Il pm Di Matteo: ”La mafia stringe rapporti con gli eletti”

di Davide de Bari Video intervista all’interno!

Il sostituto procuratore della Dna intervistato da Sandro Ruotolo
Le mafie e in particolare Cosa nostra siciliana, da sempre, hanno nel loro dna la ricerca esasperata del contatto con il potere politico e quindi è chiaro che il momento del voto è un momento importante per stabilire rapporti con il potenziale eletto. L’esperienza, purtroppo, ci porta a pensare e a ritenere che quello che è accaduto da sempre, sia potuto accadere anche ora”. Sono queste le parole del pm antimafia Nino Di Matteo a pochi giorni dalle elezioni politiche. Durante la campagna elettorale sia il magistrato, in un intervista a El Pais, che la Presidente della Commissione antimafia e il Ministro dell’interno hanno più volte constatato l’assenza del tema mafia all’interno del dibattito elettorale. “Ancora più assordante è il silenzio della politica in campagna elettorale su questi temi” ha detto a Fanpage il pm, che poi ha aggiunto: “Senza una seria lotta alla mafia e alla corruzione noi rischiamo di vivere in una democrazia apparente e rischiamo di accettare per sempre che la Costituzione non venga applicata”.

La mafia sottovalutata dall’Europa
Anche il sostituto procuratore della Dna ha reiterato il messaggio inviato nei giorni scorsi dai magistrati Giuseppe Lombardo e Nicola Gratteri, circa l’espansione delle mafie nel continente europeo: “La sottovalutazione da parte dell’Europa del tema mafia, del pericolo mafia e il pericolo di riciclaggio del denaro mafioso stanno condizionando settori importanti dell’economia europea e anche della politica europea. Questo è un tema antico e mi sono anche chiesto più volte quanto sia importante il fatto che, magari altri paesi che si accostano con maggiore sensibilità al problema della lotta alla mafia, guardano gli strumenti normativi italiani come esempio da seguire”. Mentre in Europa si dovrebbe discutere sulla dotazione di una legislatura antimafia, in Italia “paradossalmente, si discute di quegli strumenti per riformarli, attenuandone l’efficacia”.

L’inchiesta di Fanpage
Ho visto l’inchiesta e l’ho anche molto apprezzata, perché nel momento in cui un giornalismo d’inchiesta documenta dei fatti, delle situazioni così preoccupanti, io credo che si tratti di una pagina di giornalismo di quello che servirebbe tanto all’opinione pubblica e al paese, in generale”. E’ così che Di Matteo ha commentato l’inchiesta Bloody Money di Fanpage che ha visto l’implicazione di un ex boss della camorra come agente provocatore. E proprio sull’inserimento di quest’ultimo il sostituto procuratore ha sostenuto che c’è “la necessità di estendere l’utilizzo della legislazione sulle operazioni sotto copertura, già previste per i reati di droga, traffico di armi, di pedopornografia, anche ai reati di corruzione. La corruzione è un fenomeno criminale che normalmente è caratterizzato dal fatto che si svolge e si perfeziona senza testimoni. Ed è caratterizzato dal fatto che nessuno, né il corrotto né il corruttore, ha interesse a parlare”. Quindi se si vuole combattere questo fenomeno “dobbiamo seriamente pensare alla possibilità di estendere l’agente sotto copertura anche alle indagini per i reati di corruzione con una sola precisazione: tutto debba essere svolto sotto il controllo e la garanzia del pubblico ministero”. Circa l’utilizzo del materiale dell’inchiesta giornalistica, il pm ha detto che “quello è materiale utilizzabile processualmente”.

Il carcere duro
Durante l’intervista Di Matteo si è anche soffermato sull’importanza di non riformare il regime detentivo 416bis. Secondo il magistrato dei segnali preoccupanti di allentamento sono arrivati con “delle circolare del D.A.P (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) che si prestano a possibili interpretazioni lassiste, con anche dei provvedimenti – che naturalmente vanno rispettati – dei magistrati, dei tribunali di sorveglianza, che rischiano di aprire delle falle clamorose nel 41 bis”. “Quando sento che mafiosi stragisti già condannati per diversi delitti di questo tipo, vengono ammessi a colloqui con altri mafiosi stragisti, magari loro familiari, condannati per reati analoghi o quando sento che troppo spesso, come è capitato anche nelle scorse settimane un capo mafia o un capo ‘ndrangheta torni a casa a visitare la madre malata, mi preoccupo anche di quello che può essere il segnale per gli altri, per chi sta fuori” ha spiegato il pm, perché questo potrebbe comportare “una riaffermazione del suo potere”.

Il ritorno dello stragismo
In conclusione Di Matteo ha evidenziato come il rischio del ritorno alle stragi sia ancora oggi presente. “Io ritengo che esista uno zoccolo duro di uomini d’onore, molti dei quali detenuti, ma che non hanno perso la speranza di potere influire sulle scelte anche di chi sta fuori, che non esclude un ritorno allo stragismo. Se si dovesse trovare di fronte a uno Stato ancora più risoluto, come io auspico, nella lotta per il recupero dei patrimoni mafiosi. Molti mafiosi non disdegnerebbero l’idea e l’ipotesi di tornare a una fase di attacco frontale allo Stato”.

Nella prossima puntata di Italian Leaks Nino Di Matteo svelerà i retroscena della Trattativa tra lo Stato e la Mafia

fonte:antimafiaduemila.com

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