Per Mario Draghi non esistono Matteo Messina Denaro, la mafia e la necessità di combatterla

Saverio Lodato

Se una notte d’inverno, fosse finalmente arrestato Matteo Messina Denaro.
Se il cerchio di parenti stretti, familiari larghi e di terzo e quarto grado, soci in affari e prestanome, complici e testimoni dei suoi misfatti, uomini in divisa, amici e ex compagni di scuola, si stringesse per sempre.
Se potessimo finalmente conoscere il volto, la nuova identità, i documenti provvisori che da quasi trent’anni consentono a Messina Denaro di passeggiare indisturbato.
Sì, insomma, se dovessero avverarsi le profezie di quanti – e sono tanti – che da anni vanno vaticinando di un arresto imminente dell’uomo che sa tutto di stragi e trattative, complicità fra Stato e Cosa Nostra, apparati di sicurezza, esponenti politici, e manovalanza criminale.
E se poi, sempre in una notte d’inverno, la primula rossa di Cosa Nostra decidesse di collaborare con la giustizia. Di vuotare il sacco, facendosi pentito, come tanti altri prima di lui.
E se iniziasse a riempire centinaia e centinaia di pagine di verbale. Raccontando il come e il perché delle stragi di Capaci e via D’Amelio, Roma, Milano e Firenze.
Confermando quello che già si sa, come da sentenze definitive; a esempio che Silvio Berlusconi finanziò per anni e anni Cosa Nostra; a esempio che Marcello Dell’Utri, cofondatore di Forza Italia, fece da cerniera fra gli interessi di Cosa Nostra e Arcore, grazie all’appoggio dello stalliere Vittorio Mangano.
O se confermasse, in tutto o in parte, quei mozziconi di discorso che lo stragista Giuseppe Graviano da un po’ di tempo in qua va ripetendo su cene e incontri con Berlusconi, nel disinteresse generale della Grande Stampa.
Insomma.
La domanda potremmo formularla così: se una volta arrestato, Matteo Messina Denaro dovesse fare la scelta di rendersi finalmente utile alla comunità, aprendo le sue casseforti zeppe di segreti e dossier omissati, che succederebbe in Italia?
Nulla. Con ogni probabilità non succederebbe nulla. Si direbbe che non è credibile.




Quanto a Mario Draghi.

Mario Draghi è fresco di discorso della corona. Ha spiegato, sotto tanti profili, qual è, a suo giudizio, la grave situazione italiana; come intende porvi rimedio; a quali linee guida dovranno attenersi le forze multicolore che sorreggeranno il suo governo. Sin qui, non c’è nulla da eccepire.
Resta il fatto che nel discorso della corona di Mario Draghi la parolina “MAFIA” non compare. Né si possono rilevare riferimenti di alcun tipo alla necessità della conduzione di una coerente “LOTTA ALLA MAFIA”.
Questo è molto strano. Questo non è bello. Questo non ce lo aspettavamo.
Si potrebbe persino dire, che siamo in presenza – a tenerci stretti – di una prima autentica caduta di stile del nuovo premier d’Italia. Svista? Dimenticanza? Cattivi consiglieri? Vai a sapere.
Ci rendiamo conto però che mafia e lotta alla mafia non sono pane quotidiano per i bocconiani che affollano la nuova compagine governativa.
Significa che dovremmo farci bocconiani anche noi, pur di negare l’evidenza?
In Italia, la mafia c’è e Draghi lo sa benissimo. Come dovrebbe sapere che senza lotta alla mafia, l’Italia non va da nessuna parte.
Ecco perché, secondo noi, se Messina Denaro prima fosse arrestato, e poi si pentisse, le sue rivelazioni suonerebbero come devastante minaccia a questo governo.
Insomma, non accadrebbe nulla.
Come dicevamo un attimo fa.
(Invece speravamo di meglio, come scrivemmo qui). Certo. C’è sempre tempo per recuperare…
Quanto al resto del discorso del premier, un ottimo discorso.

saverio.lodato@virgilio.it

Fonte:Antimafiaduemila

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