Altro che spread, oggi è il nostro Overshoot day: l’Italia torna in debito col pianeta

Da qui al 31 dicembre dovremo erodere il nostro capitale naturale e/o a consumare quello di Stati: il sovranismo con la natura degli altri

di
Luca Aterini

Con le urne ormai alle porte, la perenne campagna elettorale in cui è immersa l’Italia sta raggiungendo il suo culmine e le conseguenze sui mercati non si sono fatte attendere. Lo spread – ovvero la differenza che separa i titoli di Stato italiano con quelli tedeschi, presi come riferimento – ha sfondato quota 290 punti, ovvero ai massimi da dicembre, con i Btp messi sotto pressionedopo i commenti di Matteo Salvini: «Se servirà infrangere alcuni limiti del 3% (sul deficit, ndr) o del 130-140% (sul debito, ndr), tiriamo dritti». Che si sia d’accordo o meno (ma soprattutto: infrangere questi limiti per finanziare cosa?) il dato certo è che sparate di questo tipo ricadono sulle tasche di tutti gli italiani, perché con lo spread salgono anche gli interessi sul debito pubblico da pagare. C’è però un altro tipo di debito, assai più preoccupante, che oggi arriva ad un punto critico nella generale non curanza: quello che da oggi al 31 dicembre matureremo col pianeta.

Come documentano il Wwf e il Global footprint network cade infatti oggi l’Overshoot day nazionale, ovvero  il giorno in cui abbiamo già sfruttato tutta la capacità che gli ecosistemi d’Italia hanno di rinnovarsi e dunque di soddisfare i nostri bisogni in modo sostenibile nel tempo. Come già accaduto cinque giorni fa per l’Europa nel suo complesso questo significa che abbiamo già sfruttato tutta la capacità che gli ecosistemi italiani hanno di rinnovarsi durante l’anno in corso e che per continuare ad avere cibo nel nostro frigorifero, acqua pulita da bene e aria (relativamente) pura da respirare iniziamo adesso ad erodere il nostro capitale naturale e/o a consumare quello di Stati: il sovranismo con la natura degli altri.

E nonostante la profonda crisi della nostra economia dal 2008 in poi e la recente recessione, la nostra impronta ecologica – ovvero una misura dell’ammontare di terra e mare biologicamente produttivi richiesti sia per produrre le risorse che consumiamo (cibo, fibre, legname, etc), sia per assorbire gli scarti dell’attività umana (in questo caso le emissioni di CO2) – si fa sempre più pesante. L’Overshoot day italiano era caduto l’anno scorso il 24 maggio, mentre adesso è arrivato 9 giorni prima, mettendo così ancora più a rischio il capitale naturale nazionale.

In ballo non c’è “solo” la salvezza di piante, animali e più in generale di interi escosistemi, ma tutti quei servizi (acqua ed aria pulita, cibo, legname, fibre, etc) che ci mettono gratuitamente a disposizione e che sono indispensabili alla nostra sopravvivenza. È chiaro dunque che l’effettivo valore dei servizi ecosistemici va ben oltre ogni possibilità economica di mera rendicontazione monetaria, ma provarci è utile a rendere più facilmente percepibile la posta in gioco. Il primo Rapporto sullo stato del capitale naturale in Italia – redatto dal relativo Comitato, istituito dalla legge 221/2015 e presieduto dal ministero dell’Ambiente – è stato pubblicato nel 2017, informando che i servizi ecosistemici che stiamo mettendo a rischio ci regalano ogni anno 338 miliardi di euro; il secondo Rapporto, pubblicato nel marzo 2018, metteva in guardia sul fatto che stiamo facendo troppo poco per difendere il nostro capitale naturale, dato che all’ambiente l’Italia dedicava allora appena lo 0,6% della spesa primaria complessiva del bilancio dello Stato (4,8 miliardi di euro, contro gli 8,3 del 2010). Allarmi che sono caduti nel vuoto pur arrivando da un organismo presieduto dal ministero dell’Ambiente, tant’è che non è ancora stato pubblicato neanche il terzo aggiornamento del Rapporto: con il “Governo del cambiamento” sembra se ne sia persa ogni traccia.

fonte: greenreport.it

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