Nando dalla Chiesa: l’indicibile patto attuale tra lo Stato e la mafia

di Giorgio Bongiovanni


Non è ancora iniziata la terza repubblica che già si delinea un panorama a dir poco inquietante, in cui l’ombra di un indicibile patto tra politica e mafia continua a persistere. Questo è quanto si evince dall’analisi offerta dal sociologo Nando dalla Chiesa, presidente onorario di Libera e figlio del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, padre della patria, intervenuto martedì scorso a Milano all’incontro “L’impegno di tutti” organizzato da Wikimafia. Un’intervista dibattito pubblica al pm della Dna Nino Di Matteo, organizzata per festeggiare il compleanno di Wikimafia. Le illuminanti e coraggiose dichiarazioni del professore dalla Chiesa, condivise con un fragoroso applauso di consenso dalla platea, non sono ancora arrivate alla stampa nazionale, ma ci auguriamo vengano presto diffuse. Invitiamo i nostri lettori a leggere l’intervento integrale e riflettere con profondità e attenzione. In particolare sulla questione tecnica secondo cui, difronte ad un parlamento che si è appena licenziato, a delle camere sciolte dal presidente della repubblica, il governo non si è limitato all’ordinaria amministrazione della nostra nazione, ma è andato oltre i limiti della costituzione, insistendo con ogni strumento per velocizzare la proposta di legge riguardo il sistema penitenziario. Una riforma, passata sotto il silenzio delle principali testate giornalistiche, che di fatto prevede modifiche di “distensione” anche per i detenuti mafiosi. Va da sé che questo è un messaggio di apertura a quelle richieste di allentamento del carcere duro. Un messaggio insomma, che confermerebbe la trattativa stato mafia. Una proposta che, secondo la normale prassi, dovrebbe essere stata bloccata e annullata in vista delle nuove elezioni. Così che il governo nuovo avrebbe potuto liberamente valutare l’opportunità di portare avanti o meno la riforma.
di matteo dalla chiesa milano

Come spiega il professore dalla Chiesa, il patto stato mafia sembra essere arrivato fino al governo di oggi e da sempre, malgrado i tanti martiri caduti come Falcone, Borsellino e molti altri, lo Stato non vuole sconfiggere la mafia e quando è ad un passo dalla vittoria, arretra per mantenere questo patto. Per ogni cittadino diventa fondamentale quindi sapere se il nuovo governo continuerà a testa bassa su questa linea o prenderà una posizione netta e contraria mettendo in agenda la lotta alla mafia e alla corruzione. Al momento le previsioni offerte dalla campagna elettorale non sono delle migliori, anzi la terza repubblica non sembra abbia un inizio esaltante.

Intervento integrale di Nando dalla Chiesa all’incontro “L’impegno di tutti” tenutosi a Milano il 20 marzo 2018

“Sono molto contento e fiero che il dottor Di Matteo sia venuto qui a Milano in vista del compleanno di Wikimafia e in prospettiva nazionale in vista della giornata di domani, credo sia una ricorrenza molto significativa. Credo che dovremmo rielaborare le cose dette stasera. Di Matteo ha ricordato una cosa che mi sta molto a cuore, cioè che bisognerebbe avere sempre l’attenzione che lo Stato sa avere quando ci sono quei gravi traumi. Ricordo, la frase di Giovanni Falcone: ‘perché lo Stato faccia il suo dovere occorrerebbe un delitto eccellente all’anno’ e lo diceva sapendo che poteva essere lui, era lungimirante purtroppo. Caselli ha poi parlato dello Stato che potrebbe vincere ma rientra negli spogliatoi prima di tirare il calcio di rigore. Credo anche io, caro dottor Di Matteo, che stiamo attraversando una fase difficile, con un movimento antimafia che cresce molto e una politica che fa poco o fa il contrario di quello che potrebbe fare, perché il delitto eccellente non c’è. Nessuno ha parlato di mafia in campagna elettorale; nessuno ha posto questa minaccia dentro l’agenda politica; nessuno ha pensato di farne una carta d’indentità e questo è preoccupante.
Poi un’altra cosa preoccupante sono questi segnali che si danno e che la mafia interpreta perfettamente. Io ero in paramento nel 96 e nel 2001, e fu quel momento in cui ciò che veniva chiesto attraverso la trattativa tendeva a trasformarsi in legge. Tutto quello che venne chiesto arrivò in parlamento, basta solo tracciare i provvedimenti di cui si è discusso, le leggi che vennero approvate e quelle che si cercò di approvare. Nella trattativa veniva richiesta l’abolizione dell’ergastolo e il parlamento stava abolendo l’ergastolo con ottime motivazioni, umanitarie, secondo l’articolo 27 della costituzione. Fu necessario l’intervento dei pubblici ministeri di Palermo che dissero: ‘Siete impazziti! Che cosa state facendo?’ Soltanto di fronte a questo il parlamento si fermò.
Ci sono sempre buone motivazioni in cui si fanno favori alla mafia, in politica, e io credo che questo sia uno di questi momenti, non è popolare dirlo perché anche di questo la stampa non parla. Credo che tranne uno, nessun giornale abbia spiegato quali sono i contenuti effettivi di quella che viene chiamata la riforma carceraria, e di quelli che sono i provvedimenti pensati anche per gli appartenenti alle organizzazioni mafiose.
Come per l’abolizione dell’ergastolo, sotto la veste dei diritti dei detenuti stanno passando dei segnali chiari e indiscutibili per le organizzazioni mafiose, questo i giornali non lo dicono… non sappiamo cosa c’è scritto in quel provvedimento. Non si dice. E’ venuto fuori solo ad un certo punto.
Anzitempo ho fatto anche parte di un governo caduto e so che quando cade il governo tutto quello di importante che stava facendo finisce e che il governo dura soltanto per ordinaria amministrazione, non per fare delle riforme. Questo è l’unico caso che conosco in cui il governo ha pensato di governare anche per fare le riforme, e non avendo tempo per finire la consegna a delle camere che si istituiscono venerdì prossimo. Trovo che tutto questo indichi l’esistenza di qualche patto indicibile che nella inconsapevolezza dell’opinione pubblica italiana sta passando. I segnali si danno anche così, i segnali li da la mafia quando non si presenta all’Ucciardone alla messa pasquale del cardinale Pappalardo; i segnali li da lo Stato quando pensa sia arrivato il momento in cui l’opinione pubblica fa pure le sue manifestazioni, recita anche i nomi delle vittime di mafia, ma non ha l’attenzione necessaria per capire che cosa stia accadendo sotto la superficie.
Ho colto dalle sue parole questa inquietudine e penso che nella sua veste possa esprimerla fino ad un certo punto, io la esprimo invece con convinzione per aver visto tante volte lo Stato che arretra dopo aver rischiato di vincere. Lo Stato che rischia di vincere e arretra perché questo equilibrio deve tornare è una cosa che noi non possiamo più accettare! E’ necessario che teniamo conto di questo provvedimento… se non cambia nulla allora perché bisogna forzare perfino la costituzione? E’ evidente che cambia qualcosa ed è evidente che il patto c’è stato e qualcosa sta accadendo senza che noi ce ne accorgiamo. Io spero che la Direzione nazionale antimafia sappia trovare il modo, costituzionalmente corretto, per far comprendere che questi provvedimenti contengono i segnali che sono perfettamente percepiti. Non si parla di mafia durante la campagna elettorale e si agisce, durante e dopo la campagna elettorale perché quei provvedimenti vengano realizzati. Io la ringrazio di essere venuto perché in questa situazione c’è bisogno di avere tanti punti fermi perché non si arretri solo perché non ci sono delle stragi o degli omicidi eccellenti”.

fonte: antimafiaduemila.com

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