Corruzione percepita: Italia migliora e sale al 54° posto, ancora lontana dai migliori

Dal 2012 ad oggi scalate 18 posizioni. Non siamo più il fanalino di coda in Europa: 25esimi su 31 Paesi

Il nuovo Corruption perceptions index (Cpi) pubblicato da Transparency International, che ogni anno classifica i Paesi di tutto il mondo sulla base del livello di corruzione percepita nel settore pubblico, assegnando un punteggio da 0 (molto corrotto) a 100 (per niente corrotto), vede nuovamente in testa Danimarca e Nuova Zelanda, con 89 e 88 punti, seguite in terza posizione a pari punti da Finlandia, Norvegia e Svizzera. Anche in coda alla classifica si ritrovano gli stessi sfortunati Paesi sfiancati da guerre interminabili: Sud Sudan (12 punti) e Somalia (9), preceduti dalla Siria, Afghanistan e Yemen.

Nel mondo perdono posizioni perdono posizioni la Russia, che era già messa male e passa dalla 131esima alla 135esima, il Brasile del corrotto governo di destra che crolla dalla 79esima alla 96esima. Male anche l’Ungheria del populismo neofascista di Orban che dal 57esimo posto scende al 66esimo. Stranamente migliora di ben 6 posizioni la Turchia del guerrafondaio Erdogan (da 81 a 75).

La buona notizia è che l’Italia, pur rimanendo distante dai primi, migliora rispetto all’anno scorso e si posiziona 54esima su 180 Paesi (a pari merito con Namibia, Mauritius e Slovacchia), risalendo di 6 posizioni, ma fermandosi a un punteggio di 50 su 100 che non è ancora sufficiente.

Transparency International Italia fa notare che «Le posizioni scalate dal 2012, anno dell’approvazione della legge anticorruzione, ad oggi sono 18, di cui 15 da quando è stata creata l’Autorità Nazionale Anticorruzione. Un progresso in controtendenza con l’andamento della maggior parte degli altri Paesi a livello globale che faticano a migliorarsi. A livello continentale, l’Italia non è più fanalino di coda d’Europa: se le passate edizioni hanno visto il nostro Paese gravitare nelle ultimissime posizioni, quest’anno qualche posizione è stata risalita anche se il nostro Paese è ancora 25esimo su 31, lontano dai vertici della classifica».

Resta il fatto che tra i Paesi vicini fanno peggio di noi solo Albania, Macedonia, Kossovo, Moldova, Grecia e Croazia, mentre siamo  ancora lontanissimi da Regno Unito (8°) Germania (9°), Francia (15°), anche se abbiamo quasi raggiunto la Spagna (23°).

Il presidente di Transparency International Italia, Virginio Carnevali, sottolinea che «Il miglioramento registrato quest’anno è frutto dell’impegno italiano in questi ultimi anni sul fronte anticorruzione: dopo la legge Severino del 2012 sono stati fatti diversi progressi, tra cui l’approvazione delle nuove norme sugli appalti, l’introduzione dell’accesso civico generalizzato e, soprattutto, la recente legge a tutela dei whistleblower. Non va neppure trascurato l’importante lavoro svolto da ANAC per prevenire il fenomeno e garantire un migliore funzionamento delle amministrazioni pubbliche. Nonostante gli importanti passi avanti compiuti in questi ultimi anni, rimangono ancora diversi angoli bui nel settore pubblico e nella politica, a partire dai finanziamenti a quest’ultima. E’ vero che abbiamo una maggiore trasparenza sul fronte dei finanziamenti ai partiti rispetto al passato, ma ci sono altri soggetti che vengono usati per canalizzare le risorse e che non hanno gli stessi obblighi di trasparenza e rendicontazione, a partire dalle fondazioni e dalle associazioni politiche».

La pensa così anche il direttore esecutivo Transparency International Italia Davide Del Monte, che riprende quanto sottolineato dal Presidente e dall’Advisory Board dell’associazione sul tema dell’opacità dei finanziamenti alla politica: «Siamo alla vigilia di elezioni cruciali per il nostro Paese, le prime dopo l’abolizione totale del finanziamento pubblico ai partiti, e noi cittadini siamo chiamati a votare dei candidati di cui non possiamo conoscere i reali finanziatori e, quindi, da quali interessi particolari vengono sostenuti».

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