Spreco alimentare, il lockdown ha cambiato in meglio le nostre abitudini?

Nuovo report di Altroconsumo: “Secondo il nostro sondaggio il 41% dei rispondenti ha dichiarato di aver ridotto le quantità di cibo sprecato”

Quando c’è da stringere la cinghia, e il lockdown è stato uno di quei momenti elevato alla massima potenza, si consuma meno alimenti. Non è un caso quindi che, secondo un’indagine sullo spreco di cibo condotta da Altroconsumo certifichi che la quarantena della scorsa primavera ha generato un cambiamento positivo nelle abitudini. Non sono numeri duri, quindi, ma stime legate a sondaggi, ciononostante tutt’altro che inverosimili: il 41% dei rispondenti ha dichiarato di aver ridotto le quantità di cibo sprecato, anche grazie a comportamenti più attenti, il 38% ha compilato più spesso la lista della spesa, il 37% ha pianificato con più metodicità i pasti e il 32% ha riutilizzato più spesso gli avanzi. Mentre nella prima parte dell’anno solamente il 42% degli italiani aveva dichiarato di non sprecare cibo in casa, ad aprile il dato è salito fino al 68%.

Il report viene presentato in occasione della giornata internazionale della consapevolezza sugli sprechi alimentari (International Day of Awareness for Food Losses and Waste), tema sempre più importante dato che ogni anno nel nostro paese vengono buttati due milioni e duecentomila tonnellate di cibo.

Insieme alla consapevolezza vi è una forte volontà di cambiamento, con l’83% degli intervistati che dichiara un notevole impegno per ridurre lo spreco di cibo in casa anche se il 73% ritiene che gli scarti siano attribuibili più a scelte dell’industria alimentare, distribuzione e catering, più che all’ambito familiare.

Il dato è confermato anche da Coldiretti, che segnala i numeri evidenziati dalla sua indagine: più di 1 italiano su 2 (54%) ha diminuito o annullato gli sprechi alimentari adottando strategie che vanno dal ritorno in cucina degli avanzi ad una maggiore attenzione alla data di scadenza, fino alla spesa a chilometri zero dal campo alla tavola con prodotti più freschi che durano di più.

Nonostante la situazione comunque preoccupante si registrano – sottolinea Coldiretti – dati positivi sul piano della riduzione dello spreco alimentare, incoraggiati anche dall’emergenza coronavirus che costringendo gli italiani nelle case, tra lockdown e smart working, ha fatto anche emergere una maggiore consapevolezza sul valore del cibo con più tempo in cucina, il ritorno del fai da te, la riscoperta del piatti con gli avanzi e la preparazione delle conserve.

Il risparmio del cibo non è solo un problema etico ma che determina anche – precisa la Coldiretti – effetti sul piano economico ed anche ambientale per l’impatto negativo sul dispendio energetico e sullo smaltimento dei rifiuti. Lo spreco alimentare nelle case degli italiani ammonta comunque a circa 36 kg all’anno pro capite e cresce durante l’estate – segnala Coldiretti – con l’aumento delle temperature che rendono più difficile la conservazione dei cibi.  Tra gli alimenti più colpiti svettano infatti verdura e frutta fresca, seguite da pane fresco, cipolle e aglio, latte e yogurt, formaggi, salse e sughi.

Nonostante la maggiore attenzione il problema resta però rilevante – conclude la Coldiretti – con ogni famiglia italiana che getta nella spazzatura cibo per un valore di 4,91 euro la settimana per un totale di 6,5 miliardi, che sale notevolmente se si considera l’intera filiera dai campi alla ristorazione, con una riduzione peraltro del 25% dello spreco domestico rispetto all’anno precedente.

Altroconsumo ha, invece, scattato una fotografia che evidenzia le abitudini che portano allo spreco: poche semplici accortezze aiuterebbero molti a ridurre la quantità di cibo che finisce nella spazzatura. Prima di fare la spesa il 50% degli italiani non ha l’abitudine di pianificare i pasti per i giorni successivi, il 33% di compilare la lista della spesa e il 22% di controllare cosa ha già in casa. Da evitare un approccio impulsivo alla spesa: arrivata al supermercato, 1 famiglia su 4 compra spesso alimenti che non aveva previsto, quasi 1 su 10 finisce per comprare troppo cibo a causa delle promozioni e il 7% per acquisti di impulso. Rientrato a casa, un italiano su tre non ripone gli alimenti in modo da consumare prima il cibo più vecchio con il risultato che il 32% dichiara di buttare alimenti non consumati in tempo e il 20% perché conservato male. Anche una pianificazione superficiale dei pranzi e delle cene alimenta le occasioni di spreco: il 20% degli intervistati dichiara di gettare il cibo perché ne ha acquistato troppo.

Ci sono anche altri fattori che influiscono sul “food waste”: il 39% dei rispondenti sprecherebbe meno cibo se avesse più opportunità di acquistare alimenti sfusi e il 56% ritiene che la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” andrebbe modificata per chiarire meglio che i prodotti possono essere consumati in sicurezza anche oltre la data indicata.

Diverse le motivazioni che portano allo spreco alimentare quando si mangia fuori casa: 3 italiani su 4 non hanno la possibilità di ordinare porzioni ridotte nella maggior parte dei bar e ristoranti che frequentano con il risultato che al 48% capita di avanzare del cibo nel piatto, ma solo 1 su 4 chiede sempre o spesso di poterlo portare via, principalmente  perché ritiene che la quantità di cibo avanzato sia troppo poca (57%), per imbarazzo (46%) o per scomodità (29%).

I sondaggi, va detto, lasciano il tempo che trovano. Ciononostante è ampiamente dimostrato che soprattutto quando si parla di spreco di cibo, le abitudini personali possono fare la differenza. C’è poi lo spreco endemico, che non sarà praticamente mai comprimibile senza interventi strutturali, ma siamo certi che si possa fare ancora molti passi in avanti. L’economia ecologica o sviluppo sostenibile che dir si voglia, non può non passare da ciò che mangiamo e da ciò che (non) consumiamo e gettiamo.

fonte: greenreport.it

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