Giustizia: si dimette Fulvio Baldi, capo di Gabinetto del ministro Bonafede

di Aaron Pettinari e Karim El Sadi

Sono giorni duri per Alfonso Bonafede. Dopo le dimissioni di Francesco Basentini, il magistrato due anni fa preferito al vertice del Dap al posto di Nino Di Matteo, oggi un altro strettissimo collaboratore del ministro della Giustizia lascia l’incarico, seguito da una nuova ondata di polemiche. Si tratta del suo capo di Gabinetto del ministero della Giustizia, Fulvio Baldi (in foto). Le sue dimissioni, rassegnate stamani e ufficialmente dovute a “ragioni personali”, arrivano a poche ore dalla pubblicazione di un articolo su Il Fatto Quotidiano riguardante alcune conversazioni avute con l’ex presidente dell’ANM Luca Palamara, per il quale la procura di Perugia ha chiuso le indagini qualche settimana fa. Baldi, anche lui esponente di Unicost come l’ex pm romano, non è indagato ma le intercettazioni, diffuse dal Fatto, sono agli atti dell’inchiesta dei pm di Perugia sulle nomine dei magistrati che a maggio del 2019 hanno creato un terremoto senza precedenti all’interno del Csm, con la dimissione di cinque consiglieri togati. Nonostante l’ormai ex capo di Gabinetto del ministero della giustizia si sia detto estraneo a queste vicende, le sue parole rendono bene l’idea del quadro che si muoveva con la rete di Palamara, nel tentativo di influenzare e condizionare anche le più alte istituzioni.
“Fulvietto”, così veniva chiamato Baldi da Palamara, avrebbe ricevuto da quest’ultimo, come riporta Il Fatto Quotidiano, una serie di nomi per incarichi negli staff di uffici e dipartimenti. Addirittura in una conversazione si cita di passaggio anche il Dap, finito di recente al centro delle cronache proprio per la mancata nomina di Di Matteo, la scelta infelice di Francesco Basentini, e lo scandalo delle scarcerazioni dei mafiosi.
Il fatto sarebbe avvenuto nell’aprile 2019 con il tentativo di favorire la nomina di Katia Marino, sostituto procuratore della Repubblica a Modena, in qualche Ministero.
Baldi si dichiarò “presente” promettendo di parlare subito con Mauro Vitiello, capo dell’ufficio legislativo: “Ho passato il nome, vediamo che cazzo succede, prima o poi te la porto qua, stai tranquillo perché è una considerazione che ho per te, un affetto che ho per te, e lo meriti tutto”. “Va bene”, fu la risposta di Palamara. Tuttavia la faccenda non andò come previsto poiché, secondo quanto riferito da Baldi a Palamara, dopo aver parlato con la donna, Vitiello non avrebbe acconsentito alla nomina. Baldi riferiva ancora a Palamara che Vitiello gli avrebbe detto “prenditela tu”. L’ex capo di Gabinetto di Bonafede, però, era impossibilitato in quanto aveva già l’organigramma al completo e non c’erano posti vacanti. Se così non fosse stato, aggiunse che l’avrebbe fatto perché “se non ero completo non c’era nessun problema”. Ecco che in seguito Baldi avrebbe avanzato altre proposte all’ex pm di Roma: “Abbiamo varie strade. Abbiamo l’Ispettorato, abbiamo il Dap, ma la strada più praticabile a questo punto è dal 6 maggio la Casola che prende possesso al Dag. È qui già dal 7 maggio la Casola (Maria Casola, magistrato di Unicost nominato capo del Dag, ndr) e può far partire la richiesta insomma”. Palamara però era titubante dopo il primo fallimento e rispose: “Ma se la prende lei o no?”. Domanda alla quale seguì la rassicurazione di Baldi: “Eh beh, ma la Casola è nostra ragazzi, gliela indichiamo noi che cazzo, e allora che cazzo piazziamo a fare i nostri?”. E ancora: “Glielo dico io tranquillamente, tanto abbiamo tempo fino al 6 maggio, poi gliela presentiamo, però glielo voglio dire che poi ci sei pure tu dietro, perché vai rispettato pure tu, glielo diciamo tutti e due insomma”. Ultima considerazione di Baldi: “Che cazzo, questa gente deve capire che la ruota gira nella vita”.
Proprio questi ultimi passaggi dimostrano la gravità di quel rapporto.

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Fulvio Baldi, a sinistra, e il ministro Alfonso Bonafede, a destra

Il gioco delle “nomine” di magistrati ai ministeri, non avrebbe riguardato solo Palazzo Piacentini (sede del ministero della Giustizia). Dalle intercettazioni captate dai finanzieri del Gico emergerebbe anche un tentativo di “piazzamento” di un altro magistrato, Francesca Russo, questa volta alla Farnesina. A suggerirla a “Fulvietto” è sempre Palamara da questi considerata, si legge, una “vicinissima a noi”. Baldi, scrive il gip, “chiede i suoi contatti dicendo che al Ministero Affari Esteri ha questa possibilità avendo carta bianca”. La faccenda risalirebbe al 17 maggio del 2019, scrive Il Fatto Quotidiano, ma sia la Marino che la Russo sono rimaste una al tribunale di Roma e l’altra alla procura di Modena. Proprio in quei giorni, infatti, è scoppiato lo scandalo delle nomine delle Procure che ha travolto Palamara e il Csm.
Ieri sera Il Fatto Quotidiano ha contattato Baldi, leggendo anche alcuni passi di quelle conversazioni. Quest’ultimo si è giustificato affermando di aver “già visto con il Ministro Bonafede alcune mie chat con Palamara – con il quale ha detto di condividere un’amicizia di lunga data – ma su questa vicenda non c’è nulla di male”. Inoltre ha precisato che “i problemi giudiziari di Palamara emergono solo dopo le conversazioni in questione”. E poi ancora: “Io non ho letto queste intercettazioni che lei mi riferisce ma non vedo nessun profilo disciplinare a mio carico nelle frasi che mi legge”. Al contempo ha dato la sua versione dei fatti sulle segnalazioni ricevute da Palamara e quei colloqui avuti con la Marino e la Russo ricordando che “sono tanti che mi segnalano persone. Io faccio colloqui e vedo se la persona segnalata è compatibile”.
Infine ha motivato la gravissima affermazione “che cazzo li piazziamo a fare i nostri?” dicendo che definiva “nostri” quelli che appartenevano alla corrente Unicost, di cui ha fatto parte fino a settembre 2019.
Il quadro che emerge, seppur non vi sarebbero rilievi penali, è comunque grave sul piano morale e politico in quanto si parla di una figura istituzionale di primo piano come quella di Capo Gabinetto di un ministero. Un ufficio in cui passano tutte le pratiche più delicate: le leggi, le nomine, i fascicoli giudiziari, e gli atti inviati dalle procure quando a finire sotto inchiesta sono i magistrati, affinché il guardasigilli possa esercitare l’azione disciplinare.
Sullo sfondo di questa faccenda anche un altro dato che qualche settimana fa era stato evidenziato da Marco Lillo, sempre su Il Fatto Quotidiano, e che riporta alla nomina di Basentini al Dap. Oggi come allora viene evidenziato che nel gabinetto c’è anche Leonardo Pucci, vice di Baldi e già compagno di studi di Bonafede, dal 2002 al 2009 assistente volontario di Giuseppe Conte a Firenze, poi giudice del lavoro a Potenza dal 2009 al 2015.
Proprio a Potenza conobbe Basentini, così come Luigi Spina, poi divenuto consigliere del Csm e poi dimissionario una volta che fu travolto dall’indagine per le intercettazioni con l’amico Palamara. Pucci, Basentini, Baldi, Spina. Magistrati con una cosa in comune: essere stati o essere ancora membri della corrente Unicost.
Ora sono arrivate le dimissioni, ma è facile pensare che il terremoto è appena iniziato.

Foto © Imagoeconomica

fonte: antimafiaduemila.com

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