La relazione introduttiva di Antonio Ingroia all’assemblea nazionale di Azione Civile

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Intanto, Buona Rivoluzione a tutti!
Mi piace iniziare così perché è bene ricordarci ciò di cui abbiamo bisogno, lo dico senza imbarazzo: una nuova Rivoluzione Civile, non una Rivoluzione Civile come momento elettorale, come soggetto politico creato ad hoc per entrare nel Parlamento, come fu Rivoluzione Civile e fu un errore anche mio, con risultati insperati in quelle condizioni, ma insufficienti, un errore che bruciò un’occasione importante. Ma anche un’occasione di cui noi dobbiamo fare tesoro perché noi ne siamo gli eredi, Azione Civile è l’erede del sogno di Rivoluzione Civile, poi infrantosi per i calcoli di partiti e partitini, leader e leaderini.

Noi non abbiamo bisogno di una sigla di partito come Rivoluzione Civile, ma di una vera Rivoluzione Civile. Rivoluzione che significa cambiamento radicale, e significa anche e soprattutto un cambiamento radicale in Italia, in Europa, nel Mondo. A partire da qui, a partire da ora, a partire dalla politica italiana. Perché o cambiamo radicalmente la politica italiana oppure non c’è speranza e futuro per noi tutti, almeno per una generazione di qui in avanti. Non importa quanti saremo in AC a portare avanti questo progetto di Rivoluzione Civile, una Rivoluzione Democratica come obiettivo strategico, che per riuscire deve coinvolgere e trascinare tanti, e non in un progetto di nostra proprietà, in quanto singolo movimento. Non deve essere la Rivoluzione di Azione Civile, deve essere la Rivoluzione dei cittadini con cui Azione Civile vuole mobilitarsi, con cui vuole entrare in relazione attiva e a cui vuole mettersi al servizio, dentro un progetto che sia partecipato dal basso e collettivo, dei tanti, del mondo delle associazioni, dei movimenti, dei cittadini, della società civile. Una società civile che esiste, ma è stanca, fiaccata, delusa. Stanca ma non ancora rassegnata. La vediamo e la incontriamo ogni volta in piazza nelle grandi manifestazioni, quando si organizza un momento di aggregazione per contare, per partecipare. Perché c’è voglia di esserci, resistere al progetto restauratore di conservazione del vecchio sistema ispirato al modello piduista di Gelli e Berlusconi che Renzi ed il PD sta realizzando.

Il PD, sia chiaro, che oggi costituisce il nostro principale avversario politico. E chiarisco perché.

Salvini e’ agli antipodi dei nostri orizzonti politici e culturali, Salvini è l’erede della peggiore estrema destra fascista che fomenta l’odio razziale ed il fanatismo religioso, al pari dell’ISIS, e perciò alimenta il clima di guerra permanente che ormai pervade l’Italia e l’Europa.

Berlusconi, e quel che resta del berlusconismo, è irriducibilmente un nostro tradizionale antagonista politico che predica e attua la cultura dell’impunità e della irresponsabilità contro la cultura della giustizia, della legalità e della responsabilità che è la nostra cultura.

Il M5S non lo considero invece un avversario politico, lo considero un concorrente politico, perché spesso sostiene battaglie giuste che meritano l’appoggio anche nostro, e può essere punto di riferimento e compagno di lotte sui territori con le associazioni e coi movimenti, coi cittadini che si battono.

Ma il M5S non può essere un alleato strategico del progetto politico che noi dobbiamo far crescere. E non lo è per due ragioni.

La prima è il rapporto con l’altro da sé: il M5S non riconosce l’altro da sé, fa tante giuste battaglie ma ancora secondo una logica autoreferenziale, esattamente come un partito di massa che punta a far incrementare consensi e voti per sé e non per le proprie battaglie. E’ vero che il mondo si cambia dall’interno delle istituzioni, ma dentro processi collettivi dove metti insieme persone diverse, cittadini che valgono come cittadini e non secondo la logica dell’appartenenza, dimmi a chi appartieni e ti dirò chi sei, e se sei buono o cattivo. Noi siamo per la cultura delle persone e delle idee, contro la cultura dell’appartenenza.

Il secondo motivo per il quale il M5S di oggi non può essere alleato strategico del nostro progetto politico è che il M5S non ha un progetto di società diversa. Persegue battaglia spesso giuste, ma non dentro un progetto di una società diversa. E la politica serve ad osare per lottare, progettare e costruire una società diversa. Noi vogliamo una società più giusta. Non vogliamo solo protestare contro le ingiustizie e le nefandezze della nostra classe criminale, ma vogliamo cambiare il sistema perché quella classe dirigente criminale è frutto di un sistema che è criminale.

In questo senso il M5S, che potrebbe diventare un potenziale alleato di quel progetto, se si aprisse alla società ed al mondo dei movimenti e delle associazioni senza pensare di inglobarlo, allo stato attuale è semmai un concorrente politico di quel progetto perché di fatto ne ostacola la realizzazione usando le nostre medesime battaglie per finalità di autoaffermazione del Movimento, anteponendo i successi e i risultati del Movimento a quelli delle singole battaglie. Mentre il percorso deve essere rovesciato. E noi vogliamo oggi rovesciarlo.

Ma voglio tornare al PD, perché il PD oggi è molto di più che il nostro avversario politico. Il PD oggi non è solo un avversario politico, e’ un nemico sociale, direi un “nemico di classe”. E quando dico “nemico di classe”, non uso il termine nell’accezione antiquata e ottocentesca di un tempo in cui c’era il partito dei padroni ed il partito dei lavoratori. Io mi riferisco ad una classe, che è classe dirigente nel nostro Paese, e che è largamente “classe dirigente criminale” che ha individuato nel PD di Renzi il punto di stabilità, il perno del sistema, più di quanto non lo sia stata la DC di Andreotti dal dopoguerra in poi, più di quanto non lo sia stato Forza Italia dal 1994 in poi. La distruzione dello Stato di diritto democratico, che era stato avviato da Berlusconi, è stato perfezionato e completato dal duo Renzi-Napolitano, non a caso spalleggiato da tanti ex delfini di Berlusconi, da Angelino Alfano a Cicchitto, fino a Verdini. Quello che ha fatto e farà ancora Renzi sfregiando la Costituzione e mortificando ed azzerando i diritti dei lavoratori, dei pensionati, delle donne, degli studenti, attuando una dopo l’altra la controriforma costituzionale, la controriforma del lavoro, la controriforma della scuola, la controriforma elettorale, la controriforma della giustizia, la controriforma dello Stato, è senza pari e senza precedenti nella storia del nostro Paese. Perché lui è riuscito e riuscirà, dove Gelli e Cossiga prima, e Berlusconi poi hanno fallito, o sono riusciti solo in parte.

Allora contro tutto questo, e contro le mafie e le cricche di corrotti dilaganti nel nostro Paese, al punto di essersi infiltrata anche nella Magistratura (come si vede lo scandalo di Sequestropoli a Palermo!) abbiamo bisogno di una riscossa politica, ma che sia in primo luogo etica e morale, per quella Rivoluzione Civile e Democratica di cui ha bisogno il Paese!

E come? Senza ripetere gli errori del passato. Non fu sbagliata l’idea di Rivoluzione Civile, fu sbagliata, assai sbagliata la sua realizzazione. Ma noi dobbiamo ripartire da lì, costruendo un FRONTE POPOLARE DEMOCRATICO e PARTECIPATO DAL BASSO che costituisca un polo alternativo a questo PD, perno di questo assetto del sistema di potere nel nostro Paese, che è ingiusto, violento, corrotto nell’anima e nello spirito e quindi criminale.

Allora vanno decise due cose: dove andare, come andare e con chi andare.

DOVE ANDARE
Occorre avere un chiaro progetto di società diversa. Che sia giusta e diversa. La società profondamente ingiusta e violenta di oggi si può cambiare. E si può realizzare una società diversa fondata su PACE, LAVORO e GIUSTIZIA. Per un’Italia ed un’Europa diversa e saranno i coordinatori dei gruppi tematici a parlarci dei singoli progetti e delle singole iniziative che abbiamo messo in campo ed ancora metteremo in campo.

PACE: ritirare le truppe dalle zone di guerra; ridurre drasticamente le spese militari; difendersi dal terrorismo internazionale non con i droni e l’ennesima guerra, che producono solo altri massacri fra i civili ed effetti collaterali, terrorismo compreso; invece rafforzando, nel rispetto dei diritti civili e di garanzia, intelligence e prevenzione, ed innanzitutto eliminando ogni forma di intolleranza razzista che soffia anche nel nostro Paese soppiantata da una politica dell’accoglienza organizzata.

LAVORO ed ECONOMIA: cancellare la controriforma del lavoro e ripristinare uno Stato sociale che sappia tutelare le fasce più deboli, ma anche profondo ripensamento del nostro stare in Europa, mai più subalterni alle scelte dei potentati economico-finanziari, sganciandoci – anche con misure straordinarie (come l’introduzione di forme di moneta complementare nazionale) – dalla nostra “eurodipendenza”, che ha intossicato il nostro sistema economico-sociale.

GIUSTIZIA: in tutte le declinazioni del termine, non solo nelle aule di giustizia, ma anche e soprattutto giustizia sociale, ambientale, fiscale, insomma sostanziale.

LEGALITA’: estensione della Legge La Torre di sequestro e confisca dei beni dei mafiosi anche ai politici corrotti, e per questo costituzione di un comitato promotore della proposta di legge anche attraversa una raccolta di firme a sostegno della proposta. Riforma del processo penale per renderlo giusto, efficiente anche nelle garanzie e rapido.

E’ questa la Rivoluzione Civile che deve diventare la nostra Rivoluzione Democratica.

COME ANDARE
Non dietro le bandiere di Azione Civile. Perché Azione Civile ha uno spirito opposto a quello del M5S. Non siamo autoreferenziali. Non pensiamo di cambiare il mondo entrando in forze in Parlamento. Anche, ma alla fine di un percorso condiviso e partecipato con l’altro da sé. Costruire con pazienza dal basso. E guardiamo con simpatia tutte le esperienze dello stesso genere, a cominciare da PrimalePersone, ma non per polemiche verso AET, ma perché AET ha intrapreso quasi da subito, e certamente da subito dopo le elezioni europee una strada che abbiamo ritenuta sbagliata perché assomigliava troppo agli errori del passato, Rivoluzione Civile compresa.

E’ per questo che guardo con attenzione critica anche l’esperienza nascente di Sinistra Italiana, ove ho la netta sensazione che si rischia di commettere il solito vecchio errore, costruire un soggetto politico prima di avere messo in piedi un fronte, che non può essere un fronte costituito da ceto politico, seppur “illuminato”, dai militanti delle loro organizzazioni di riferimento. Perché, se così fosse, sarebbe un progetto morto fin dalla sua nascita.

Noi, per dare l’esempio, diciamo che Azione Civile, e tanto meno il suo Presidente, si propongono di mettersi alla testa di alcunché. Anzi, non chiediamo né di guidare ed indirizzare questo processo, e non è nei miei orizzonti alcuna candidatura politica, tanto meno come leader di alcuno schieramento. Tanto per sgombrare il campo da possibili equivoci. Perché se tutto invece si riduce ad una competizione di leadership, ciascuno sarà leader soltanto di se stesso. Proviamo a mettere in rete ed in relazione le tante realtà di movimenti, associazioni, cittadini (anche cittadini iscritti ai partiti, ovviamente) che hanno la stessa direzione e le stesse discriminanti. Solo così possiamo costruire un Fronte popolare, democratico e partecipato dal basso, che sia anche quella che Landini chiama “Coalizione Sociale”.

CON CHI ANDARE
Abbiamo un alleato privilegiato che dobbiamo cercare ed è fuori dal mondo della politica dei politicanti e dei partiti. L’unico partito che considero nostro potenziale alleato, in quanto tale, è il partito di maggioranza nel nostro Paese, un potenziale enorme. E’ il partito dell’astensionismo. Perché dentro l’astensionismo non c’è qualunquismo e antipolitica, anzi è lì che spesso troviamo l’impegno politico più intransigente, di chi non crede più nella mediazione dei partiti ufficiali e non chiede di essere rappresentato, e vorrebbe partecipare direttamente al processo di cambiamento della società ingiusta in cui vive. Quindi, innanzitutto, i nostri primi alleati devono essere i cittadini indignati e delusi dalla politica che dobbiamo recuperare alla politica, e poi i cittadini che fanno politica attiva attraverso l’impegno civile e sociale.

E nel panorama politico non c’è nulla da prendere? Senza preclusioni e settarismi, ma con intransigenza. Occorre avere le stesse idee sul dove e come andare. E quindi ritengo le priorità discriminanti, su Pace, Europa, Lavoro, Giustizia. E poi sul PD. Se dobbiamo costruire un polo radicalmente alternativo al PD, in questo polo non può avere spazio né cittadinanza chi pensa di fare spostare a sinistra il PD, che è impossibile per ragioni sistematiche ed ormai ontologiche, o chi pensa d poter fare alleanze col PD sui territori. E lo dico soprattutto di fronte a certe esitazioni e ambiguità: usciamo da questi equivochi. Perché gli equivoci ci danneggiano. MAI COL PD. E quindi possiamo pensare ad alleanze e convergenze solo con chi conviene sulla posizione intransigente: MAI COL PD.

Altra questione è se si possono organizzare iniziative politiche comuni anche con chi non la pensa come noi e non va dalla stessa parte: io dico sì ma intendiamoci. Legge La Torre? Si, perché no. E certamente altre iniziative comuni che coincidono con le nostre coordinate. Ma se parliamo di elezioni, amministrative o politiche che siano, dobbiamo mantenere un profilo coerente ed il profilo coerente è che OVUNQUE dobbiamo dimostrare di essere alternativi al PD e diversi dal vecchio politicismo frazionista di sinistra. Liste di Azione Civile? Sono contrario. Liste di Sinistra? Sono perplesso. Liste civiche democratiche? Coalizioni alle prossime amministrative? Vediamo, e sentiamo molto i territori che devono anche sapersi autodeterminare entro la cornice, tuttavia, della linea nazionale, che deve porre paletti e incompatibilità. A chiarirci anche su questo serve questa assemblea.

Da qui deve riprendere il nostro cammino con ancora maggiore energia. Sentiremo le proposte di modifica statutaria (compreso un ampliamento di poteri dell’assemblea digitale); sentiremo gli interventi degli ospiti che ci porteranno punti di vista “altri”; sentiremo i coordinatori dei gruppi tematici; parleremo delle nostre iniziative (Legge La Torre-bis e referendum). Da qui ripartiremo. E noi ci siamo. Azione Civile c’è.

La strada è ancora lunga. Ma credo che l’abbiamo trovata. E la dobbiamo seguire con coraggio.

La vera moralità consiste non già nel seguire il sentiero battuto, ma nel trovare la propria strada e seguirla coraggiosamente.

Lo diceva un grande: il Mahatma Gandhi

Noi, in confronto, siamo piccoli ma siamo molti coraggiosi e tenaci. Della tenacia ed ostinazione abbiamo fatto la nostra ragione di vita. Abbiamo trovato la nostra strada ed allora seguiamola. Con coraggio.

Buona Rivoluzione e buona assemblea a tutti.

Tratto da: azione-civile.net

  

 

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