Clima, sta per iniziare la “settimana per il futuro” e anche i lavoratori scendono in piazza

L’Ispra stima che in Italia quest’anno le emissioni di gas serra aumenteranno quasi dell’1%, mentre il Pil dovrebbe scendere dello 0,1%: il contrario del disaccoppiamento di cui abbiamo bisogno

di
Simona Fabiani

Da mesi in tutto il pianeta, milioni di giovani, bambini e adulti si stanno mobilitando ogni venerdì per difendere il diritto al futuro: la Cgil ha aderito e sostiene questo movimento. Dal 20 al 27 settembre ci sarà il terzo appuntamento globale in quella che è stata definita la “settimana per il futuro”. Una settimana di mobilitazione per fare pressioni sul vertice delle Nazioni Unite del 23 settembre a New York. Le conseguenze del cambiamento climatico in atto hanno già effetti devastanti su milioni di persone del mondo, persone che hanno perso la vita, la casa, la salute, la terra dove sono nate e cresciute, persone costrette ad emigrare a causa di carestie, alluvioni, incendi.

I governi non stanno agendo. In questi giorni l’Ispra ha stimato che in Italia nel 2019 le emissioni di gas serra aumenteranno quasi dell’1%, mentre il Pil dovrebbe scendere dello 0,1% rispetto all’anno precedente. Sta avvenendo il contrario del tanto profetizzato disaccoppiamento crescita-Pil che ha finora giustificato un moderato rinverdimento delle vecchie politiche economiche, fiscali e imprenditoriali invece del radicale e urgente cambiamento di modello di sviluppo necessario.

Nelle ultime settimane la nuova presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha sostenuto di voler agire concretamente affinché l’Europa sia il primo continente a impatto climatico zero, proponendo, nei primi 100 giorni del suo mandato, un Green deal europeo che includerà l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050. Il presidente della Bei Werner Hoyer ha dichiarato che “raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e affrontare il cambiamento climatico richiedono una profonda trasformazione della nostra economia e della nostra società” e che “l’approvazione della futura politica di finanziamento nel settore energetico della Bei sarà una parte essenziale della risposta dell’Ue alla lotta ai cambiamenti climatici”. Anche il Governo italiano, nelle sue linee programmatiche, dichiara di voler fare dell’Agenda 2030 il suo punto di forza e di voler mettere al centro di tutti i piani di investimento pubblico, la protezione dell’ambiente e la lotta contro il cambiamento climatico, aderendo anche alla Coalizione dei ministri finanziari pro clima.

Sono dichiarazioni importanti ma da sole non sono sufficienti. Troppe volte abbiamo sentito dichiarazioni ambiziose, anche del nostro Paese, ma la realtà è che la politica non ha ancora fatto nulla e che, in oltre 20 anni di conferenze Onu sul clima, le emissioni sono cresciute invece di ridursi. Vedremo presto se alle parole seguiranno i fatti. Vedremo se la nuova politica finanziaria della Bei escluderà la possibilità di concedere nuovi finanziamenti alle fonti fossili, finanziamenti che negli ultimi 4 anni sono stati di 7,9 miliardi di euro. Vedremo se il nuovo Governo italiano, nella legge di bilancio da approvare nei prossimi mesi, riuscirà finalmente ad avviare la riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi che ammontano a oltre 19 miliardi nel 2017, di cui 16,8 miliardi alle fonti fossili, per eliminarli completamente entro il 2025.

Non c’è più tempo, restano meno di 11 anni per vincere la sfida e contenere l’aumento della temperatura entro +1,5°C. Dobbiamo ridurre l’uso delle risorse naturali e allo stesso tempo garantire diritti umani e adeguate condizioni di vita e di reddito ai popoli dei paesi poveri e in via di sviluppo, superando le disuguaglianze. La soluzione passa solo attraverso un radicale e rapido cambiamento del modello di produzione e di consumo, l’abbandono delle fonti fossili e dell’agricoltura intensiva, una ripartizione equa delle risorse limitate del pianeta, la riforestazione, la transizione ecologica, lo sviluppo sostenibile per tutti.

Il clima non è una priorità solo per ambientalisti, anzi. La lotta per la giustizia climatica è innanzitutto una battaglia politica perché il riscaldamento globale ha gravi contraccolpi  sui diritti umani, sulla giustizia sociale, sull’equità all’interno dei paesi, fra paesi e fra diverse generazioni. È una lotta per la partecipazione, la democrazia e la piena occupazione.

La Cgil è sempre stata impegnata nel movimento per la giustizia climatica e continua ad esserlo nell’azione sindacale, nella mobilitazione e nelle alleanze con tutte le realtà, associazioni e movimenti impegnati nella nostra stessa battaglia. Nella settimana dal 20 al 27 la Cgil ha programmato una serie di iniziative a livello nazionale e territoriale durante tutta la “settimana per il futuro” e il 27 settembre nei posti di lavoro sul tema emergenza climatica e contrattazione. Inoltre la Flc Cgil, la categoria dei lavoratori della conoscenza, ha proclamato sciopero per l’intera giornata del 27 settembre.

fonte: greenreport.it

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