Afghanistan, Monti e i conti sballati

di Ennio RemondinoGlobalist

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L’economia e la guerra. Alla Bocconi la materia «Guerra» non è prevista in alcun piano di studi. Neppure ai vertici della Commissione Ue pare che con le guerre ci capiscano molto, visti i pasticci balcanici ancora aperti alle porte di casa. Quindi alcune umili osservazioni critiche – dubbi chiamiamoli – al presidente del Consiglio Mario Monti che di economia è maestro ma di guerre ne capisce poco.

Al contrario io ho frequentato più guerre che esami di economia (sono rimasto al Samuelson), ma non ho capito la cosiddetta “Exit strategy” dalla trappola Afghanistan buttata lì dal premier in visita al nostro contingente militare ad Herat. Belle parole le sue: sempre meno forza militare e sempre più sostegno solidale, avrebbe promesso al collega padrone di casa Hamid Karzai. Ma le strategie in Afghanistan, sia militari sia di sostegno economico, non le decidiamo noi Italia, e questo lo sapeva sia il presidente Monti, ma soprattutto Karzai, che non è esattamente un angioletto.

Guerra vinta troppe volte. Ammetto che l’Afghanistan, che ho conosciuto nell’ottobre del 2001 per un po’ di mesi, è cosa lontana. Kabul, raccontai anch’io, “liberata” dai Talibani. Era la cronaca del tempo, prima, molto prima che in quel pasticcio fossero coinvolti anche dei militari italiani. Fummo in molti ad ingannare per essere stati a nostra volta ingannati. Il presidente Usa di allora, George W. Bush, dopo aver trascinato il mondo a caccia di armi di distruzione di massa in Iraq, già nel 2003 ci raccontò che anche la guerra in Afghanistan era stata vinta. Da allora sono trascorsi 11 anni e di vittoria – se avesse un senso la parola stessa – nessuno più parla. La sintesi della lingua inglese col suo “Exit strategy” rende più digeribile il nostrano “E ora come ne usciamo” che sta alla base delle difficili scelte dell’attualità. Per memoria condivisa – e salvo errori – in Afghanistan restano ancora oggi 110 mila soldati Nato, di cui 68 mila Usa. Per una guerra vinta da quasi 10 anni non è male.

Quanti morti e per cosa. Parlare di numeri in Afghanistan è un po’ come parlare di democrazia: materia astratta salvo che – per i numeri – al bazar. Quante “vittime” o “caduti”, come vengono ufficialmente chiamati i morti ammazzati, con lo sconto di feriti, mutilati, invalidi e impazziti? Visto che metà del territorio è fuori dal controllo delle forze governative i numeri sono lotteria. Al lotto di Karzai con avallo Usa, ci dicono di oltre 35 mila, tra militari (afghani e stranieri) e civili: 21 mila civili (numero fortemente contestato da molte organizzazioni umanitarie), 10 mila militari afghani e oltre 3 mila della coalizione. 3191 per l’esattezza, salvo tragiche correzioni di cronaca quotidiana. Tra loro 2.125 morti sono statunitensi, 1.066 degli altri paesi della coalizione, compresi i nostri 52 militari italiani. Resta invece senza risposta la seconda domanda: tutto questo per cosa? Il premier Monti ha accortamente evitato l’argomento. Serve anche un professore di storia al governo.

I costi in soldi globalizzati. Qui parliamo una lingua più vicina alle conoscenze dell’attuale governo italiano. I costi ufficialmente dichiarati soffrono della mancanza dei dati relativi ai benefit forniti al governo di Kabul sotto varie forme. Ad esempio, l’Afghanistan è stato designato nel luglio di quest’anno «maggiore alleato non Nato degli Usa», cioè gli Stati Uniti si impegnano a garantirne la sicurezza. Costi? Dati non pervenuti. Ma dal confronto dei dati noti esce fuori che la coalizione si impegna a versare oltre 4 miliardi di dollari all’anno, per quattro anni. All’Italia -udite udite- compete l’obolo di 120 milioni di dollari all’anno, da qui al 2015. I 70 “Paesi donatori” hanno deciso di aggiungere altri 4 miliardi all’anno per “esigenze civili” sino al 2015. Due terzi per la ricostruzione e il resto per la sicurezza. Vista la corruzione nel paese, l’amministrazione del fondo fiduciario è affidata alla Banca Mondiale. Un soldato morto passi, ma i soldi veri non si toccano.

Obama Nobel per la pace. Gli Stati Uniti, per l’avventura Afghanistan, hanno speso finora 550 miliardi di dollari, con oltre 35 mila missioni di attacco dei cacciabombardieri F/A18. Una sola missione costa 150 mila dollari, salvo uso di bombe particolari. Ma ora ci attrezziamo anche noi con i nuovissimi F-35 e usciamo di corsa dalla crisi.

 

Fonte: http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=35511&;typeb=0&Afghanistan-Monti-e-i-conti-sballati.

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