Greenpeace Japan: non scaricate nell’oceano l’acqua radioattiva di Fukushima Daiichi

Il governo vuole scaricare in mare un milione di tonnellate di acqua contaminata

Il ministro dell’ambiente giapponese, Yoshiaki Harada ha detto di  ritenere che «L’unico modo per fermare l’accumulo di acque reflue contaminate dal trizio radioattivo nella centrale nucleare danneggiata di Fukushima Daiichi sia di sversarle in mare».

Attualmente, nella centrale nucleare, la cui dismissione infinita è gestita dalla Tokyo Electric Power Company (Tepco), sono stoccate più di un milione di tonnellate di acqua contaminata radioattivamente e continuano ad aumentare e ogni giorno nella centrale si accumulano circa 170 tonnellate di acque reflue contenenti principalmente trizio. Dalle acque provenienti dagli edifici dei reattori danneggiati  vengono eliminate dalla maggior parte delle altre sostanze radioattive.

Harada ha detto ai giornalisti che «Non sembrano esserci molte opzioni oltre a rilasciare le acque reflue trattate in mare per diluirle». Quando un giornalista, pensando f di non aver capito bene, gli ha chiesto  di confermare la dichiarazione, , Harada ha ribadito: <Penso che sia l’unica strada da percorrere», ma non ha voluto parlare di come verrà compiuta questa operazione «A causa della gravità della questione. Il governo deve prima spiegare le misure di sicurezza e gli standard scientifici alle persone in patria e all’estero, con la massima sincerità per evitare danni causati da voci negative.

La Japan’s Nuclear Regulation Agency sostiene che «Diluire le acque reflue al di sotto degli standard ambientali e rilasciarle in mare è un metodo di smaltimento scientificamente accettabile».

Ma pescatori, abitanti delle città costiere e ambientalisti sono preoccupati e tra questi c’è Greenpeace Japan che «Si oppone fortemente alla scelta annunciata dal governo giapponese di scaricare quest’acqua contaminata radioattivamente: il mare non è una discarica. Il mare è la casa comune per tutte le persone e le creature e deve essere protetto».

Greenpeace Japan ricorda che «Il 70% della radioattività rilasciata nell’incidente nucleare della Tepco a Fukushima, avvenuto l’11 marzo 2011, è stata rilasciata nell’Oceano Pacifico. Inoltre, l’acqua di raffreddamento e le acque sotterranee che hanno toccato il combustibile nucleare fuso sono diventate acque altamente contaminate. L’acqua contaminata recuperata viene processata da un’apparecchiatura per la rimozione di diversi nuclidi ed è stata stoccata in circa 1.000 serbatoi. Tuttavia, a settembre 2018, è diventato chiaro che l’80% dello stronzio 90, dello iodio 129, ecc. erano rimasti nelle acque contaminate  radioattivamente trattate dall’impianto di rimozione, ad eccezione del trizio».

In un’audizione tenutasi nel dicembre 2018, in molti si sono opposti allo scarico di queste acque contaminate, anche per il fatto che l’acqua trattata presenta comunque più radioattività rispetto ai valori normali e perché Tepco non divulgava informazioni facilmente comprensibili da parte dell’opinione pubblica. Greenpeace Japan fa notare che «Il trizio ha un’emivita di 12,3 anni. Sono necessari oltre 120 anni per ridurre il rischio a un livello trascurabile. Se assorbito nel corpo umano, c’è il rischio di danneggiamento genetico. Impianti per la separazione del trizio ci sono in Canada, negli Stati Uniti e nel Regno Unito. In Giappone, la tecnologia di separazione dovrebbe essere sviluppata facendo riferimento a queste tecnologie già sperimentate».

Per questo Greenpeace Japan ha avviato una petizione online indirizzata al Presidente del comitato delle contromisure per l’acqua contaminata nella quale si chiede di «Non rilasciare intenzionalmente acqua contaminata radioattivamente. L’acqua radio-inquinata deve essere stoccata a lungo e in parallelo deve essere sviluppata e applicata la tecnologia di separazione del trizio».

fonte: greenreport.it

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