Di Matteo: ”Necessaria riforma elettorale del Csm che spezzi il vincolo degli eletti con le correnti”

di AMDuemila

“Nel momento in cui sentivo parlare Saverio Lodato sulla magistratura mi è venuta in mente questa annotazione. Io, dato il mio ruolo, non entrerò nei particolari e nelle singole responsabilità, ma non posso stare zitto. Sono un magistrato e non posso non affrontare il momento particolare della magistratura. Di fronte a quanto accaduto con l’inchiesta di Perugia non possiamo essere sorpresi, ma dobbiamo indignarci e reagire. Senza aspettare che altri reagiscano per conto nostro. Noi dobbiamo reagire contro quei fenomeni che hanno provocato quella degenerazione: il correntismo, la diffusione dei metodi clientelari; il collateralismo di molti magistrati con la politica; la corsa sfrenata, stupida e ridicola per ottenere incarichi direttivi; la gerarchizzazione degli uffici procura. Oggi dobbiamo batterci a maggior ragione perché sappiamo che una parte consistente della politica, e del potere in generale, vuole cogliere l’occasione con riforme che apparentemente sono fatte per evitare certe degenerazioni, ma in realtà mirano a ledere l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, al servizio dei cittadini, per renderla collaterale al potere politico ed esecutivo in particolare”. E’ questo l’appello lanciato a tutta la magistratura da parte del magistrato Nino Di Matteo, parlando anche della prossima riforma del Csm. Quindi ha fatto anche delle proposte: “E’ necessaria una riforma elettorale del Csm che spezzi il vincolo degli eletti con le correnti. In questa direzione, a mio avviso, possiamo anche pensare ad una forma di sorteggio temperato dei candidabili al Consiglio superiore della magistratura. Penso, più continuamente e senza dubbi, ad una rotazione automatica degli incarichi direttivi. La bellezza di fare il magistrato sta nel fare inchieste, processi e cercare verità e non nel diventare Procuratore capo, Procuratore generale o Presidente della Corte d’Appello. La corsa alla carriera è pericolosa in relazione al sacro principio dell’articolo 107 della Costituzione che sancisce che i magistrati si distinguono tra loro solo per funzioni, sappiamo, obbediscono soltanto alla legge”. Infine ha concluso: “Io, come Sebastiano (Ardita), sono entrato in magistratura poco prima delle stragi. Da tirocinante ho vissuto a Palermo il periodo delle stragi. Ho indossato per la prima volta la toga che avevo appena comprato in piena notte, alle tre di notte, al palazzo di giustizia a Palermo accanto alla bara di Giovanni Falcone. Mi batterò con tutte le mie forze perché chi, non solo nella magistratura, occupa indegnamente le istituzioni, non sporchi la memoria di chi è morto per il nostro Paese e per le istituzioni che quelle persone servivano nell’interesse dei cittadini e del popolo italiano”.

fonte: antimafiaduemila.com

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