Dalla cultura 1,5 milioni di posti di lavoro in Italia, crescono più che nel resto dell’economia

Realacci: «L’intreccio tra cultura e manifattura, coesione sociale e innovazione, competitività e sostenibilità, rappresenta un’eredità del passato ma anche una chiave per il futuro»

A dispetto di un’incidenza disarmante dell’analfabetismo funzionale nel Paese, la cultura – ricompresa nelle sue più ampie accezioni – è uno dei motori trainanti dell’economia italiana: come spiega infatti l’VIII edizione del rapporto elaborato da Symbola e Unioncamere, il sistema produttivo culturale e creativo fatto da imprese, Pa e no profit, ha generato nel 2017 il 6,1% della ricchezza prodotta in Italia (più di 92 miliardi di euro). Non solo: il sistema produttivo culturale e creativo (Spcc) ha un effetto moltiplicatore sul resto dell’economia pari a 1,8. In altre parole, per ogni euro prodotto dal Spcc se ne attivano 1,8 in altri settori. I 92 miliardi e più, quindi, ne stimolano altri 163, per arrivare a 255,5 miliardi complessivamente generati dall’intera filiera culturale; il 16,6% del valore aggiunto nazionale, col turismo come principale beneficiario di questo “effetto volano”.

È quanto emerge dal rapporto Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi, presentato oggi a Roma alla presenza del ministro Alberto Bonisoli. «Cultura e creatività sono la chiave di volta in tutti i settori produttivi di un’Italia che fa l’Italia – commenta Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola – e cresce il loro ruolo nell’economia. La bellezza è uno dei nostri punti di forza. Tanto che, secondo un’indagine della rivista US News e dell’Università della Pennsylvania, siamo addirittura il primo Paese al mondo per la influenza culturale. Un primato legato anche alla nostra capacità di trasmettere cultura e bellezza nelle produzioni e al nostro soft-power. Proprio questo intreccio caratteristico dell’Italia, tra cultura e manifattura, coesione sociale e innovazione, competitività e sostenibilità, rappresenta un’eredità del passato ma anche una chiave per il futuro».

Scendendo nel dettaglio, il rapporto analizza il Sistema produttivo culturale e creativo, ovvero tutte quelle attività economiche che producono beni e servizi culturali, ma anche tutte quelle attività che non producono beni o servizi strettamente culturali, ma che utilizzano la cultura come input per accrescere il valore simbolico dei prodotti, quindi la loro competitività, che nello studio definiamo creative-driven. Il sistema produttivo culturale si articola in 5 macro settori: industrie creative (architettura, comunicazione, design), industrie culturali propriamente dette (cinema, editoria, videogiochi, software, musica e stampa), patrimonio storico-artistico (musei, biblioteche, archivi, siti archeologici e monumenti storici), performing arts e arti visive a cui si aggiungono le imprese creative-driven (imprese non direttamente riconducibili al settore ma che impiegano in maniera strutturale professioni culturali e creative, come la manifattura evoluta e l’artigianato artistico). Dal mobile alla nautica, larga parte della capacità del made in Italy di competere nel mondo sarebbe impensabile – spiegano da Symbola – senza il legame con il design, con le industrie culturali e creative.

Il Sistema produttivo culturale e creativo italiano conta, a fine 2017, 414.701 imprese (quelle che operano nei settori del “Core Cultura” e dunque direttamente collegate alle attività culturali e creative sono 289.792), e nel suo complesso ha prodotto un valore aggiunto e un’occupazione superiore rispetto all’anno precedente (+2,0% nel primo caso e +1,6% nel secondo): gli occupati sono 1.520.000 e crescono più che nel resto dell’economia italiana (+1,1%).

«L’industria culturale e creativa – osserva il neo ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Alberto Bonisoli – è destinata a divenire una delle protagoniste dell’economia del XXI secolo e in questo l’Italia ha un vantaggio competitivo dovuto al suo straordinario patrimonio storico, artistico, archeologico di cui dobbiamo avvalerci a pieno. Moda, design, cinema traggono ispirazione da questo patrimonio, mentre nuove tecnologie, realtà virtuale e realtà aumentata trovano concreta applicazione nella sua valorizzazione. Turismo e made in Italy, inoltre, traggono enormi benefici da questa voglia di Italia che c’è nel mondo e che è nostro dovere promuovere al massimo. I dati del rapporto Symbola sono espliciti al riguardo e indicano un percorso chiaro per il nostro Paese: crescita, benessere e cultura devono essere ricompresi in un unico paradigma di sviluppo di cui possiamo divenire il modello nel mondo».

fonte: greenreport.it

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