Anche stavolta per il Governo la crescita economica non passa dalla sostenibilità

Nel decreto-legge approvato ieri dal Consiglio dei ministri nessuna misura ambientale viene posta al centro di un progetto di sviluppo per il Paese: l’ennesima occasione persa

di
Luca Aterini

Dopo una serata – l’ennesima – di scontro al calor bianco tra le due anime dell’esecutivo, M5S e Lega, stavolta divise dalla norma “salva-Roma” che avrebbe dovuto essere inserita all’interno del cosiddetto decreto Crescita, il Governo ha approvato in seconda deliberazione il decreto-legge che introduce «misure urgenti per la crescita economica ed interventi in settori industriali in crisi». Si tratta di un testo-omnibus dove si trova di tutto, dal ritorno del superammortamento per favorire gli investimenti delle imprese alla newco “Nuova Alitalia” passando per una sanatoria di multe e tasse locali (anni 2000-2017). Per saperne di più sarà come sempre necessario attendere la pubblicazione del decreto-legge in Gazzetta ufficiale e la successiva conversione in legge da parte del Parlamento – ieri il Consiglio dei ministri si è limitato a divulgare uno striminzito comunicato stampa –, ma da qualche filtrato in queste settimane appare evidente che anche stavolta non ci sarà nessuna rilevante novità per promuovere lo sviluppo sostenibile del Paese.

Dopo la legge di Bilancio e il Def, si tratta della terza occasione persa su tre, nonostante pochi giorni fa la Fondazione per lo sviluppo sostenibile guidata dall’ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi abbia messo in evidenza per l’ennesima volta l’ampiezza della posta in gioco. Come mostra infatti l’eloquente rapporto Rilanciare l’economia e l’occupazione in Italia, perseguire 5 importanti obiettivi ambientali – in materia di efficienza energetica, energie rinnovabili, economia circolare, rigenerazione urbana, mobilità sostenibile – potrebbe non solo migliorare la nostra qualità di vita e ridurre il nostro impatto sull’ecosistema, ma anche creare in Italia circa 800.000 nuovi posti di lavoro entro il 2025. «Lo studio – spiega in proposito Ronchi – documenta come sia arretrato il pregiudizio che porta a ritenere che ogni misura ambientale sia solo un costo economico e come, invece, queste misure possono essere oggi anche una formidabile leva di nuovo sviluppo sostenibile e di nuova occupazione».

Per sbloccare questo potenziale occorrono da una parte concreti investimenti da parte di pubblico e privato – stimati in 190,3 miliardi di euro dalla Fondazione –, ma in primis l’implementazione di una adeguata struttura normativa a supporto, dalla necessità urgente di una norma sull’End of Waste per l’economia circolare alla revisione dei sussidi ambientalmente dannosi stimati dal ministero dell’Ambiente in circa 16 miliardi di euro l’anno. La crescita sostenibile del Paese passa da qui, ma dal Governo non sembrano essersene ancora accorti.

fonte: greenreport.it

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