Decreto Rilancio e Obiettivi di sviluppo sostenibile: bene sui Goal 3, 8 e 9, ma debole su Green new deal

L’ASviS presenta un piano d’investimenti per lo sviluppo sostenibile delle città da 200 miliardi

L’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS) ha analizzato il Decreto Rilancio del Governo Conte alla luce dell’Agenda 2030 e dei 5 parametri della resilienza trasformativa  – prevenzione, protezione, preparazione, promozione e trasformazione.

ASviS  ha valutato la portata dei singoli articoli del Decreto in base alla loro capacità di reazione allo shock imposto dal Coronavirus e dall’analisi emerge che «l’azione politica del governo è maggiormente focalizzata sul Goal 3 (Salute) sul Goal 8 (Condizione economica e occupazionale) e sul Goal 9 (Innovazione), con numerose misure che vanno nell’ottica di offrire un sostegno da un punto di vista sanitario/assistenziale alla popolazione per cercare di sostenere l’occupazione, anche con concorsi pubblici, e l’economia italiana. Si nota anche una marcata attenzione relativamente al Goal 11 (Città e comunità sostenibili), con l’obiettivo di potenziare il ruolo delle comunità locali in quanto “istituzioni” maggiormente vicine ai bisogni della popolazione, e al Goal 16 (Pace, giustizia e istituzioni solide) in quanto sono presenti alcuni articoli che presentano delle caratteristiche di semplificazione amministrativa».

Per quanto riguarda i parametri della resilienza, ASviS fa notare che «come anche per i precedenti decreti, il governo è maggiormente attento a misure di protezione, legate quindi principalmente alla fase emergenziale, anche se si intuisce in alcuni casi la presa di coscienza della necessità di adottare azioni volte alla trasformazione, con un impianto di più lungo respiro. Nello specifico, si nota che oltre 210 azioni sono focalizzate su attività di protezione, mentre 81 vanno nella direzione delle politiche della promozione, 49 fanno riferimento alla preparazione, 21 alla prevenzione e 20 alla trasformazione. Queste ultime riguardano la sanità (Fascicolo sanitario elettronico, accelerazione delle informazioni relative a nascite e decessi), la cooperazione (International finance facilty for immunisation), l’energia (incentivi per efficienza energetica) e il fisco (trasformazione delle detrazioni fiscali in sconto sul corrispettivo dovuto e in credito d’imposta cedibile)».

Secondo il portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini, «Il Decreto Rilancio è un provvedimento di grande rilievo, in termini sia di contenuti sia di risorse impegnate”, sottolinea. Anche sul fronte della cultura si registrano importanti misure, con l’obiettivo di stimolare la domanda interna, per il sostegno del settore e del turismo. Tuttavia, nel provvedimento mancano riferimenti alla strada intrapresa dalla Commissione europea sul cambio di paradigma legato al Green new deal, che dovrebbe rappresentare il percorso per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Infine, si segnala una mancata occasione sul fronte della finanza sostenibile, si pensi ad esempio all’art. 26 che fa un uso indistinto dei fondi rinunciando a un’appropriata selezione dei comparti economici».

L’Alleanza propone al governo qualcosa di diverso: «Un nuovo contributo per uscire dalla crisi rimbalzando in avanti. Un piano ambizioso, con un costo stimato di 201,7 miliardi di euro in dieci anni, articolato in quattro macro aree: transizione verde, trasformazione digitale, sanità e lotta alla povertà».

Si tratta del nuovo “Pacchetto di investimenti a favore dello sviluppo sostenibile delle città e dei territori”, presentato dall’ASviS come parte della sua analisi della ripresa dopo l’emergenza sanitaria che approfondisce e dettaglia i contenuti del Rapporto ASviS “Politiche per fronteggiare la crisi da Covid-19 e realizzare l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”, pubblicato il 5 maggio. Al nuovo studio ha lavorato un gruppo di esperti guidato da Walter Vitali, direttore esecutivo di Urban@it e coordinatore del gruppo di lavoro dell’Alleanza sul Goal 11 “Città e comunità sostenibili”.

All’ASviS  evidenziano che «Premesso che lo shock pandemico impatta su tutte le dimensioni del capitale (economico, umano e sociale), l’assunzione è che si debba ripartire seguendo gli obiettivi indicati nel documento approvato dal Consiglio europeo del 23 aprile scorso, cioè costruendo un’Europa più resiliente, sostenibile ed equa. Analogamente, anche l’Italia, fra i Paesi più colpiti dalla crisi, può superare gli impatti negativi della Pandemia soltanto con un robusto piano di investimenti a favore delle città e dei territori, da sostenere con risorse comunitarie e nazionali, che sia di dimensioni e qualità adeguate a produrre un “rimbalzo in avanti”, stimolando la “resilienza trasformativa” del sistema socio-economico».

Secondo l’analisi, per raggiungere la transizione verde sarà necessario agire su 4 leve:

La riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, oltre 12 milioni di edifici per 32 milioni di abitazioni, costituisce un fattore decisivo per il rilancio dell’economia e la creazione di nuova occupazione, e ha anche forti ragioni sociali, con circa tre milioni di famiglie in condizioni di povertà energetica. Con un investimento di 30 miliardi di euro spalmati in 10 anni, lo Stato potrebbe attivare una serie di misure, tra cui: prolungare fino alla fine del 2025 gli incentivi Ecobonus per i condomini e gli alloggi e il Sismabonus per i condomini; istituire un fondo per l’accesso al credito per imprese e condomini che realizzano gli interventi di riqualificazione energetica e antisismica; introdurre misure di semplificazione e agevolazione fiscale. Il Piano, secondo Fillea e Legambiente, potrebbe consentire la riconversione energetica di 30mila condomini all’anno fino al 2025 con 430mila nuovi posti di lavoro diretti, 9 miliardi di investimenti diretti e indiretti in più nel primo anno, 900 milioni di entrate per le casse previdenziali, un risparmio per le famiglie in bollette di circa 620 euro l’anno ad alloggio, un aumento dei valori immobiliari tra il 5 e il 15%. E per l’ambiente, comporterebbe una riduzione delle emissioni di CO2 di 840mila tonnellate annue e un taglio dei consumi di gas di 418,5 milioni di metri cubi l’anno.

La messa in sicurezza del patrimonio abitativo dal rischio sismico rappresenta uno strumento di tutela dei cittadini, oltre che una straordinaria occasione di rigenerazione urbana verso un sistema sostenibile. Può essere incentivata attraverso mutui a tasso agevolato per gli interventi di miglioramento della vulnerabilità sismica e, nelle aree più povere, con un intervento diretto dello Stato. Per la sicurezza idrogeologica, si propone di predisporre una Mappa nazionale dei rischi per alluvioni, frane, valanghe ed erosione costiera elaborata con criteri omogenei in base ai fattori di rischio; definire e aggiornare il fabbisogno per la messa a punto dei sistemi di prevenzione; individuare un quadro certo e duraturo delle risorse di investimento disponibili su scala poliennale. Rispetto all’ultimo punto, si stima in circa 1miliardi di euro l’ammontare di risorse aggiuntive necessarie a soddisfare il fabbisogno di investimenti del Piano Italia Sicura del 2017. Per incentivare la mobilità sostenibile, si propone una serie di misure, tra cui: investimenti per il trasporto rapido di massa, cioè metropolitane, tramvie e servizi ferroviari (33 miliardi), il rinnovo del parco veicolare dei servizi pubblici (10,3), lo sviluppo della mobilità elettrica (9,2), di reti ciclabili, pedonali, di sicurezza e intermodalità (7,6) e incentivi per l’acquisto di biciclette e mezzi di micromobilità (1,6).

Trasformazione digitale. L’emergenza causata dal virus Covid-19 ha reso evidente l’importanza della transizione digitale in ogni campo, ma ha anche fatto emergere le carenze a partire dalle infrastrutture. Infatti, l’Italia era al 24esimo posto su 28 Paesi Ue nel Digital economy and society index (Desi) del 2019. Con riferimento alla Pubblica amministrazione, il documento ritiene prioritario completare nel più breve tempo possibile tutte le piattaforme centrali e locali previste dal Piano triennale per l’informatica della pubblica amministrazione 2019-2021 (Anpr, Anncsu, Spid, Cie). Per scuole e università, si propone un piano da 2 miliardi di euro in tre anni, per potenziare la banda larga, implementare la didattica a distanza e sostenere l’acquisto di dotazioni hardware e software. Infine, per le imprese saranno necessarie risorse stimate in 18,6 miliardi di euro in un periodo compreso tra uno e sei anni, per completare la trasformazione digitale.

Sanità. Ponendo l’accento sull’edilizia sanitaria, l’analisi evidenzia la necessità di forti investimenti al “completamento e potenziamento della rete delle strutture territoriali”, oltre che al “riequilibrio territoriale delle strutture ospedaliere” in particolare tra Nord e Sud. La stima degli investimenti necessari per le Case della salute a diversi gradi di complessità, per gli ospedali di comunità e per gli hospice è di circa 17 miliardi di euro. È basata sui costi di riferimento per l’edilizia della Direzione generale per la programmazione sanitaria del ministero della Salute, calcolando il fabbisogno territoriale senza tenere conto delle strutture esistenti e dei costi per le attrezzature sanitarie.

Lotta alla povertà. Il documento riconosce che la crisi innescata dalla Pandemia ha prodotto una drammatica caduta di reddito delle famiglie, che colpisce maggiormente le fasce sociali più deboli. Osserva che è in corso di attuazione il Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle Città metropolitane e dei comuni capoluogo (legge 208 del 2015 e Dpcm 25 maggio 2016) per 2,1 miliardi di euro. Tuttavia, il documento avanza ulteriori proposte: si ritiene necessario superare la “logica dei bandi”, individuando 150-200 aree di maggior fragilità sociale del Paese, sia interne che esterne ai centri urbani, su cui concentrare gli interventi. Gli interventi sulla città fisica, vanno integrati con approcci più avanzati quali gli eco-quartieri, la città resiliente e la forestazione urbana. Tutti i finanziamenti devono essere convogliati in un Fondo unico e la loro gestione deve essere unitaria, con una Cabina di regia con tutti i soggetti interessati presso la presidenza del Consiglio dei ministri.

Il presidente dell’ASviS, Pierluigi Stefanini, conclude: «La crisi in corso impatta non solo sul capitale economico”, “ma anche sul capitale umano e sul capitale sociale, e la gravità dei suoi effetti dipende anche dal tipo di risposta delle imprese, delle istituzioni e della politica. Per questo la nostra proposta punta a stimolare una resilienza trasformativa del sistema socioeconomico, aiutandolo a trasformarsi e non a tornare indietro, visto che la situazione precedente la Pandemia era considerata insoddisfacente e insostenibile. Il rischio è che senza una visione sistemica e di lungo periodo si possano disperdere risorse finanziarie importanti senza produrre il cambiamento auspicato».

fonte: greenreport.it

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