La Terra ha le ore contate Stoccolma, allarme sul clima

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Il vertice dei super-esperti Onu: la Terra ha poco tempo per salvarsi. Se entro dieci anni non si interverrà sul clima si rischia la catastrofe. Il surriscaldamento minaccia le risorse idriche di 800 milioni di persone, soprattutto in Asia.
È l’uomo con le sue attività a causare il riscaldamento climatico della Terra. La certezza giunge dal quinto rapporto sul riscaldamento climatico redatto dall’Onu. Il gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc) ne pubblicherà venerdì prossimo la prima parte in occasione della riunione che si terrà in Svezia. I leader di 195 paesi nel mondo sono riuniti, infatti, a Stoccolma fino al 26 settembre per fare il punto sul riscaldamento globale e discutere i risultati di questo rapporto. Ad esso hanno lavorato per sei anni centinaia di scienziati con l’ausilio di 1500 esperti. Il rapporto completo conta ben 2.200 pagine.

Il presidente Rachenda Pachauri ha lanciato un allarme sulle colonne del Financial Times, avvertendo che i ghiacciai della catena dell’Himalaya si stanno sciogliendo a ritmi talmente elevati che nel giro di due decenni saranno a rischio le scorte idriche di milioni di persone, soprattutto in Asia. «Le prove scientifiche sui cambiamenti climatici si sono accumulate anno dopo anno – ha detto nella sua relazione di apertura Rajendra Pachauri, presidente dell’Ipcc – lasciando margine a pochi dubbi, a parte sulle gravissime conseguenze» che subirà il pianeta. Il rapporto evidenzierà l’urgenza di agire per contenere il riscaldamento a +2°C, un obiettivo accolto dai Paesi che negoziano sotto l’egida dell’Onu, ma che appare sempre meno realizzabile. «Sono lieto di lavorare con voi per i prossimi quattro giorni per deliberare e approvare il rapporto, riga dopo riga», ha aggiunto Pachauri. Gli altri due capitoli del rapporto (sulle conseguenze attese e sui mezzi per affrontarle) sono attesi nella primavera prossima, prima di una sintesi globale nell’ottobre 2014.

Se da un lato infatti, la maggior parte dei ricercatori hanno sottolineato che l’uomo ha un ruolo importante nei cambiamenti climatici, dall’altro molti governi e ricercatori «scettici» hanno chiesto una spiegazione più chiara sul rallentamento dell’aumento di temperatura che si sta verificando dal 1998 a oggi, apparentemente contro ogni aspettativa.

Dati preoccupanti
Gli scienziati hanno prospettato quattro possibili sviluppi per la fine del secolo: nel più ottimista dei casi, la temperatura si alzerà di un grado rispetto agli anni 1986 – 2005 e il livello del mare crescerà di 24 cm; in quello più catastrofico, il livello dei mari si alzerà fino a 80 cm in più rispetto a oggi e la temperatura si alzerà di 4 gradi centigradi rispetto allo stesso periodo temporale.

Il documento dovrebbe servire soprattutto da guida ai leader mondiali che si sono impegnati, entro il 2015, a trovare una soluzione comune. Rispetto ai rapporti degli anni 2001 e 2007, la percentuale di probabilità che siano le attività umane a causare i riscaldamento è salita dal 66 al 90 e al 95% di oggi. «C’è una forte probabilità che questo abbia causato il riscaldamento degli oceani, sciolto neve e ghiacciai, alzato i livelli del mare nel mondo, e modificato alcune situazioni climatiche estreme» si legge sulla bozza del rapporto.

Secondo gli esperti, il pianeta potrà salvarsi solo imboccando la via dello scenario migliore, se si riuscisse a restare entro un tetto di 421 parti per milione di Co2. Non è un’impresa facile, visto che le emissioni globali hanno già oltrepassato le 400 parti per milione, con un indicatore che continua a salire di oltre 2 parti l’anno. Tra 10 anni, quindi, la soglia limite sarà raggiunta. Le azioni da intraprendere sono principalmente due: minimizzare la combustione fossile e bloccare la deforestazione. Ma nel vertice di Copenaghen del 2009, invece che a una riduzione, si è giunti a un aumento delle emissioni serra. Per questo motivo, il rapporto usa un’espressione molto forte definendo «virtualmente certo il cambiamento climatico» e l’aumento della temperatura.

Le conseguenze
Fra i 150 e i 200 milioni di persone saranno costretti a migrare. Ma a pagare le conseguenze maggiori saranno i bambini: 25 milioni in più soffriranno gli impatti del cambiamento climatico nel futuro e saranno 100 milioni quelli che affronteranno una maggiore insicurezza alimentare. I più giovani avranno i maggiori rischi per la salute, malnutrizione e immigrazione.

I prezzi del cibo aumenteranno annullando gli sforzi compiuti contro la fame nel mondo. L’Unicef ha spiegato al Guardian che nonostante siano i più direttamente coinvolti dagli effetti del riscaldamento globale, i bambini sono sempre stati lasciati «fuori dai discorsi». «Ci dirigiamo verso un futuro dove i miglioramenti ottenuti per i bambini verranno minacciati e la loro vita, il loro benessere e la loro sopravvivenza sono a rischio… nonostante abbiano le colpe minori», ha dichiarato il direttore di Unicef Uk al quotidiano.

24 settembre 2013

Tratto da: unita.it

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