Caso Cucchi, i carabinieri intercettati parlando della modifica degli atti

di AMDuemila
“I dolori al costato sono diventati dolori alle ossa”

cucchi ilaria foto stefano c ansa
“Loro mi dicevano ‘non cambia nella sostanza perché è scomparso questo’: i dolori al costato sono diventati dolori alle ossa”. E’ questo uno dei passaggi dell’intercettazione allegata alla nuova indagine sul caso Cucchi, tra Francesco Di Sano, piantone della caserma di Tor Sapienza dove Stefano Cucchi venne portato dopo il pestaggio alla caserma Casilina, ed il cugino, l’avvocato Gabriele Di Sano. I due sono entrambi indagati nel nuovo filone in cui si ipotizza il falso e l’intercettazione è stata depositata ieri dalla Procura nel processo a carico di cinque carabinieri.
“Questi vogliono arrivare ai vertici. Pensano che hanno ‘ammucciato’ (nascosto, ndr) qualche cosa, ma ci posso entrare io carabinericchio di sette anni di servizio a fare una cosa così grande?” diceva ancora Francesco Di Sano riferendosi al lavoro degli inquirenti.
Nella comunicazione con il cugino, il militare tornava sull’annotazione di servizio modificata: “Per un motivo ‘x’ hanno voluto cambiare l’annotazione, io questo non lo posso sapere. Se volevano nascondere qualcosa, o perché era scritta male la mia annotazione o perché l’avevo scritto con i piedi… se un mio superiore, in caso di specie in primis il mio comandante di stazione, perché io non parlo con gli ufficiali, non è che potevo parlare con il colonnello, c’è una scala gerarchica. Io l’ordine l’ho ricevuto dal comandante di stazione, la mail l’ha ricevuta lui”. Nel corso della telefonata il penalista dice al cugino che “sarebbe stato sufficiente che tu avessi detto al pm, alla domanda sulle modifiche dell’annotazione: ‘guardi l’ho fatto di mia sponte perché all’epoca ero giovane, siccome ritenevo di avere sbagliato, aderendo di più a quello che
effettivamente vedevo’. Sarebbe stato sufficiente che tu dicessi questa cosa”.
Parlando di Cucchi, l’indagato sostiene che per lui “era un detenuto come tutti gli altri. Io ho fatto più del mio dovere, l’ho fatto in maniera impeccabile… io ho eseguito un ordine in buona fede”.
Ma nell’elenco dei nuovi atti depositati vi è anche l’intercettazione tra Massimiliano Colombo, comandante della stazione di Tor Sapienza parlando al telefono con il fratello Fabio. “Il 23 ottobre del 2009, cioè il giorno del decesso di Stefano Cucchi, è stata pubblicizzata la notizia, perchè io mi sono ricordato che in quel periodo c’era pure il caso Marrazzo. Dopo due, tre giorni – affermava – ci chiedono le annotazioni sullo stato di salute di Cucchi. Il comandante del Gruppo Roma dell’epoca era il colonnello Casarsa, lanciatissimo, che adesso lo capisco, con il senno di poi, e sai cos’è oggi Casarsa? Il comandante dei Corazzieri, al Quirinale sta e poi il generale Tomasone è di Corpo d’Armata, della Ogaden… e chi si trova indagato? il sottoscritto”, conclude.

Infermieri sentiti al processo: “Cucchi in ospedale con occhiaie marcate e dolori”
Mentre l’inchiesta prosegue intanto nella giornata di ieri durante l’udienza del processo contro i carabinieri è stato ascoltato l’infermiere Giuseppe Flauto, che già nel processo a suo carico, in cui fu assolto, ricordò il momento del decesso di Stefano. “Lo trovai disteso su un fianco, con la mano sotto la testa. Sembrava dormire, ma non rispose”. Flauto ha ricostruito cronologicamente i suoi ‘contatti’ con Cucchi. Lo vide la sera del suo ingresso in ospedale e altre tre volte, prima di constatarne la morte la mattina del 22 ottobre di nove anni fa. Ma anche altri infermieri del Reparto di medicinaa protetta dell’Ospedale Pertini di Roma hanno confermato in aula che il giovane, quando arrivò nella struttura sanitaria, “aveva occhiaie marcate e lamentava dolore lombo-sacrale”. Lo ha detto l’infermiere Domenico Lobianco; mentre la collega Stefania Carpentieri ha ricordato che Cucchi “al primo impatto aveva gli occhi cerchiati pronunciati di colore rosso cupo. Erano gonfi, potevano essere ecchimosi. E poi, Stefano era molto magro”. Di una magrezza che non consentì di fargli delle iniezioni di antidolorifico per via endovenosa (“Si rifiutava perché non accettava nulla che venisse somministrato per via endovenosa”, ha detto una delle infermiere-testimoni) né al gluteo per mancanza di un’adeguata massa muscolare, optando invece per una somministrazione nel deltoide. E poi, nel farlo bere, si era optato – ha detto l’infermiera Rita Maria Silvia Spencer – “per delle bottiglie d’acqua bucate per mettere delle cannucce, visto che stava a pancia in giù”. Sentita oggi in aula anche una volontaria del reparto medico, Amalia Benedetta Ceriello, la quale ha detto che Cucchi le chiese una Bibbia e di “fare una telefonata al cognato perché disse era l’unico che gli era stato vicino quando aveva avuto dei problemi, per sistemare un cagnolino fino a quando sarebbe uscito dal carcere”.
Intanto la Corte d’Assise di Roma ha ammesso la richiesta d’integrazione probatoria fatta dal pm Giovanni Musarò e relativa all’attività d’indagine successiva alle dichiarazioni di uno dei carabinieri imputati, Francesco Tedesco, il quale ha ricostruito i fatti della notte dell’arresto di Cucchi, indicando in due suoi colleghi gli autori del pestaggio subito dal giovane. La Corte ha ammesso – ritenendole “temi di prova collegate a questo processo” – le testimonianze di altri due poliziotti della Squadra mobile capitolina, dei comandanti delle Stazioni dei carabinieri Appia e Tor Sapienza e della sorella del carabiniere che ha fatto luce sulla vicenda.
Spetterà adesso allo stesso rappresentante dell’accusa stabilire la data dell’esame; probabile in una delle udienze di dicembre.
“L’accoglimento delle richieste avanzate dall’Ufficio di Procura – ha commentato l’avvocato Eugenio Pini, legale del carabiniere Tedesco – consentirà alla Corte di Assise di vagliare ulteriori elementi che appaiono indubbiamente utili all’accertamento dei fatti”. Il processo è stato rinviato al 20 novembre per sentire una decina di ulteriori testimoni della lista del pubblico ministero.

Foto © Ansa

fonte: antimafiaduemila.com

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