Testo unico antimafia in Europa: un cambiamento epocale

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di Lorenzo Baldo

Trapani. Era il 17 settembre scorso quando, con 29 voti a favore e 0 contrari, la Commissione CRIM (sul crimine organizzato, la corruzione e il riciclaggio di denaro)  approvava il testo unico antimafia. Il documento verrà sottoposto a Strasburgo, al voto finale della plenaria, nella seconda metà di ottobre (seconda sessione). Dopo 18 mesi di duro lavoro il testo approda finalmente in aula. Il Parlamento Europeo fornirà quindi le linee guida per un piano di contrasto globale delle mafie, delle organizzazioni criminali, della corruzione e del riciclaggio di denaro. A tutti gli effetti si tratta di un evento epocale che vede tra i suoi instancabili promotori la presidente della CRIM, Sonia Alfano, figlia del giornalista Beppe Alfano, ucciso dalla mafia nel 1993. “Tra le misure che si chiedono – aveva spiegato meno di due settimane fa la Presidente della Commissione CRIM – l’introduzione del reato di associazione mafiosa in tutti gli ordinamenti degli Stati membri; l’abolizione del segreto bancario; l’esclusione da gare d’appalto per aziende condannate con sentenza passata in giudicato per reati di criminalità organizzata, corruzione, riciclaggio; la confisca dei beni, anche attraverso misure di confisca in assenza di condanna, e il riutilizzo a scopi pubblici e sociali dei patrimoni confiscati; il reato di voto di scambio che contempli anche vantaggi immateriali; previsione di ipotesi di incandidabilità, ineleggibilità e decadenza da cariche pubbliche”. “Nella relazione – aveva specificato la Alfano – si chiedono anche dei codici di condotta molto più rigidi per i partiti politici (es. controllo del finanziamento pubblico ai partiti) e una maggiore protezione dei testimoni di giustizia. Siamo ormai ad un passo dall’armonizzazione delle norme a livello europeo”. “Questo non è un testo che resterà nel cassetto – aveva di seguito sottolineato – chi sarà eletto nella prossima legislatura avrà il compito di portare avanti la nostra battaglia”. E proprio oggi viene confermato che l’obiettivo è quello di “colpire il crimine organizzato in tutta Europa con strumenti efficaci, sulla base dell’esperienza legislativa italiana, che può essere comunque migliorata”. “Siamo ormai vicini all’armonizzazione delle norme. E’ la prima volta, nella storia, che il Parlamento Europeo affronta il tema delle mafie in maniera così concreta, attraverso un’apposita Commissione”, sottolinea la Presidente. “Sono orgogliosa di presentare il nostro lavoro a Trapani e di parlarne con quei magistrati da troppo tempo isolati e ignorati dalle Istituzioni nonostante le gravissime minacce ricevute e gli ultimi accadimenti, tra i quali il ritrovamento della microspia nel parcheggio a loro riservato. Credo sia doveroso far sentire la nostra vicinanza e il sostegno personale e istituzionale” aggiunge. Dal canto suo il procuratore capo di Trapani, Marcello Viola (presente nell’aula Gip insieme a diversi rappresentanti della Procura e del Tribunale), nell’esprimere “particolare apprezzamento” per la scelta del luogo, sottolinea che “il documento è di vitale importanza, perché riconosce il reato di associazione mafiosa su scala europea”. “Un passo fondamentale – aggiunge Viola – per un’azione di contrasto alle mafie in Europa”. Nell’illustrare i punti salienti del testo Sonia Alfano ricorda le difficoltà incontrate in Europa per far comprendere il tema mafia. Difficoltà condivise con il magistrato rumeno, Monica Macovei, ex ministro della giustizia, attualmente eurodeputato del PPE, che ha collaborato a stretto contatto con Sonia Alfano. Diversi magistrati ed investigatori italiani ed europei hanno collaborato esternamente con la Commissione che ha visto tra i suoi attivi componenti anche Rita Borsellino, sorella del giudice assassinato da Cosa Nostra. Nel suo intervento contenuto nel volume dedicato al contrasto europeo al crimine organizzato e alle mafie* la dottoressa Macovei aveva sottolineato a suo tempo che non c’è crimine organizzato senza corruzione. “Per sradicare le reti criminali e fermare le attività illegali – aveva specificato l’ex ministro della giustizia rumeno –, dobbiamo affrontare entrambi i tipi di attività criminali, contestualmente, a livello UE. Per soddisfare le aspettative del cittadino dobbiamo continuare a fare delle misure anticorruzione e dello smantellamento delle reti criminali le nostre priorità politiche. La corruzione e i reati economici sono minacce alla sicurezza interna dell’Unione”. Il 24 aprile del 2012 era stata la stessa Sonia Alfano a presentare al palazzo di giustizia di Palermo la CRIM al fianco di Roberto Scarpinato, Antonio Ingroia e Nino Di Matteo (che insieme ad altri 48 magistrati avevano contribuito attivamente alla stesura della relazione di presentazione della Commissione), in quella occasione aveva spiegato il grande valore dell’istituzione di questo nuovo organismo internazionale. La Alfano aveva quindi specificato che la Commissione non si sarebbe limitata ad aggredire la mafia in senso stretto, “l’obiettivo è di colpire in maniera esemplare i colletti bianchi, i fiancheggiatori e i loro patrimoni” con pene severissime per i reati di corruzione e riciclaggio. A distanza di un anno e mezzo quell’obiettivo si fa ancora più realizzabile. “La commissione – sottolinea con convinzione Sonia Alfano – dovrà riferire regolarmente in Parlamento circa le attività di contrasto al crimine organizzato portate avanti in ogni Stato membro”. “La Commissione – spiega – invita gli Stati membri a proseguire gli sforzi comuni” per “un’agevole ed efficace cooperazione giudiziaria finalizzata al contrasto al crimine transnazionale”. La Alfano specifica in seguito di avere introdotto nel testo unico antimafia la figura del testimone di giustizia relativo alle mafie e alla criminalità organizzata. “Abbiamo introdotto una serie di misure a tutela dei familiari delle vittime innocenti cercando di rifarci ai provvedimenti del nostro Paese”. La Presidente dalla CRIM ribadisce poi l’importanza di una proposta legislativa “che garantisca in maniera efficace il reciproco riconoscimento degli ordini di sequestro e degli ordini di confisca connessi alla misura di prevenzione patrimoniale adottata dalle autorità giudiziarie italiane e ai provvedimenti in materia civile adottati dai diversi stati membri”. L’auspicio è quello di ampliare la collaborazione con Europol. Nell’accennare la questione della pubblica amministrazione trasparente finalizzata a contrastare la corruzione viene menzionato il danno economico annuale, a livello europeo, di 120 miliardi di euro causato dalla corruzione. Una cifra stratosferica. Tra gli Stati colpevoli è proprio l’Italia “primeggiare” con i suoi 60 miliardi di “buco”. Sonia Alfano chiede espressamente ai magistrati presenti di valutare il testo di farle arrivare le successive valutazioni. Solo così potrà essere migliorabile. Resta il fatto che fornire determinate linee guida all’Unione Europea rappresenta effettivamente un passaggio fondamentale. Un’esigenza che a suo tempo era già stata avanzata dall’attuale procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato. “E’ indispensabile – aveva evidenziato il magistrato – che negli stati europei venga introdotto in reato di intestazione fittizia di beni a terzi. E’ impressionante quello che sta succedendo in Germania: proliferano decine di società intestate a cittadini tedeschi i quali si prestano dietro compenso di denaro a fare da prestanome a mafiosi che così nascondono i loro beni. Va istituita la procura europea antimafia. La centralizzazione delle indagini, con un organismo unico che senza limiti spaziali può condurre investigazioni in tutto il territorio europeo per poi portare i rei di fronte ai tribunali nazionali sulla base di reati che vengono stabiliti con norme del Parlamento Europeo”. E proprio in merito alla Germania l’immagine che scaturisce dai resoconti della stessa Alfano è quella impietosa di un Paese che di fronte ai milioni di euro accumulati nel
proprio territorio da esponenti della ‘Ndrangheta (più o meno occulti) si limita ad osservare che comunque costoro “pagano le tasse”, senza porsi alcun problema sulla reale provenienza di cotanto denaro. Un vero e proprio obbrobrio che grida vendetta al cielo nel nome di tutte le vittime delle mafie. Il lavoro che si prospetta per la CRIM appare indubbiamente mastodontico. Il cambiamento epocale contrassegnato da questo testo unico rappresenta però la chiave di volta per affrontare e sconfiggere la criminalità organizzata nell’Unione Europea. E il cammino è appena tracciato.

In foto: Roberto De Simone, Sonia Alfano, Marcello Viola

Fonte:Antimafiaduemila

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