Lettera aperta di 12 esperti: in Brasile è in corso un genocidio dei popoli isolati e di recente contatto

Survival International: Bolsonaro ha scatenato un attacco aggressivo contro i popoli e le tribù incontattate

Mentre a Roma è in corso il Sinodo per l’Amazzonia, 12 tra i maggiori esperti di indios e ambiente amazzonico brasiliani – Ângela Kaxuyana, Antenor Vaz, Ariovaldo José dos Santos, Armando Soares Filho, Beto Marubo, Carlos Travassos Douglas Rodrigues, Elias dos Santos Bigio, Fabrício Amorim, José Carlos dos Reis Meirelles, Leonardo Lenin Covezzi Val dos Santos, Lucas Infantozzi Albertoni, Marcelo Santos, Odenir Pinto de Oliveira –  hanno denunciato in una dichiarazione congiunta che in Brasile è in corso un genocidio dei popoli incontattati e di recente contatto.

Nella lettera aperta alla società brasiliana e al governo Bolsonaro, intitolata “Não interferência ideológica na Política indigenista de Estado de proteção aos povos indígenas isolados no Brasil”, gli ex coordinatori della Coordenação-Geral de Índios Isolados e de Recente Contato (CGIIRC) e sertanistas sottolineano che «La politica indigenista ufficiale, per più di un secolo, è stata attuata nella difesa dei diritti dei popoli indigeni e nella salvaguardia dei gruppi indigeni isolati». Antropologi, esperti e ambientalisti temono – a ragione – che quanto fatto negli ultimi 30 anni a favore degli indios venga abbandonato e la svolta anti-indios, annunciata in campagna elettorale dal presidente neofascista del Brasile Jaiir Bolsonaro, sarebbe dietro il licenziamento di  Bruno Pereira da capo della CGIIRC della Fundação Nacional do Índio (Funai), il dipartimento governativo che si occupa di proteggere le terre delle tribù incontattate.

Gli ex coordinatori CGIIRC e sertanistas ricordano che «La difesa dei diritti e della vita dei popoli indigeni isolati e di recente contatto è qualcosa di abbastanza complesso, complicata da questioni amministrative, indigeniste e antropologiche delicate, dato che questi popoli sono inseriti in contesti abbastanza specifici, sensibili ed esposti a situazioni di estrema vulnerabilità. Il Brasile è uno dei due Paesi con la maggiore diversità etnica del mondo e con un maggior numero di popoli isolati registrati, che conferiscono, così, una grande ricchezza culturale al Paese. L’attività in queste aree esige conoscenze specialistiche», anche perché i popoli incottattati sono molto vulnerabili alle malattie e «Una semplice febbre può causare fulminei processi di sterminio, così come conferma la storia. Per questo è fondamentale l’attività di operatori (indigenisi e sertanistas) e di team tecnici specializzati, sia nella CGIIRC a Brasilia, che sul territorio (Frentes e Bases de Proteção). Questi popoli hanno una relazione e dipendenza fisica e socio-cultural con i loro territori ancestrali. Per questo, qualunque pratica di distruzione o degradazione ambientale di questi territori deve essere trattata come un tentativo di genocidio, dato che, come detto, questi popoli dipendono esclusivamente dalle risorse naturali lì esistenti. Per questi ed altri motivi, la gestione della politica pubblica di protezione dei diritti dei popoli isolati e di recente contatto deve essere realizzata attraverso un quadro specialistico, in grado di gestire politiche specifiche di prevenzione e protezione contro azioni che darebbero come risultato una maggiore vulnerabilità di questi popoli».

E’ per questo che i firmatari della lettera aperta condannano il licenziamento di Pereira «senza alcuna apparente ragione tecnica» e sono preoccupati che «rappresenti un ulteriore passo indietro storico nella politica pubblica per la protezione dei popoli indigeni isolati« e per questo denunciano di fronte alla società brasiliana «Il genocidio dei popoli indigeni isolati e di recente contatto che questa rottamazione provocherà».

La lettera aperta prosegue «Oltre che per il crimine di genocidio in corso, richiamiamo l’attenzione sui frequenti tagli e contingentamenti imposti alla Coordenação-Geral de Índios Isolados e de Recente Contato» e gli ex-Coordenadores Gerais, Sertanistas e Indigenistas che attuano le politiche di protezione dei popoli incontattati concludono chiedendo alla società brasiliana di «reagire e denunciar e ai tribunali internazionali questo nitido tentativo di distruzione della politica brasiliana di difesa e promozione e protezione dei diritti dei popoli indigeni isolati e di recente contatto».

Alla lettera aperta è arrivato l’immediato sostegno di Survival International che ricorda che «Il Presidente Bolsonaro e i suoi ministri hanno scatenato un attacco aggressivo contro i popoli indigeni del Brasile e le tribù incontattate sono prese di mira pesantemente. Le invasioni delle terre indigene, comprese le foreste degli Yanomami incontattati e degli Awá, sono aumentate drasticamente da quando Bolsonaro ha preso il potere, il primo gennaio scorso. Unitamente ai suoi piani di aprire la foresta pluviale amazzonica all’industria agro-alimentare e estrattiva su larga scala, il Presidente ha indicato che vuole “integrare” le tribù indigene incontattate nella società dominante. Forzarle al contatto e rubare le loro terre, le annienterà».

Fiona Watson, Direttrice del dipartimento Advocacy di Survival International, conclude. «Per decenni, il Brasile ha indicato la strada per la protezione delle terre delle tribù incontattate, riconoscendo che sono le persone più vulnerabili sul pianeta. Ma il Presidente Bolsonaro ha chiaramente l’intenzione di smantellare completamente questo lavoro e vuole aprire i territori indigeni del Brasile ai taglialegna, ai cercatori d’oro e agli allevatori. Non gli importa di quanti Indigeni periranno nel processo e in molte occasioni ha apertamente espresso il suo disprezzo razzista nei loro confronti. Questo è un momento centrale per il futuro delle tribù incontattate e, pertanto, per tutta l’umanità. O le persone in tutto il mondo staranno fianco a fianco con i popoli indigeni, lottando per la loro stessa sopravvivenza, o assisteremo al compimento di un genocidio sotto i nostri occhi».

fonte: greenreport.it

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