Ue, per uscire dalla crisi coronavirus «dovremo raddoppiare gli sforzi nel Green deal»

Von der Leyen: «Il riscaldamento globale non rallenterà la sua corsa. Muoversi rapidamente sarà ancora più importante e trovare i progetti giusti in cui investire sarà fondamentale»

di
Luca Aterini

Il discorso che Ursula von der Leyen ha tenuto ieri all’Europarlamento riunito in plenaria è stato accolto con grande soddisfazione nel nostro Paese: la presidente della Commissione Ue ha riconosciuto apertamente che «troppi non si sono resi disponibili per tempo quando l’Italia aveva bisogno di un aiuto nelle primissime fasi» della pandemia da coronavirus ancora in corso, e che per questo è giusto che l’Europa nel suo insieme porga le sue scuse più sincere».

«Ma scusarsi ha un valore solo se ci porta a modificare il nostro comportamento», ha prontamente aggiunto la presidente: per affrontare la pandemia l’Ue ha finora predisposto un complesso di iniziative per circa 2mila miliardi di euro, ma la sfida che abbiamo di fronte richiede uno sforzo collettivo ben più ampio che dovrà finanziarsi attraverso risorse raccolte altrettanto collettivamente (come nel caso degli Eurobond, qualsiasi sia il nome in cui si voglia declinarli). Su questo fronte rimane ancora molto da lavorare per superare le contraddizioni che ancora dividono gli Stati membri, ma è chiaro che un nuovo modello di sviluppo non possa ricalcare quello che in poco più di un decennio ci ha fatto precipitare per due volte nel baratro del collasso economico.

Su questo punto l’Ue sembra avere le idee piuttosto chiare. «Abbiamo bisogno di soluzioni innovative e di maggiore spazio di manovra nel quadro di finanziamento pluriennale per sbloccare enormi investimenti pubblici e privati – ha dichiarato la von der Leyen – Questo metterà in moto le nostre economie e spingerà la ripresa verso un’Europa più resiliente, verde e digitale […] significherà anche raddoppiare gli sforzi per la nostra strategia di crescita, investendo nel Green deal europeo. Infatti, se la ripresa globale acquista slancio, il riscaldamento globale non rallenterà la sua corsa. Muoversi rapidamente sarà ancora più importante e trovare i progetti giusti in cui investire sarà fondamentale.

Un’economia più moderna e circolare ci renderà meno dipendenti e aumenterà la nostra capacità di ripresa. Questa è la lezione che dobbiamo apprendere dalla crisi. Gli investimenti in ristrutturazioni su larga scala, energie rinnovabili, sistemi di trasporto puliti, cibo sostenibile e ripristino della natura saranno più importanti che mai».

Se questa «lezione» sarà appresa davvero o meno rimane ancora tutto da stabilire, ma l’indirizzo espresso dall’Ue è apprezzabile e chiaro, e segna una strada diametralmente opposta rispetto a quella che vorrebbero percorrere i principali partiti sovranisti italiani (e non). Nelle settimane scorse il partito guidato da Giorgia Meloni ha infatti chiesto all’Ue di fermare il progetto del Green deal – ovvero un piano che attualmente prevede investimenti da 1000 miliardi di euro in 10 anni – mentre il leader della Lega Matteo Salvini continua a insistere sull’urgenza dell’ennesimo condono edilizio e fiscale.

«La miopia dei cosiddetti ‘sovranisti’ – commenta Roberto Morassut, sottosegretario al ministero dell’Ambiente – si è palesata, ma sarà proprio la nostra capacità di utilizzare il ‘nuovo inizio’ per veicolare un modello di sviluppo alternativo basato su una strategia di economia circolare, su produzioni sostenibili e sul riutilizzo dell’esistente la chiave di quel boom economico che tutti auspichiamo». Un impegno verso il quale non solo l’Ue ma anche il Governo italiano dovrà dimostrare di saper fare molto di più rispetto a quanto messo in campo nei mesi precedenti alla pandemia.

fonte: greenreport.it

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