Clima, entro 50 anni il 30% dell’umanità potrebbe vivere in condizioni simili al Sahara

Uno studio internazionale mette in guardia contro uno scenario “business as usual”: «Ogni grado al di sopra dei livelli attuali corrisponde all’incirca a un miliardo di persone che finiranno fuori dalla nicchia climatica» favorevole

Diecimila anni fa il Sahara non era ancora il più vasto deserto caldo al mondo che conosciamo oggi, ma anzi gli esseri umani che l’abitavano si nutrivano soprattutto di pesce, grazie a un reticolo idrografico molto ricco. Sono trascorsi millenni per trasformare una savana in sabbia, ma a causa della crisi climatica in corso entro 50 anni le zone del pianeta abitate da un terzo degli esseri umani potrebbero riscaldarsi tanto quanto il deserto del Sahara.

È questo il rischio verso il quale mette in guardia uno studio internazionale appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Pnas, frutto di un team di ricercatori europei, cinesi ed americani. «Siamo rimasti sinceramente colpiti dai nostri primi risultati – spiega il coautore Xu Chi – Siccome le nostre scoperte erano così rilevanti, abbiamo utilizzato un anno in più per verificare attentamente tutte le supposizioni e i calcoli. Inoltre abbiamo deciso di pubblicare tutti i dati e i codici informatici per la trasparenza e per agevolare qualunque attività di follow-up da parte di altri studiosi».

Da migliaia di anni le popolazioni umane sono in gran parte concentrate in fasce climatiche ristrette, e in particolare nei luoghi in cui la temperatura media annuale è di circa 11-15°C, mentre un numero ridotto di persone vive in luoghi in cui la temperatura media è di circa 20-25°C: «Questa nicchia climatica, notevolmente costante, rappresenta probabilmente i limiti fondamentali riguardo a ciò che è necessario alla specie umana per  sopravvivere e prosperare», spiega il co-autore Marten Scheffer.

Il problema è che la crisi climatica minaccia di frantumare questa realtà. Lo scenario Ipcc dove le emissioni di gas a effetto serra aumentano in un’ottica dove non viene preso alcun provvedimento in favore della protezione del clima (RCP8.5), unito ai cambiamenti della popolazione mondiale (scenario

SSP3), condurrebbe a conseguenze devastanti: circa il 30% della popolazione mondiale abiterà nei posti con una temperatura media superiore ai 29°C entro 50 anni. Se al momento queste condizioni climatiche si sperimentano solo sullo 0,8% della superficie delle terre emerse, principalmente nelle parti più calde del Sahara (le aree più scure nella mappa in alto), purtroppo entro il 2070 tali conseguenze potrebbero coinvolgere il 19% della superficie delle terre emerse (le aree ombreggiate): «Questo metterebbe tre miliardi e mezzo di persone in condizioni quasi invivibili», sottolinea il ricercatore Jens-Christian Svenning.

Gli autori notano che una parte dei tre miliardi e mezzo di persone esposte al caldo estremo – ovvero nel caso in cui i cambiamenti climatici continuino senza sosta – potrebbe cercare di migrare, e naturalmente l’Europa sarebbe tra le aree geografiche più esposte al fenomeno.

Ma le persone preferiscono non migrare. La buona notizia è che rapide riduzioni delle emissioni di gas serra potrebbero dimezzare il numero delle persone esposte a condizioni estremamente calde: «Questi effetti si possono ridurre enormemente nel caso in cui la specie umana riesca a frenare il riscaldamento globale – evidenzia il climatologo Tim Lenton – I nostri calcoli dimostrano che ogni grado al di sopra dei livelli attuali corrisponde all’incirca a un miliardo di persone che finiranno fuori dalla nicchia climatica. È importante dimostrare i benefici ottenuti dalla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra in termini di migliori condizioni di vita per gli esseri umani prima ancora che in termini monetari».

fonte: greenreport.it

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