Il buco dell’ozono si è chiuso in anticipo

Ma la guarigione dello strato di ozono che protegge la vita sulla Terra dalle radiazioni ultraviolette solari nocive richiederà ancora diversi decenni

Il buco dell’ozono si forma ogni anno sopra l’Antartide durante la primavera nell’emisfero australe: è la pesante eredità che le emissioni di Ods, come i clorofluorocarburi (Cfc) e gli idrofluorocarburi (Hfc) hanno lasciato nello strato di ozono che protegge la vita sulla Terra dalle radiazioni ultraviolette solari nocive. Una minaccia che nel 1987 la comunità globale ha deciso di affrontare attraverso il protocollo di Montreal, raro esempio di accordo internazionale di ampio successo in campo ambientale, e che oggi è più contenuta.

Secondo i dati raccolti da Copernicus, il progetto implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio raggio per conto dell’Ue, il più piccolo buco dell’ozono mai formatosi in Antartide da 35 anni a questa parte è infatti scomparso precocemente rispetto alla media: tendenzialmente il buco dell’ozono inizia ad apparire nel mese di agosto, raggiungendo la massima estensione a ottobre, per poi chiudersi verso la fine di novembre o a inizio dicembre. La chiusura del buco all’inizio del mese di novembre è quindi insolita, inoltre il buco dell’ozono del 2019 non ha registrato la stessa crescita come è successo nel corso del mese di agosto degli ultimi anni.

«Un improvviso riscaldamento stratosferico in Antartide ha generato un vortice polare meno stabile e più caldo del solito, con conseguente riduzione dell’esaurimento dell’ozono», spiega Antje Inness da Copernicus, anche se – come aggiunge il suo collega Vincent-Henri Peuch – le dimensioni eccezionalmente ridotte del buco dell’ozono e la sua rimarginazione in tempi record «non si traducono automaticamente in un miglioramento delle condizioni dello strato di ozono. Questi eventi dimostrano semplicemente la grande variabilità dei buchi dell’ ozono da un anno all’altro. La guarigione dello strato di ozono richiederà ancora diversi decenni e gli sforzi di monitoraggio internazionale dell’ozono e delle sostanze nocive derivanti dall’attività umana svolgono un ruolo cruciale nel garantire il raggiungimento degli obiettivi».

Per questo Copernicus monitora e prevede l’attività del buco dell’ozono combinando le misurazioni dal satellite con un modello numerico per fornire informazioni sicure di qualità sullo stato dello strato di ozono, in modo simile alle previsioni meteorologiche. In questo modo, il progetto europeo contribuisce agli sforzi internazionali per preservare lo strato di ozono monitorando e fornendo dati di alta qualità sul suo stato attuale.

font; greenreport.it

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