In difesa di Papa Francesco

Gli attacchi deliranti del ricco clero contro il Papa
di Giorgio Bongiovanni



E’ composta da un’accozzaglia di personaggi importanti vicini al Vaticano e di figure altisonanti degli ambienti conservatori della Chiesa (storici, sacerdoti, nobili, studiosi, teologi nostalgici dell’anziano papa emerito Benedetto XVI), la lista dei cento firmatari di una lettera, tradotta in sette lingue e rilanciata da siti e blog critici nei confronti del pontificato, in cui si accusa Papa Francesco (ovvero Jorge Mario Bergoglio) di “idolatria“, così come in passato era stato accusato di “eresia“, addirittura mandandolo “all’inferno“. Utilizzando la dottrina e citando a loro volta le convinzioni di altri “contestatori” illustri come i cardinali Brandmüller, Urosa Savino, Müller e Burke; o i vescovi Viganò, Azcona Hermoso, Schneider, Voderholzer, Eleganti hanno criticato apertamente il Papa per aver fraternizzato con il Grande Imam della moschea di Al-Azhar. Quindi lo hanno giudicato colpevole di sacrilegio per l’adorazione della Pachamama, da loro considerata divinità pagana, durante una funzione al recente sinodo sull’Amazzonia.
Ma a ben vedere cosa ha fatto il Pontefice di così grave da subire così gravi rimproveri? Non ha fatto altro che adottare un’apertura ecumenica verso altre religioni, abbracciando cristianamente esseri che adorano una dea, la Pachamama, che rappresenta la madre Terra.
Il Papa, dimostrandosi colto rispetto ad una cultura propria di quelle terre da cui egli stesso proviene, conosce la storia degli indigeni, ingiustamente schiacciati dall’uomo bianco anche in nome della “Santa Romana Chiesa”. Per questo non diventa un’eresia rispettare le persone che amano lo spirito della Madre terra. In base alla teologia lo stesso Gesù Cristo, in uno dei Vangeli non canonici ma riconosciuti dalla Chiesa, disse a un vecchio cieco che stava accompagnando lungo il fiume “Io sono Gesù e mio padre è il Sole e mia madre la Terra“. Una frase simbolica ma che può essere anche una risposta agli ignoranti ed ipocriti accusatori del Papa che non fanno altro che cercare la “pagliuzza nell’occhio del fratello senza guardare la trave che è nel loro“.
E di che trave si parla?
Quella che da secoli e secoli pervade il Vaticano.
A Papa Francesco si rimprovera l’apertura progressista, anche politica, verso le persone più indifese, i deboli, gli ultimi, i migranti, gli emarginati, i peccatori pentiti che in qualche modo vogliono recuperare la retta via.
Un percorso che sicuramente attraversa strade travagliate. Perché è noto che la Chiesa conserva nel suo ventre scandali gravi come quello della pedofilia ma anche delle centinaia di miliardi di lire che, così come è emerso da numerose inchieste tra cui quelle condotte dall’oggi procuratore aggiunto di Firenze Luca Tescaroli, le casse dello Ior e del Banco Ambrosiano hanno conservato e riciclato per conto delle mafie.
Scandali legati a figure chiave come mons. Marcinkus, Michele Sindona e Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano, che verrà ritrovato morto impiccato a un traliccio a Londra, sotto il ponte dei Frati neri sul Tamigi. Una morte dietro cui, come è stato ricostruito dalle inchieste, si celano i segreti di una spietata politica finanziaria dettata dalla Massoneria, dal Vaticano e dalla mafia.
Proprio per il dissesto dell’Ambrosiano lo Ior dovette versare 406 milioni di dollari in risarcimento. Una cifra considerevole, ma nulla in confronto a quanto dovuto, stimato dall’allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta in 1.159milioni di dollari di allora.
A lungo il marcio si è respirato a San Pietro e dintorni.
E personalmente ho ancora nella mente la reazione del collaboratore di giustizia Totò Cancemi quando, in occasione di un’intervista, alla nostra domanda sui collegamenti tra Cosa Nostra e il Vaticano impallidì drammaticamente. “Se io parlo mi fanno a pezzettini – aveva esclamato alzando il tono della voce – e pure a lei!…”.
Papa Francesco in questi anni sta cercando di rinnovare la Chiesa dalle fondamenta ed invece i pensatori, vicini a ideologie appartenenti al fascismo ed alla destra più estrema, sono per il mantenimento dello status quo.
Che dietro a questo disegno di attacco contro il Pontefice vi siano alti personaggi della curia è certo. E non è un caso se anche Monsignor Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico negli Stati Uniti e personaggio ambiguo della Curia, ha condiviso la lettera.
Ciò che evidentemente non si sopporta di questo Papa, tanto che proprio i giornali delle destre hanno dato ampio risalto alle accuse, è che si sta dimostrando più vicino ai poveri e contrario alle guerre. E non indifferente può essere stato la scomunica rivolta verso la mafia e tutti i suoi alleati.
La “rivoluzione” di Francesco si è resa manifesta quando, preso per mano da don Luigi Ciotti, ha incontrato e consolato, benedicendoli, i familiari delle vittime delle mafie.
Tutto questo non viene sopportato dai loschi figuri, oppositori della teologia della liberazione di Leonardo Boff (al secolo Genésio Darci Boff, ex frate francescano ed ex presbitero, teologo e scrittore brasiliano) da sempre vicina ai poveri ed alla resistenza contro le dittature. Con il loro agire stanno di fatto spaccando la Chiesa Cattolica e il sospetto è ancora più forte nel momento in cui, nella loro “teologia”, si fanno riferimenti a Papa Benedetto XVI, il tedesco Joseph Aloisius Ratzinger, che ancora non ha preso pubblicamente le distanze da questo ennesimo attacco contro il massimo esponente del Vaticano.
Papa Francesco, dunque, diventa uno spartiacque che potrebbe salvare la Chiesa compiendo un ultimo salto, riportandola alle origini e dividendola totalmente da quel lato sudicio, corrotto, mafioso e criminale, che nel corso dei secoli è stato anche capace di mandar al rogo tanti innocenti in nome di Dio, rappresentato anche dai sostenitori di quest’ultima lettera. Sono loro ad aver tolto definitivamente la loro maschera di eresia.

fonte: antimafiaduemila.com

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