La pandemia da coronavirus rischia di portare indietro di 30 anni la povertà nel mondo

Circa mezzo miliardo di persone sono a rischio, secondo le stime Oxfam: sono urgenti nuove tutele sia in Italia che a livello globale

di
Luca Aterini

In tutto il mondo ad oggi sono poco meno di 1,5 milioni le persone (ufficialmente) contagiate dal coronavirus Sars-Cov-2, che ha già mietuto 89mila vittime, ma la pandemia in corso potrebbe finire per trascinare in povertà estrema in numero estremamente più alto di individui: tra il 6 e l’8% della popolazione globale, ovvero circa mezzo miliardo di persone secondo le stime elaborate da Oxfam nel suo rapporto Dignità, non miseria.

Di fatto significa che i progressi ottenuti negli ultimi 10 anni nella lotta alla povertà estrema rischiano di essere azzerati, e in alcune regioni del globo si arriverebbe addirittura ai livelli di 30 anni fa. In altre parole se oggi ci sono 3,4 miliardi di persone che vivono con meno di 5,5 dollari al giorno, tra poco potrebbero scivolare sotto questa soglia – stimando un taglio ai redditi del 20% a causa della pandemia – altre 547 milioni di persone. Si tratta di stime, che potrebbero però peggiorare ancora se il lockdown economico continuasse nel tempo e i livelli occupazionali precipitassero.

Secondo i risultati raccolti dai ricercatori della Federal Reserve degli Stati Uniti e del MIT di Boston le temporanee misure di distanziamento sociale imposte durante una pandemia contribuiscono a difendere un sistema economico colpito da uno shock esterno come una pandemia, ma per farvi fronte occorrono misure di protezione sociali adeguate.

Si tratta dell’ennesima quanto crudele dimostrazione che il coronavirus non è affatto una livella, un dato di fatto che vale a livello nazionale come a quello globale. Come ricordano da Oxfam in Italia, già prima dell’emergenza Covid-19, il 25% dei cittadini riteneva di non poter affrontare una spesa imprevista di 800 euro senza indebitarsi, e un terzo delle famiglie non possedeva la liquidità necessaria per vivere più di tre mesi senza cadere in povertà. Con lo shock senza precedenti causato dalla pandemia, è essenziale che l’importante intervento di supporto al reddito messo in campo con il decreto Cura Italia sia strutturato in modo da tenere davvero in conto le diverse condizioni economiche e i diversi bisogni dei cittadini.

«È davvero essenziale – dichiara Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia – che il Governo garantisca, in questa fase di shock senza precedenti, un reddito di emergenza a quelle categorie ad oggi escluse dalle misure messe in campo e a chi pur in assenza di contribuzione previdenziale e assicurativa riesce a dimostrare di avere lavorato anche saltuariamente nel 2019. Oltre a estendere la platea dei beneficiari, è inoltre importante lavorare affinché il sostegno possa essere erogato in tempi rapidi e con procedure amministrative il più snelle possibile».

E se i cittadini più fragili in un Paese comunque ricco come l’Italia stanno già scivolando in uno stato di profonda sofferenza, il resto del mondo di certo non sorride: le Nazioni Unite stimano che, ad esempio, circa la metà di tutti i posti di lavoro in Africa potrebbe andare persa. Senza dimenticare che nei paesi poveri il 90% dei posti di lavoro è informale – con tutto quello che comporta in termini di mancanza di tutele e prospettive – rispetto al 18% nelle nazioni ricche.

«In un momento storico in cui chiediamo ai nostri partner europei solidarietà finanziaria e invochiamo un fronte comune di risposta alla crisi, non possiamo dimenticarci di chi vive in contesti particolarmente fragili – sottolinea Barbieri – Nessuno è al sicuro se non lo siamo tutti: occorre per questo un rinnovato patto di solidarietà tra nazioni che possa consentire ai Paesi in via di sviluppo di avere i mezzi per curare e proteggere efficacemente i propri cittadini e tutelare i propri lavoratori».

Il primo, concreto passo da fare può essere compiuto sospendendo senza condizioni, sanzioni o costi aggiuntivi i pagamenti relativi all’anno in corso del debito che i Paesi in via di sviluppo hanno nei confronti di paesi creditori, Italia compresa, come chiesto da 155 organizzazioni in tutto il mondo, e di promuovere la moratoria dei pagamenti verso creditori privati nei paesi del G20: «Il Ghana è un caso emblematico – argomenta Barbieri – In questo paese i pagamenti legati all’esposizione debitoria verso l’estero a inizio anno erano superiori di 11 volte alla spesa sanitaria corrente. L’annullamento di tali pagamenti per quest’anno consentirebbe al Governo di dare un sussidio di 20 dollari al mese a ciascuno dei 16 milioni di bambini, disabili e anziani del paese, per un periodo di sei mesi».

fonte: greenreport.it

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