Povertà nel mondo: i conti non tornano

Guterres: «Siate solidali con i poveri». Agire insieme per ottenere giustizia sociale e ambientale per tutti

[19 Ottobre 2020]

Celebrando il 17 ottobre l’International Day for the Eradication of Poverty, il segretario generale dell’Onu. António Guterres, ha sottolineato che la pandemia di Covid-19  «Rappresenta una duplice crisi per le persone più povere del mondo. Primo, sono loro che corrono il rischio più grande di essere esposti al virus e che hanno meno accesso a cure sanitarie di qualità. Secondo, delle stime recenti dimostrano che la pandemia quest’anno potrebbe sprofondare fino a 115 milioni di persone nella povertà: il primo aumento da decenni. Le donne sono le più esposte perché rischiano maggiormente di perdere il loro impiego e hanno meno chances di beneficiare di una protezione sociale».

Per questo, il capo dell’Onu ha sottolineato la necessità di «Dispiegare sforzi straordinari per lottare immediatamente contro la povertà». E, dato che la pandemia richiede un’azione collettiva forte, ha esortato i governi ad «accelerare la trasformazione economica investendo in una ripresa sostenibile». Secondo Guterres,  «I Paesi hanno bisogno di una nuova generazione di programmi di protezione sociale che coprano anche le persone che lavorano nell’economia informale. Fare causa comune è il solo modo di uscire da questa pandemia in tutta sicurezza. In questa Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà, siamo solidali con le persone che vivono in povertà, durante la pandemia di Covid-19 e oltre».

Quest’anno il tema dell’International Day for the Eradication of Poverty è stato quello della giustizia sociale e ambientale per tutti e l’Onu ricorda che «Il crescente riconoscimento della multidimensionalità della povertà significa che questi due problemi sono legati e che la giustizia sociale non può essere pienamente realizzata senza correggere le ingiustizie ambientali. Mentre sono stati fatti dei progressi nella lotta contro la povertà materiale, i successi sono stati più lenti nella lotta contro altre dimensioni importanti, in particolare le conseguenze ambientali sempre più importanti. Le persone che vivono in estrema povertà sono spesso le più colpite dai cambiamenti climatici e ambientali. Mentre lottano già per resistere alla povertà, oggi fanno anche fronte alle conseguenze di queste nuove sfide. Tuttavia, i loro sforzi ed esperienze spesso passano inosservati; la loro capacità di intraprendere azioni positive viene ignorata e la loro voce non viene ascoltata, soprattutto nei forum internazionali. In un mondo caratterizzato da un livello di sviluppo economico, mezzi tecnologici e risorse finanziarie senza precedenti, il fatto che milioni di persone vivano in estrema povertà suscita una profonda indignazione morale. Inoltre, le persone che vivono in povertà devono affrontare molte forme di discriminazione, tra le quali: condizioni di lavoro non sicure; condizioni abitative antigeniche; carenza di cibi nutrienti; accesso ineguale alla giustizia; una mancanza di partecipazione politica e una mancanza di accesso all’assistenza sanitaria».

Ma nel 27esimo anniversario della risoluzione A/RES/47/196 dell’Assemblea generale dell’Onu che istituisce la Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà e a 32 anni dalla chiamata all’azione di padre Joseph Wresinski, fondatore del Mouvement ATD Quart Monde, che il 17 ottobre 1987 portò a Parigi più di 100.000 persone che chiesero di unirsi per eliminare la povertà e garantire il rispetto dei diritti umani, su Dialogues économiques dell’Aix-Marseille School of Economics (AMSE), Michel Lubrano et Aurore Basiuk Faculté d’économie et de gestion (FEG) dell’Université d’Aix-Marseille, sottolineano che «Stimare la povertà nel mondo non è facile. Infatti, la definizione stessa della soglia di povertà, così come i metodi di calcolo, differiscono secondo i Paesi o gli organismi internazionali». Per questo i due economisti francesi propongono un nuovo metodo di valutazione.

Per farlo riprendono i risultati dello studio “A Bayesian Measure of Poverty in the Developing World”,  pubblicato nel 2017 sulla Review of Income and Wealth da Lubrano e dall’economista cinese Zhou Xun della Jiangxi University of Finance and Economics che puntava proprio a rispondere alla domanda: «Quante sono le persone povere nel mondo?», alla quale non è facile dare una risposta certa perché «E’ arduo sapere chi vive in situazione di povertà e i mezzi utilizzati per individuare queste persone possono dare dei valori molto differenti».

Nel loro studio però Zhou e Lubrano, che nello studio proponevano un nuovo metodo per valutare la povertà nei Paesi in via di sviluppo, calcolano che nel 2001 nel mondo vivevano in povertà tra 1 miliardo e 698.000 persone  e 1 miliardo e 846.000 persone. Quindi con un incertezza sulla situazione di ben 200 milioni di esseri umani.

Zhou e Lubrano davano 3 definizioni della povertà: La povertà assoluta che si riferisce alla mancanza dei mezzi essenziali per sopravvivere e che è definita da un reddito così basso da non poter procurarsi un “paniere di beni” corrispondente a 2.100 calorie al giorno per persona – che permettono a un adulto di sopravvivere – , a un alloggio e ad alte necessità vitali. La povertà assoluta riguarda soprattutto i Paesi in via di sviluppo dove non è assicurata la sussistenza della popolazione a causa della fame e della malnutrizione.  In contrasto alla povertà assoluta i due ricercatori mettono la povertà relativa che tiene conto dell’inclusività sociale e ricordano che partendo dall’esclusione dalla vita cittadina nell’antica Grecia e arrivando fino all’attuale legame tra non-impiego e povertà, «il “povero” è definito come un individuo ai margini della società». E quindi i poveri in realtà andrebbero contati secondo queste definizioni.

La Banca mondiale, basandosi su un modello dell’economista australiano Martin Ravallion  dell’Economics department della Georgetown University ex direttore di ricerca della Banca mondiale, ha  contò per il 2001  circa 1 miliardo e 599 milione di poveri nel modo, qualche centinaio di milioni in meno di Zhou e Lubrano.  Ma la soglia della povertà mondiale calcolata dai due economisti è di 1,48 dollari per i Paesi più poveri, cioè leggermente più elevata di quella della Banca mondiale di 1,25 dollari, che però ha stabilito la linea mondiale della povertà facendo la media delle linee della povertà nazionali  di un piccolo numero di Paesi. Allo stesso modo, negli anni ’90 la povertà era definita in un dollaro di reddito al giorno di reddito, in 1,25 dollari negli anni 2000 e oggi in 1,90 dollari. Questa è ina ridefinizione del dollaro per parità di potere di acquisto (dollaro PPA).

Ma in realtà la linea di povertà è definita da quelle nazionali che calcola ogni Stato secondo la sua moneta (in euro in Europa, in yuan in Cina, in rupie in India…) e per poterla utilizzare bisogna convertirla nel dollaro PPA, non basandosi sui tassi di cambio classici ma su quello che una moneta nazionale permette di comprare. La Banca mondiale ha ridefinito il dollaro PPA e così la soglia di povertà è passata da 1,25 a 1,90 dollari.  Lo studio utilizza i dollari PPA precedenti questo cambiamento, nel 2005, quando la soglia di povertà reale era di 1,48 dollari e e non gli 1,25 dollari della Banca mondiale. In dollari PPA del 2011 la soglia di povertà sarebbe stata di 2,29 dollari secondo i calcoli dei ricercatori e di 1,90 dollari per la Banca mondiale.

Per stabilire la loro soglia di povertà, Zhou e Lubrano hanno utilizzato i dati di 74 Paesi contro i 30 della Banca mondiale e hanno anche utilizzato un metodo per evitare di fissare  un limite arbitrario tra i Paesi in via di sviluppo e quelli sviluppati, integrando questa variabile nei loro calcoli.

Dialogues économiques spiegano che «In effetti, le soglia di povertà per questi gruppi di Paesi non è calcolata nella stessa maniera: per i Paesi più poveri, è composta da un mix tra una misura dei consumi e una misura di integrazione rappresentata dal tasso di disoccupazione. Per i Paesi cosiddetti sviluppati, è definita come una frazione del reddito misurata con il consumo». La grande differenza tra lo studio della Banca mondiale e quello di Zhou e Lubrano è l’utilizzo da parte di quest’ultimi della statistica bayesiana che, a differenza di quella tradizonale, permette di tener conto dell’incertezza e presenta i suoi risultati sotto forma di densità.

Quindi, partendo dalla linea di povertà mondiale, per contare il numero dei poveri basta conoscere la ripartizione dei redditi nel mondo. Per questo Zhou e Lubrano utilizzano anche i dati della Banca Mondiale per ponderare il reddito della popolazione mondiale – nel quale assumono più importanza Paesi molto popolosi come Cina e India – e  cambiando così la distribuzione reale dei poveri nel mondo.

La soglia di povertà internazionale permette di stabilire indicatori di povertà come l’Human Poverty Index (HPI) che tengono conto dell’alfabetizzazione, dei decessi prima dei 40 o dei 60 anni e di altri dati che ampliano la definizione di povertà. Gli HPI, creati dall’United Nations devlopment programme, servono come base per le politiche per eradicare la povertà. Lubrano e la Basiuk sottolineano che «Conoscere il numero e la ripartizione geografica delle persone che vivono in povertà permettono di mirare delle politiche economiche, delle misure di evoluzione della povertà e l’efficacia delle misure messe in atto. Dagli anni ’70, sono stati attuati molti piani di azione per aiutare lo sviluppo economico dei Paesi, sia dalla Banca  mondiale o dall’Onu. Da quell’epoca, la povertà nel mondo è molto diminuita. Questo può spiegarsi in parte con un importante sviluppo economico di Paesui come la Cina, che ha così potuto rivedere al rialzo la sua soglia di povertà.  Tuttavia, gli Stati stabiliscono le proprie soglie di povertà nazionali utilizzate nei calcoli della soglia internazionale. Ora, malgrado le periodiche rivalutazioni, si tende a sottostimare queste soglie da cui dipendono almeno in parte tutti gli indicatori. E’ stato il caso dell’India, dove, a seguito di forti reazioni nel Paese in cui la povertà era precedentemente sottovalutata, nel 2011 la soglia di povertà è stata rivalutata verso l’alto fino a raggiungere le 32 rupie al giorno».

Quindi, correggendo i calcoli,  nel 2001 il numero di persone che non avevano abbastanza per sopravvivere o per essere inserite nella società era tra 1 miliardo e 698 milioni  e 1 miliardo e 846 milioni,

Lo studio di Zhou Xun e Michel Lubrano si inserisce nel contesto della ridefinizione della soglia di povertà da parte della Banca Mondiale che ha animato il mondo economico negli anni 2010. E Ricorda l’importanza, per le organizzazioni internazionali, di «utilizzare metodi di calcolo rigorosi e razionali, perché dietro ai numeri è questione di esseri umani».

fonte: greenreport.it

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