’energia e il clima in merito al settore energetico dell’Ue nel 2030? Sono le domande alle quali ha cercato di rispondere Ember (un think-tank climatico indipendente che punta a una rapida transizione globale dal carbone alle energie pulite) e che, analizzando il Pniec italiano, mostrano che il nostro Paese è in grave ritardo. Peraltro in sorprendente compagnia della Germania. Peggio solo altri 5 Paesi: Polonia, Belgio, Ungheria, Romania, Repubblica Ceca. Ecco loro ci sono dentro fino al collo. Mentre i leader “positivi” sono Olanda, Spagna e Danimarca.

La Germania, va detto subito, paga la denuclearizzazione: ha infatti stabilito di chiudere tutte le centrali entro il 2022, e considerando che sul piano delle emissioni climalteranti il nucleare non ne ha occorre trovare la quadra. Ma perché l’Italia è in ritardo? Nonostante i “progressi” che dovranno essere traguardati al 2030 secondo il nostro Piano nazionale integrato per l’energia e clima (Pniec), anche tra dieci anni “l’Italia – spiega il rapporto – sarà uno dei paesi dell’Ue più dipendenti dai combustibili fossili per la produzione di elettricità”.

Questo perché “tra il 2018 e il 2025, l’Italia sta pianificando la più grande espansione dell’impiego di gas fossile nel settore elettrico all’interno dell’Ue, principalmente guidata dal passaggio dal carbone all’elettricità alimentata a gas fossile, con la chiusura delle centrali a carbone”. Inoltre, “la diffusione dell’elettricità da fonti rinnovabili in Italia tra il 2018 e il 2030 è inferiore alla media dell’Ue-27 e non è sufficiente per compiere progressi significativi in relazione alla sua attuale elevata quota di combustibili fossili nella combinazione elettrica”. Per finire, “entro il 2030 l’Italia sarà responsabile di circa il 10% delle emissioni del settore energetico dell’Ue-27 e sarà il terzo più grande emettitore di tale settore”.

Il responsabile del programma europeo Ember, Charles Moore, spiega che “l’Italia sta bloccando la transizione elettrica dell’Ue. I piani del governo mostrano il maggiore aumento del gas fossile di tutta l’Ue nei prossimi cinque anni, insieme a livelli di diffusione delle energie da fonti rinnovabili inferiori alla media. Entro il 2030 l’Italia sarà il terzo emettitore del settore energetico dell’Ue. Poiché l’Ue porta al 55% il proprio obiettivo di riduzione delle emissioni per il 2030, l’Italia deve urgentemente cambiare rotta, sbloccando la conduzione dello sviluppo delle energie da fonti rinnovabili, per evitare di essere vincolata a nuove infrastrutture di gas fossile nei prossimi cinque anni”.

In generale, la diffusione prevista dell’elettricità rinnovabile negli anni 2020 – spiega lo studio – è notevolmente inferiore nell’Europa orientale rispetto al resto dell’Ue. Inoltre, nonostante le massicce riduzioni del costo dell’eolico e del solare nell’ultimo decennio, i Pniec identificano una serie di paesi dell’Europa orientale (Bulgaria, e le due “sorellastre” Repubblica Ceca e Romania) in cui lo sviluppo di elettricità rinnovabile sta rallentando nel prossimo decennio rispetto all’ultimo.

Entro il 2030, quindi, Ember prevede che “molti paesi dell’Europa orientale avranno quote inferiori di energie rinnovabili nel loro mix di elettricità rispetto a quelle ottenute oggi dai paesi leader”.

Solare ed eolico, o meglio, il loro ridotto sviluppo in Ue previsto per il prossimo decennio, farà sì che non si ridurrà “del 55% le emissioni di gas serra dell’Ue (rispetto al 1990), per non parlare di obiettivi più ambiziosi”.

La Commissione Ue ha identificato la necessità di circa 1500 TWh di produzione di elettricità da energia eolica e solare entro il 2030 per garantire la riduzione delle emissioni raccomandata del 55% rispetto al 1990, e per ottenere questo aumento la distribuzione annuale di energia eolica e solare deve essere aumentata di un terzo (~25 TWh/a) rispetto agli attuali piani stabiliti nei Pniec.

Anche la Polonia e il Belgio – secondo sempre lo studio – hanno enormi valori anomali con i combustibili fossili, che saranno ancora “responsabili di oltre la metà della produzione di elettricità nel 2030”. E la responsabilità è dell’uso del carbone: la generazione di elettricità dal carbone dovrebbe fornire ~ 282 TWh nel 2030, un calo di appena il 53% rispetto al 2018.

Si prevede che circa il 90% della restante di produzione di elettricità dal carbone provenga da tre paesi, Germania, Polonia e Repubblica Ceca. Ma per rispettare gli impegni dell’Ue ai sensi dell’accordo di Parigi e limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 ° C, tutti i paesi dell’Ue dovrebbero eliminare gradualmente il carbone entro il 2030. L’Italia l’ha pianificato, ma puntando troppo sul gas.

Riassumendo, le sette “sorellastre” saranno responsabili dell’80% delle emissioni del settore energetico dell’Ue entro il 2030 a causa della loro dipendenza dal carbone e del gas fossile e dall’insufficiente diffusione dell’elettricità a zero emissioni di carbonio.

Per Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Romania e Polonia non si prevedono progressi: i loro Pniec indicano progressi limitati o nulli nel settore energetico per l’intero decennio successivo. Insieme, i Paesi rappresentano il 40% delle emissioni del settore energetico nel 2030.

Per  Germania e Italia i progressi sono invece limitati, ovvero troppo “lenti nel prossimo decennio e questa è una preoccupazione date le dimensioni delle loro economie e la domanda di elettricità. Insieme, i due paesi rappresentano il 40% delle emissioni del settore energetico nel 2030”.

Che fare? Con l’Ue che dovrebbe rafforzare gli obiettivi climatici per il 2030, i governi nazionali dovranno rivedere i loro piani per il sistema elettrico e identificare dove è possibile ottenere ulteriori risparmi sulle emissioni. L’Italia a parole sembra più che disponibile, ma i fatti al momento sembrano dimostrare l’esatto opposto. La sfida è ora, non al 2030, quando sarà decisamente troppo tardi.

fonte: greenreport.it

(Visited 1 times, 1 visits today)