La "favola" della mafia indebolita

di Giorgio Bongiovanni

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“La mafia è viva ma si è indebolita. Ha perso l’aura grandiosa e fatale”. Già leggendo il titolo dell’articolo d’opinione pubblicato dal Corriere della Sera, a firma dello scrittore Sebastiano Vassalli, tanti giovani, siciliani e non, possono essere felici ed iniziare a far festa per una criminalità organizzata sulla “via del tramonto”. Vassalli nel suo articolo aggiunge anche dell’altro, accogliendo di buon grado i “panni da Cicerone” vestiti da Angelo Provenzano, figlio di Binnu “u tratturi” (storico capomafia, pluriomicida, condannato in via definitiva per le stragi del 1992 e del 1993 che hanno visto, purtroppo, versato il sangue anche di bambini innocenti). “ Il figlio del superboss che racconta suo padre ai turisti è folklore – scrive Vassalli – o qualcosa che ci va molto vicino. Qualcosa che finirà per favorire anche il turismo sano. Angelo Provenzano deve poter raccontare le sue storie, vere o false che siano, in una Sicilia che si sta trasformando. La tentazione, in Italia sempre ricorrente, della censura sarebbe sbagliata”. Leggendo queste parole appare come la presenza delle mafie sull’intero territorio nazionale non sia altro che una chimera, ormai prossima alla sconfitta. Poco importa se molteplici indagini dimostrino come le criminalità organizzate siano sempre più presenti sull’intero territorio nazionale. Cosa leggiamo dietro a questa posizione noi, bollati spesso come “complottisti” e “dietrologi”? Il problema non è di censura nei confronti di un figlio del capomafia che cerca di esprimersi e che se davvero volesse riscattare il proprio cognome dovrebbe prima di tutto prendere le distanze dal padre stesso. Se si guarda al messaggio che viene dato in queste poche righe pubblicate sulle pagine culturali del Corriere appare evidente come vi sia ormai una volontà da parte dei poteri forti (e il Corriere della Sera simbolicamente ne rappresenta la voce fornendo una cassa di risonanza nazionale) di far passare l’idea che le mafie e le organizzazioni criminali non rappresentino il vero problema del nostro Paese.

Stando a ciò dovremmo pensare che il Presidente della Repubblica Mattarella nel suo discorso di insediamento abbia detto delle bugie e delle falsità quando ha dichiarato apertamente che “la lotta alla mafia e alla corruzione sono priorità assolute”.
Se si vuole quindi raccontare questa “favola”, che le mafie hanno perso la propria “aura di grandezza” e che le parole del figlio di Provenzano non sono altro che “folklore”, ci permettiamo di rilanciare e dare un nuovo suggerimento. Che i “mafia tour” organizzati dall’agenzia di Boston trovino spazio pubblicitario sui principali mezzi d’informazione italiani. Che si allarghi “il giro” e magari si dia la parola a boss detenuti al 41 bis come i fratelli Graviano, Pietro Aglieri, Carlo Greco, ed altri ancora. Loro saprebbero raccontare ancor meglio di Angelo Provenzano la storia della mafia. Così, sempre basandosi su questa “logica, illogica” potremmo veramente dare una mano al nostro turismo italiano, rendere la nostra Sicilia più ricca a suon di dollari americani e magari anche aiutare questi “poveri disoccupati” e dare ad ogni Cicerone “una piccola percentuale di guadagno” per il servizio reso. Così la finiamo una volta per tutte con questa mafia e tutti potranno essere più sereni. Messa così però la “favola” diventerebbe “incubo” e la realtà verrebbe dimenticata in fretta.

Nella foto a sinistra Angelo Provenzano, a destra Giuseppe Graviano

Fonte:antimafiaduemila

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