A che punto è la bonifica delle discariche abusive per le quali l’Ue ha condannato l’Italia

La sanzione europea semestrale è passata da 42 milioni di euro agli attuali 9,6. Ma finora abbiamo pagato oltre 200 milioni di euro

Le discariche legali rappresentano l’ultimo ma pur sempre necessario step individuato dalla gerarchia europea per la gestione integrata dei rifiuti, dove conferire in sicurezza gli scarti residuali dai quali non è possibile recuperare materia e/o energia. Le discariche illegali sono invece un flagello per l’ambiente e la salute ma anche per le casse pubbliche: a causa di due sentenze (nel 2007 e nel 2014) della Corte europea di giustizia l’Italia – per le violazioni alla direttiva discariche e gestione dei rifiuti – è stata infatti condannata a pagare una sanzione forfettaria di circa 40 milioni di euro e di una penalità semestrale di oltre 42 milioni di euro da pagare fino all’esecuzione completa della sentenza.

La sentenza di condanna ha riguardato originariamente 200 discariche, di cui 198 non conformi alle direttive 75/442 (rifiuti) e 91/689 (rifiuti pericolosi) e 2 non conformi alla direttiva 1999/31 (discariche). Lo stato dell’arte delle sanzioni pagate, aggiornato allo scorso ottobre, mostra un conto salatissimo: 214 milioni di euro di risorse pubbliche spesi in multe anziché, magari, per investimenti in economia circolare.

Il lavoro della Struttura di missione per la bonifica della discariche abusive, voluta dalla presidenza del Consiglio dei ministri nel 2017, sta però dando i suoi frutti. Dopo tre anni di lavoro, su 81 discariche consegnate nelle mani del commissario – il generale di brigata dei Carabinieri Giuseppe Vadalà – 41 sono state espunte dalla procedura di infrazione Europea: 12 in Abruzzo, 8 in Calabria, 7 in Campania, 6 in Sicilia, 4 in Lazio, 2 in Veneto, 1 in Puglia e 1 in Toscana.

«Regioni, Comuni, Agenzie regionali per l’ambiente – ha dichiarato oggi il commissario nel corso della V relazione semestrale – hanno risposto senza esitazione all’invito di questo commissariato a recuperare porzioni di territorio. Così gli organismi scientifici di primo piano a livello nazionale nonché i soggetti sociali sui singoli territori (professionisti e associazioni di cittadini) sono stati attori partecipativi in questo nostro lavorare d’insieme, infatti gli obiettivi di risanamento e bonifica possono essere raggiunti solo con una sinergia d’intenti e che stabilisca gli obiettivi, le tempistiche e i procedimenti da attuare».

Dal punto di vista economico il risultato è che la sanzione europea semestrale è passata da 42 milioni di euro agli attuali 9,6 (da ridurre ulteriormente a 8,6 al termine del vaglio dei dossier di espunzione proposti alla commissione Ue nel dicembre 2019); per ciascun semestre post sentenza, la Commissione europea ha infatti stralciato dal calcolo della penalità le discariche che nel tempo sono state bonificate/messe in sicurezza/regolarizzate. Dunque dal 24 marzo 2017 ad oggi il commissario e la sua task-force di carabinieri hanno fatto risparmiare alle casse dello Stato 16,4 milioni di euro oltre a mettere in regola 41 territori del nostro Paese.

«In tre anni più della metà delle discariche sono fuori dalla procedura di infrazione europea con benefici all’ambiente, alla salute dei cittadini ed un importante risparmio economico per il Paese: 41 siti usciti dalla procedura di infrazione comunitaria e un risparmio di 34 milioni di euro in 36 mesi sono un grande risultato, per il quale ringrazio il generale Vadalà e la sua Struttura di missione. L’obiettivo comune – commenta il sottosegretario al ministero dell’Ambiente, Roberto Morassut – è quello di proteggere la salute e l’ambiente in cui viviamo, restituendo i siti inquinati agli usi propri e ai cittadini e per farlo sono in campo le migliori risorse dello Stato. Più in generale, sul tema delle bonifiche occorre spingere il piede sull’acceleratore. Al ministero abbiamo istituito una Direzione ad hoc e stiamo lavorando nella predisposizione di una norma, da inviare in Parlamento, per superare lentezze burocratiche e snellire le procedure. I suoli bonificati – conclude– potranno essere una risorsa per nuovi insediamenti industriali, per aree rinaturalizzate e per impianti di produzione di energia pulita e rinnovabile».

fonte: greenreport.it

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