Lorusso, Riina e la lettera in alfabeto fenicio

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di Aaron Pettinari
Assume connotazioni sempre più inquietanti la figura del boss pugliese Alberto Lorusso. Gli inquirenti hanno ritrovato nella sua cella una lettera scritta con l’alfabeto fenicio. E le prime parole che sono state codificate sarebbero “Attentato”, “papello” e “Bagarella”. A riportare la notizia è il quotidiano La Repubblica. E’ chiaro che il contenuto della missiva fa sobbalzare specie se si considera che nei mesi scorsi Lorusso è stato testimone diretto dei colloqui con il capomafia corleonese Totò Riina. Queste chiacchierate, avvenute durante l’ora d’aria presso il carcere milanese di Opera, sono state intercettate dagli investigatori della Dia ed è noto che più volte il “Capo dei capi” ha espresso mandato di morte nei confronti del sostituto procuratore Nino Di Matteo. “Organizziamola questa cosa, facciamola grossa e non ne parliamo più, perché questo Di Matteo non se ne va” diceva il 16 novembre. E poi ancora altre esternazioni come “Di Matteo deve morire. E con lui tutti i pm della trattativa, mi stanno facendo impazzire”, “A questo ci devo far fare la stessa fine degli altri”, “Questo Di Matteo non ce lo possiamo dimenticare. Corleone non dimentica”.

A fine dicembre i magistrati di Palermo si sono recati a “Rebibbia”, dove nel frattempo è stato trasferito Lorusso, per interrogare il capomafia della Sacra Corona Unita proprio in merito ai contenuti delle conversazioni. E proprio durante l’audizione sarebbe stata predisposta la perquisizione che ha portato al ritrovamento della missiva. E la traduzione effettuata ha contribuito ad alzare il livello d’allerta attorno ai pm che indagano sulla trattativa Stato-mafia.
In base agli approfondimenti sul passato di Lorusso è emerso che in varie occasioni i magistrati avevano ritrovato delle lettere in codice, e che lo stesso sia un vero esperto di crittografia. A dicembre l’audizione è stata sospesa e Lorusso sarebbe ora indagato per false dichiarazioni a pubblico ministero. Resta ora da capire, da parte degli inquirenti di Palermo e Caltanissetta che indagano sulle parole di Riina, se quella lettera in alfabeto fenicio sia stata scritta dal Lorusso per recapitare un messaggio all’esterno, se ciò è già stato fatto, o se invece sia stata inviata da qualcuno che voleva “suggerire” argomenti da sostenere con Riina. Entrambi le ipotesi sarebbero comunque gravi ed alzano il livello di attenzione nei confronti dei magistrati di Palermo.

Fonte:Antimafiaduemila

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