Chiude MicroMega. Gli Agnelli sì che se ne intendono, di giornali

Saverio Lodato

MicroMega, che Paolo Flores d’Arcais dirige da quasi 35 anni, cioè dalla sua fondazione, non è mai stato né un periodico mantenuto con danaro pubblico né una greppia per mantenuti, tanto per precisare.
Al contrario: è stato un grande bimestrale di approfondimento, diffuso in edicole e librerie, e sul quale hanno scritto fra le migliori firme della cultura italiana e straniera. E su argomenti, verrebbe da dire, a tutto campo: cultura e politica, scienza e filosofia.
Inutile e superfluo, adesso, tesserne lodi ovvie, e quasi a futura memoria.
Chi ha avuto per le mani, almeno una volta, un numero di MicroMega, sa di cosa stiamo parlando.
Diciamo a futura memoria perché è appena uscita la notizia, pubblicata dal Fatto online, che il direttore generale della divisione stampa nazionale del gruppo Gedi (che si scrive Gedi, ma si legge Agnelli), Corrado Corradi, ha firmato questa letterina di Natale inviata ai dipendenti: “Gentili Signori, vi informiamo che dalla data del 1 gennaio 2021, Gedi Gruppo editoriale S.P.A. cesserà la pubblicazione del periodico Micromega. Cordiali saluti”.
Come? Perché? Che è successo? Non è dato sapere.
Più o meno come se ai calciatori della Juventus (ogni riferimento è puramente casuale) arrivasse una letterina così concepita: “Cari calciatori della Juventus vi informiamo che dalla data del 1 gennaio 2021 Ronaldo non farà più parte della squadra. Cordiali saluti”.
Il paragone non sembri forzato, visto che dopo il pesante ridimensionamento di Repubblica, con nuova direzione e conseguente fuoriuscita di alcune fra le sue firme più prestigiose, MicroMega restava – editorialmente parlando – la corazzata del gruppo. Il suo direttore, Paolo Flores d’Arcais per il momento non ha commentato.
Il caso vuole, invece, che la notizia, appena due giorni fa, sia stata preceduta da un’altra (meno grave, per fortuna, quanto alle immediate conseguenze), ma che sembra far da contrappunto, sinistro e gemello, a quella di oggi.
Maurizio Molinari, il nuovo direttore, per l’appunto di Repubblica, aveva scritto una lettera, per certi versi buffa, ai giornalisti, una sorta di decalogo comportamentale.
In essa, si legge, fra l’altro: “Il nostro dovere è di garantire il pluralismo delle idee e delle opinioni nel solco della nostra identità, che è quella di un gruppo editoriale che si fonda sui valori dell’Europa e dell’occidente, della democrazia liberale e della laicità dello Stato”. Non si capisce bene perché siano rimasti esclusi i valori dell’estremo Oriente e quelli dell’Africa nera.
Ma ancora: “Chi lavora nel gruppo Gedi … deve credere nello studio, conoscere il proprio pubblico di riferimento, evitare ogni forma di militanza (ahi ahi…), essere aperto alla comunicazione su ogni piattaforma…”. Toccherà ai colleghi di Repubblica, se ne avranno volontà e forza, di ribadire i valori (questi sì) costituzionali, che riconoscono a ogni cittadino il suo diritto a qualsiasi forma di militanza.
Quanto a MicroMega, ci piacerebbe invece ascoltare adesso lo stesso coro indignato che denuncia periodicamente i tentativi di chiusura di Radio Radicale; radio, questa sì, tenuta in vita dal finanziamento pubblico, e dove lavorano bravissimi colleghi.
Il pluralismo dell’informazione va rispettato sino in fondo.
Quanto ai valori che ispirarono le Crociate, i giornali di oggi possono fare volentieri a meno.
(Ci auguriamo, ovviamente, che la notizia della chiusura di MicroMega venga smentita).

Foto originale © Paolo Bassani

Fonte:Antimafiaduemila

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