Giornata dello spreco alimentare: l’Italia s’è desta. Durante la pandemia meno spreco nelle case

Coldiretti: dal taglio del 25% dello spreco cibo per 4 milioni di poveri

Secondo il rapporto “caso Italia” realizzato con i dati raccolti dai Waste Watcher International Observatory con Distal Unibo su rilevazioni IPSOS, pubblicato in occasione dell’ottava Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare che si celebra oggi, «L’Italia s’è desta, e promette di risorgere dalle cucine: così l’effetto pandemia si trasforma nel nuovo patto degli italiani col cibo. L’Italia del Covid, infatti, sembra aver prosciugato parte dello spreco alimentare: nel 2020 sono finiti nella spazzatura “solo” 27 kg di cibo a testa (529 grammi a settimana), l’11,78% (3,6 kg) in meno all’anno rispetto al 2020. Oltre 222.000 tonnellate di cibo “salvato” in Italia, per un risparmio di 6 € pro capite. Vale 6 miliardi e 403 milioni lo spreco alimentare domestico nazionale e sfiora i 10 miliardi con le perdite in campo e lo spreco nell’industria e distribuzione».

Sperco Zero fa l’esempio del pane: «Ne gettiamo 20 grammi a settimana (1 kg all’anno), mentre la frutta resta in vetta alla hit del cibo più sprecato con 37 grammi settimanali (quasi 2 kg ogni anno, pro capite). Siamo più spreconi a sud (+15%, 600 grammi a settimana) e nei piccoli centri, più virtuose sono le città dei piccoli comuni, più virtuosi i single delle famiglie con figli».

Un un focus sul packaging realizzato in collaborazione con Conai rivela che ci affidiamo agli imballaggi per provare a sprecare meno: «In un anno di uscite contingentate, li abbiamo usati per cercare informazioni sulla scadenza (57,4%) e sulle modalità di conservazione (43%), ma anche sul conferimento in raccolta differenziata (28,6%). E il 70% degli italiani potrebbe pagare di più per un pack che conservi più a lungo un prodotto».

Il 69% degli italiani fa la spesa per lo più una o due volte alla settimana e il 33% dei consumatori è fortemente  consapevolezza dell’importanza di investire qualche euro in più per la qualità, mentre il 60% cerca il miglior rapporto costo/qualità. Solo meno del 5% è alla costante ricerca del ribasso.

Sperco Zero fa però notare che «Per prevenire lo spreco la tecnologia sembra impattare ancora poco, rispetto alle strategie di “buon senso”: il 41% privilegia l’acquisto periodico di prodotti a lunga scadenza e quello frequente di prodotti freschi, il 39% si concentra nell’organizzazione del frigorifero/dispensa, il 37% sceglie di acquistare prodotti in piccolo formato e più di 1 italiano su 3, il 36%, compila sistematicamente una lista della spesa basata sul menu settimanale. L’87% non si formalizza sulla scadenza, e – dietro assaggio – consuma il cibo anche 24 ore dopo il suo teorico deperimento».

Dal rapporto emerge che  «LItalia è fra i Paesi più sensibili allo sviluppo sostenibile e al tema spreco, dietro Cina e Corea. Peggio la Francia e la Germania, Stati Uniti e Canada, in media, più disattenti».

Secondo l’agroeconomista Andrea Segrè, fondatore della campagna  Spreco Zero e della Giornata nazionale del 5 febbraio, «Dalle loro case e dalle cucine, reduci dai mesi di lockdown e distanziamento, gli italiani lanciano un’OPA sul loro futuro. La tendenza a una netta diminuzione dello spreco alimentare domestico, che a livello nazionale e globale gioca la parte del leone con un’incidenza del 60/70% sullo spreco di filiera, si conferma saldamente in questo primo scorcio del 2021. Colpisce l’attenzione degli italiani al tema: l’85%, quindi una percentuale quasi plebiscitaria, chiede di rendere obbligatorie per legge le donazioni di cibo ritirato dalla vendita da parte di supermercati e aziende ad associazioni che si occupano di persone bisognose, in seguito all’aumento della povertà generato dalla pandemia Covid-19».

Coldiretti fa notare però che «Riducendo di appena il 25% gli sprechi di cibo degli italiani sarebbe possibile imbandire adeguatamente la tavola dei circa 4 milioni di poveri che in Italia con l’emergenza Covid sono costretti a chiedere aiuto per il cibo con pacchi alimentari o pasti gratuiti in mensa o nelle proprie case».

secondo gli ultimi dati del Fondo di aiuti europei agli indigenti  (Fead) «Tra le categorie più deboli dei nuovi indigenti il 21% è rappresentato da bambini di età inferiore ai 15 anni, quasi il 9% da anziani sopra i 65 anni e il 3% sono i senza fissa dimora» e Coldiretti aggiunge che «Nel 2020, sono 5,2 milioni le tonnellate di alimenti finiti nella spazzatura tra quello che si getta tra le mura domestiche e ciò che riguarda tutta la filiera, per un valore complessivo di circa 9,7 miliardi di euro. Agli sprechi domestici che secondo la Coldiretti rappresentano in valore ben il 54% del totale vanno aggiunti quelli nella ristorazione (21%), nella distribuzione commerciale (15%), nell’agricoltura (8%) e nella trasformazione (2%)».

E Coldiretti conferma che «L’anno del Covid fa registrare tuttavia una positiva svolta nei comportamenti degli italiani che hanno taglia gli sprechi e aumentato la solidarietà nei confronti dei più bisognosi, da parte delle industrie, degli agricoltori, della ristorazione, della distribuzione e di singoli cittadini. Proprio per sostenere la svolta green nel Belpaese».

Coldiretti ha predisposto un decalogo anti spreco:  1) Fai la lista della spesa; 2) Procedi con acquisti ridotti e ripetuti nel tempo; 3) Preferisci le produzioni locali e compra nei mercati a km 0; 4) Acquista seguendo la stagionalità dei prodotti; 5) Prendi la frutta con il giusto grado di maturazione; 6) Separa le diverse varietà di frutta e verdura, 7) Non tenere insieme i cibi che consumi in tempi diversi, 8) Controlla sempre l’etichetta, 9) Chiedi la doggy bag al ristorante per consumare a casa gli avanzi, 10) Cucina con gli avanzi ricette antispreco.

fonte: greenreport.it

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