Usa fall out

di Giorgio Bongiovanni


Da giorni i media italiani si stanno occupando della morte del vicebrigadiere c, ucciso con undici coltellate lo scorso 26 luglio, mentre svolgeva il proprio servizio. Una vicenda che, come ha dichiarato il Procuratore facente funzioni di Roma, Michele Prestipino, vede una narrazione ufficiale che non ha chiarito ancora tutti i dubbi e non sono poche le incongruenze che emergono sia prima che dopo la morte del militare.
Al centro del dibattito, però, non vi sono solo le modalità con cui Cerciello Rega ed il suo collega Andrea Varriale sono intervenuti presumibilmente per il semplice recupero di un borsello, ma a rendere ancor più tenebrosa e drammatica l’intera vicenda è la pubblicazione della foto choc dell’americano bendato e ammanettato, diffusa dapprima nelle chat interne all’Arma e poi giunte sui giornali di mezzo Pianeta.
Fonti investigative hanno spiegato che Christian Gabriel Natale Hjort, arrestato assieme al 19enne Finnegan Lee Elder (colui che ha ammesso di aver accoltellato e ucciso il vicebrigadiere dei carabinieri, ndr) avrebbe tenuto il foulard sugli occhi “per quattro, cinque minuti al massimo” prima di essere spostato in un’altra stanza.
Ma non è certo la durata con cui si è svolto un atto simile che diminuisce o giustifica un gesto sicuramente grave e deprecabile e che non rende onore ai valori che, diversamente, sono propri dell’Arma dei Carabinieri. Anche su questo l’autorità giudiziaria italiana sta effettuando tutti gli accertamenti e non abbiamo dubbi che si interverrà contro gli autori.
Immediatamente lo sdegno è arrivato anche oltreoceano, negli Stati Uniti. I più grandi media hanno pubblicato la foto accompagnata dai titoloni ad effetti come “Scioccante” (Cnn), “Intollerabile” (Washington Post), “Esposto come un trofeo” (Bloomberg), “Intollerabile, intollerabile, intollerabile” (Los Angeles Times).
C’è chi, come Alan Dershowitz, maestro del diritto penale “liberale” statunitense, è arrivato addirittura a chiedere l'”invalidazione dell’intero procedimento penale. Altri hanno ipotizzato la richiesta di estradizione da parte del governo Usa. Ipotesi non solo remote ma infondate alla luce delle prove acquisite, ma che vengono messe comunque sul piatto.
Certo è che leggendo il livore degli organi di informazione Usa per questa fotografia si rimane sorpresi.
Gli americani oggi gridano giustamente allo scandalo di fronte alla terribile foto ma nel passato più recente si sono sempre voltati dall’altra parte quando le pratiche di tortura venivano applicate nei confronti di soggetti arrestati negli Stati Uniti d’America. E ancora oggi, nel più classico dei “due pesi, due misure”, gli Stati Uniti preferiscono ricordare il caso Amanda Knox, condannata e poi assolta assieme a Raffaele Sollecito per la morte di Meredith Kercher, anziché fare autocritica contro ogni forma di tortura nel mondo; torture perpetrate anche dal proprio stesso governo come testimoniano le prigioni a Guantanamo, o casi come quello di Abu Omar, presunto terrorista, catturato illegalmente in Italia dai servizi segreti americani e trasferito, anche con la nostra complicità, nelle galere egiziane perché potesse essere torturato.
E quando compiono tali “rimozioni” ricordano il peggior razzismo di Adolf Hitler. Come Hitler riteneva la razza ariana superiore alle altre così gli Stati Uniti d’America ritengono di poter agire come meglio credono, torturando ed uccidendo impunemente e violando qualsiasi regola del diritto internazionale.
E’ così che emerge la loro ipocrisia e la loro spocchia laddove di fronte ad un criminale assassino che ha ucciso un nostro carabiniere, si parla direttamente di “sacrilegio” per quella benda messa sugli occhi. Lo ripetiamo. Il gesto è sicuramente deprecabile ma nel merito si può avere il diritto di commentare solo dopo che quelle medesime critiche siano rivolte contro i crimini commessi dallo stesso governo Usa. Anche perché quella benda sugli occhi non è paragonabile alle privazioni del sonno o alle scosse elettriche sui genitali, pratiche a cui sono stati sottoposti diversi prigionieri arabi, talebani ed islamici detenuti a Guantanamo o nelle carceri speciali sparse per il Mondo.
Queste critiche avremmo voluto leggere da parte di quegli Stati Uniti sempre più all’orlo del fallimento etico, morale ed economico e proiettato verso la caduta dell’Impero che promuove violenza e sopraffazione, così come in passato era avvenuto per altri grandi imperi come quello romano, ottomano, e per i totalitarismi nazi-fascisti e comunisti.
La speranza è che l’America sappia trovare il modo di risorgere, liberandosi di Presidenti come Donald Trump, che sappia andare oltre le proprie frontiere offrendo il meglio del proprio talento. Diversamente non potrà che autodistruggersi.

Foto © Imagoeconomica

fonte: antimafiaduemila.com

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