Ciao Rita!

di Lorenzo Baldo

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Il ricordo è indelebile: l’anniversario della strage di via D’Amelio del 2000. Fiaccole che ardono sul sentiero sterrato che porta alla “Vignicella”. In un flashback riaffiora il vecchio edificio appartenuto ai Gesuiti (venduto alla fine del 1880 a un’Opera Pia che ha realizzato la “Real casa dei matti”) dove per qualche tempo si è svolta la manifestazione “Legami di memoria”. Molto più che una semplice manifestazione per Rita Borsellino: un’agorà dove ritrovarsi per fare il punto della situazione e per progettare. Ed è quella l’immagine che ci torna alla mente in queste ore. Era il primo anno di Antimafia Duemila, la passione civile di Rita ci colpì immediatamente. Conoscevamo la sua storia dai libri e dagli articoli dei giornali; l’avevamo incontrata in alcune occasioni, ma quella sera le sue parole fecero breccia dentro di noi. Ed è ripensando alla profondità delle sue parole pronunciate in questi anni che vogliamo ricordarla.

Zona rimozione
Sono quelle inascoltate, nei 57 giorni tra la strage di Capaci e quella di via D’Amelio, le prime parole che vogliamo rammentare. In quel periodo, così come ai tempi del Maxiprocesso, sotto casa di Paolo Borsellino era tornata la ronda dei Carabinieri e la zona rimozione. In Prefettura avevano studiato gli appuntamenti fissi del magistrato durante la settimana: Palazzo di Giustizia, la chiesa di Santa Luisa di Marillac e la visita alla madre in via Mariano D’Amelio. Gli agenti addetti alla sicurezza avevano sollecitato invano l’istituzione di una zona rimozione in quella stessa via. Negli anni successivi Rita Borsellino aveva ricordato la sua grande preoccupazione dopo la strage di Capaci. In quei giorni era stata lei stessa ad avvertire le forze dell’ordine della presenza in via D’Amelio di una macchina abbandonata con i finestrini abbassati. Ma era stata costretta a chiamare tre volte prima che un carro attrezzi portasse via la carcassa. La zona rimozione in via D’Amelio non sarebbe mai stata disposta.

Il Cavaliere alla porta
Il 10 ottobre del ’94 l’ex premier Silvio Berlusconi si era recato in via D’Amelio e – a favor di telecamera – aveva suonato senza preavviso al campanello di Rita Borsellino chiedendo inutilmente di salire. Rita si era limitata a rispondere al citofono alla sua domanda su cosa potesse fare per combattere la mafia: “Tutto – aveva risposto di getto –, perché siete al Governo”, lasciando di stucco il Cavaliere che aveva sperato inutilmente di strumentalizzare a suo uso e consumo quell’incontro.

L’agenda rossa
Nella motivazione della sentenza della Cassazione che aveva prosciolto l’ufficiale dei Carabinieri Giovanni Arcangioli, nell’ambito dell’inchiesta sulla sparizione dell’agenda rossa di Paolo Borsellino, veniva messo addirittura in dubbio la presenza di quell’agenda. Sconcerto, disillusione, e un briciolo di speranza nelle parole di Rita: “Il momento attuale è peggiore del ’92. Allora sapevamo chi erano gli amici e chi i nemici, con tutti i limiti del caso si sapeva a chi affidare la propria fiducia. Oggi non è così. Sappiamo che non possiamo fidarci praticamente di nessuno. Per anni ci sono state dette bugie proposte come verità. Oggi sappiamo che non c’è verità. La caparbietà dei magistrati che continuano a cercarla è il modo più bello per raccogliere l’eredità di Paolo”.

La protezione che le mancava
Non si era risparmiata Rita Borsellino quando alcuni anni fa le avevamo chiesto un ricordo particolare di suo fratello: “Non c’è un episodio più significativo, ma è tutta la nostra vita, a partire dall’infanzia che io ricordo…”, parole inequivocabili che trasmettevano l’intensità di un rapporto profondo “quasi di protezione nei miei confronti da parte di Paolo, che mi considerò sempre la sorellina piccola, anche quando poi diventammo adulti e io divenni mamma. Mi guardava sempre con grande tenerezza e forse è questa la cosa che, oggi, di lui più mi manca. Ho sempre avuto fiducia nelle istituzioni come Paolo mi aveva insegnato. Quando diventava quasi impossibile averla lui mi diceva ‘attenzione, non è nelle istituzioni che si può non avere fiducia ma, qualche volta, negli uomini che ricoprono certi ruoli’. Oggi mi fa male pensare che per troppo tempo ci sono stati degli uomini che hanno rivestito ruoli che, decisamente, non hanno saputo ricoprire, se è vero, come è vero, che troppe verità sono rimaste nascoste”. La voce di Rita andava a toccare i nervi scoperti di una giustizia sotto assedio: “Con gli attacchi che la magistratura sta subendo, mi sembra di rivedere un film già visto, con la paura di conoscere già il finale: si tratta, infatti, degli stessi attacchi subiti da Paolo, solo che adesso vengono perpetrati con più cattiveria. Prima, infatti, c’era più ‘pudore’ in certe cose, mentre oggi si agisce con la certezza di poter arrivare agli scopi che si vogliono raggiungere…”.
Attacchi e tanta solitudine quelli vissuti sulla propria pelle da Paolo Borsellino. Ricordi ben precisi che erano riaffiorati il 29 aprile 2013 nella testimonianza di Rita Borsellino al Borsellino Quater. In quella occasione Rita aveva raccontato come suo fratello negli ultimi tempi, “si lamentava spesso di essere stato lasciato solo, era molto deluso per l’atteggiamento anche di alcuni suoi colleghi”.

Quella (oscena) vittoria di Cuffaro
In Sicilia, alle elezioni regionali del 2006, Totò Cuffaro vede confermato il suo incarico di governatore della Sicilia nonostante fosse sotto processo per mafia. Una (oscena) vittoria favorita indubbiamente da Cosa Nostra e dalla partecipazione di un popolo complice. Il suo avversario politico di allora si chiamava Rita Borsellino. “Non mi battevo solamente contro Totò Cuffaro – aveva ribadito anni dopo – ma contro un sistema e non sono stata sconfitta da quel sistema perché non sono scesa a nessun compromesso. Successivamente ho proposto la mozione di sfiducia nei confronti di Cuffaro e ho ottenuto il risultato che dimostra che i siciliani hanno capito. Sicuramente poi non hanno avuto la forza di continuare, probabilmente perché c’è stato chi non ha avuto il coraggio o ha avuto poco entusiasmo nell’appoggiare e portare avanti un progetto di quel genere. Che era difficile e anche rischioso”. “Credo che proprio queste esperienze pregresse – aveva ulteriormente sottolineato – mostrino qual è il mio progetto e come lo porto avanti. Paolo (Borsellino, ndr) parlava di ‘contiguità’, di ‘compromesso’, non parlava soltanto di mafia, parlava anche di quelle persone che pur non avendo delle responsabilità penalmente perseguibili sono da tenere lontane da determinati ambienti. Pretenderei che fosse la politica a svolgere questo ruolo, così come gli stessi partiti. C’è chi sporca la politica, chi non è degno di farvi parte con i suoi comportamenti anche se non sono penalmente perseguibili”. “Credo fermamente – aveva concluso – che sia la politica e non la magistratura a doversi occupare dei comportamenti di un suo esponente quando deve essere estromesso. Ogni volta che si è costretti a rivolgersi alla magistratura o è la stessa magistratura che deve risolvere un problema è un’ennesima sconfitta della politica. Non voglio che la politica sia sconfitta, pretendo che sia la politica a fare pulizia al proprio interno”.

La Casa di Paolo
E’ il 17 luglio 2015, a Palermo si inaugura la “Casa di Paolo”. Accanto a Salvatore Borsellino c’è Rita che, visibilmente emozionata, prende la parola: “Per tanti anni questa casa è stata silenziosa come tutto il quartiere e sembrava non dovesse più rinascere, oggi comincia a riprendersi la propria dignità, la Casa di Paolo è un modo per mettere questa città al servizio dei cittadini non solo della Kalsa ma del mondo intero”. “E’ come se improvvisamente fosse tornata la primavera dopo un inverno durato troppo in un momento molto difficile questo è un dato di fatto, è un posto dove si fa sul serio”.

Chi te lo fa fare?
Sono le primarie del centrosinistra per il candidato sindaco di Palermo del 2012 a chiudere questo flashback. Tra i candidati dell’epoca c’era anche Rita Borsellino che aveva accettato di rispondere ad alcune nostre domande. Che partivano da una riflessione contenuta nel libro del pm Nino Di Matteo “Assedio alla toga”. In quel saggio si legge che i siciliani sono cresciuti con due affermazioni che risuonano costantemente. La prima, che denota un innato pessimismo dice: “Tanto non cambierà mai nulla”. La seconda affermazione è: “Ma chi te lo fa fare?”. Per entrambe le affermazioni Rita aveva le idee chiarissime. “‘Chi te lo fa fare?’ è una frase che mi sento ripetere spesso dalle persone che mi vogliono bene. Io lo so bene chi me lo fa fare e sto cercando di farlo capire anche agli altri. Il fatto che in questo ultimo periodo stia crescendo l’entusiasmo attorno alla mia candidatura, ma in genere attorno a queste elezioni (che inizialmente venivano quasi rifiutate), è il segno che questo messaggio è passato”. Ed è subito dopo che la voce della sorella di Paolo Borsellino riaccendeva un film in bianco e nero dove appariva il giudice assassinato in via D’Amelio assieme alla sua scorta. “Bisogna amare qualcosa – affermava Rita con grande convinzione – bisogna amarlo profondamente ed è questo amore che ti fa fare certe scelte. Sento profondamente che bisogna mettere a disposizione il proprio amore verso qualcosa che non piace. Disinteressarti di quello che non ti piace fa male anche a te stesso perché in questa città ci devi vivere anche tu, ma così facendo vivrai in una città che non ti piace. Se invece tu la ami e aiuti gli altri ad amarla allora Palermo potrà cambiare grazie all’amore di chi si metterà al servizio di questo percorso. Questo messaggio comincia a passare soprattutto fra tanti ragazzi che sono nati in questa città che era già brutta da tempo. Questi ragazzi non conoscono la Palermo di altri tempi che sapeva farsi amare dai propri cittadini. Nel ’92 ad esempio i palermitani dimostrarono un amore profondissimo per questa città e in qualche modo l’hanno salvata. Pur non avendo vissuto quel periodo i ragazzi di oggi si stanno innamorando di questa città vedendola con gli occhi di chi la vorrebbe vedere diversa”. “La frase ‘tanto non cambia niente’ – aveva ribadito con forza Rita – si può far cadere. Le cose cambiano se tu le vuoi cambiare, se tu ce la metti tutta per cambiare, da sole non possono cambiare, peggiorano soltanto. Qualcuno diceva una volta: ‘prima di chiederti che cosa può fare lo Stato per te – in questo caso la città per te – chiediti cosa puoi fare tu per la tua città’. La domanda che mi faccio spesso è questa: ‘Ma perché il cambiamento si può realizzarlo in altri luoghi e a Palermo no? Cosa manca a Palermo?’. A Palermo non manca niente. Palermo ha molto di più di tante altre città, deve solo ripartire da quello che è e da quello che ha”.
Le parole di Rita Borsellino rimbalzano su questa Casbah che spesso appare realmente irredimibile. La sua voce si fonde ora nel vento che sospinge via le nubi dell’indecisione e della codardia: è il tempo di continuare a lottare cercando la verità, senza fermarsi. Quel vento accompagna Rita nel suo ultimo viaggio mentre Salvatore le accarezza la mano.

Foto originale © Ansa

foto: antimafiaduemila

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