Negli ultimi 50 anni i disastri naturali sono moltiplicati e ora presentano il conto

Studio della Scuola Superiore Sant’Anna e Pennsylvania State University su PNAS

«Alluvioni, tempeste, uragani, ondate di calore estreme, siccità, incendi, frane sono alcuni dei disastri naturali, associati al cambiamento climatico, la cui frequenza e intensità sono aumentate in questi decenni. Negli ultimi 50 anni, l’impatto economico degli eventi estremi si è moltiplicato a causa di un aumento sostanziale nei danni causati da ciascuno di questi disastri». E’ quanto emerge dallo studio “Evidence for sharp increase in the economic damages of extreme natural disasters”, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) da un team di ricercatori del Dipartimento di Eccellenza EMbeDS (Economics and Management in the era of Data Science) e dell’Istituto di Economia della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e Pennsylvania State University.

Lo studio analizza dati su un gran numero di disastri e dimostra che «i danni collegati ad eventi estremi sono cresciuti in maniera considerevole negli ultimi 50 anni. Tale evidenza è cruciale per elaborare e implementare in maniera consapevole misure di riduzione dell’impatto dei disastri e di contrasto del cambiamento climatico. I danni catastrofici stanno crescendo a ritmo più sostenuto nelle aree climatiche temperate come l’Europa e gli USA, che storicamente sono state meno colpite da eventi estremi».

Secondo quanto emerge dallo studio, Negli ultimi 50 anni i disastri naturali associati al cambiamento climatico hanno causato crescenti danni economici. L’aumento più notevole nei danni si associa ad eventi catastrofici. Ogni singolo disastro (compreso tra il 5% degli eventi più dannosi) costa ogni anno circa 5 milioni di dollari in più rispetto all’anno precedente. Per un singolo disastro appartenente al 1% degli eventi i più dannosi, l’incremento stimato è invece di circa 26 milioni di dollari per anno. Le dinamiche osservate sono compatibili con un vasto numero di lavori teorici che collegano i danni crescenti prodotti da eventi estremi al cambiamento climatico.

Il principale autore dello studio, Matteo Coronese del Dipartimento di Eccellenza EMbeDS, spiega: «Se per esempio prendiamo come riferimento il 1970 e il 2010, i dati mostrano che l’impatto economico di un disastro particolarmente nefasto (tra l’1% dei più dannosi) è aumentato di circa 20 volte. Per essere più concreti, un singolo evento di questa portata nel 1970 causava circa 500 milioni di dollari di danni, mentre nel 2010 le perdite erano già salite a 10 miliardi di dollari. Ovviamente questi maggiori danni sono in parte dovuti all’aumento della popolazione e della ricchezza potenzialmente distruttibile (ad esempio edifici). Una volta tenuti in considerazione questi fattori, l’impatto economico degli eventi estremi risulta comunque raddoppiato. Più precisamente stimiamo che, ogni anno, un evento catastrofico (tra l’1% dei più dannosi) costi circa 26 milioni di dollari in più dell’anno precedente al netto degli aumenti attribuibili all’evoluzione di reddito, popolazione e prezzi».

I ricercatori sottolineano che «I dati presi in considerazione nello studio riguardano danni economici derivanti da disastri avvenuti in tutto il mondo tra il 1960 ed il 2014, e si concentrano su eventi collegati al cambiamento climatico da un gran numero di studi (alluvioni, tempeste, uragani, temperature estreme, siccità, incendi, frane e dissesti idrogeologici). Un altro autore dello studio Francesco Lamperti, autore dello studio, ricercatore alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e presso lo Rff-Cmcc, European Institute on the Economics and the Environment di Milano sottolinea che «L’incremento nei danni che documentiamo è compatibile con il cambiamento climatico. Tuttavia, il nostro studio non esamina in quale misura tale aumento sia attribuibile in modo diretto al cambiamento climatico. Stabilire un collegamento diretto richiederà infatti ulteriori studi per i quali sono necessari dati addizionali e più precisi».

Lo studio prende però in considerazione anche una serie di ulteriori fattori che possono influenzare l’ammontare dei danni, come la ricchezza e il clima dell’area colpita da un disastro. Secondo un’altra autrice, Francesca Chiaromonte, docente di Statistica alla Scuola Superiore Sant’Anna e alla Penn State University, coordinatrice scientifica del Dipartimento di Eccellenza EMbeDS «I nostri risultati sono robusti rispetto a questi fattori e ad altri aspetti tecnici dell’analisi, che utilizza metodi statistici adatti a catturare l’evoluzione non solo dei danni ‘medi’, ma anche dei danni “catastrofici”

E Klaus Keller, docente di Geoscienze e direttore del Center for Climate Risk Management alla Penn State University, ricorda che «Le dinamiche osservate sono compatibili con le predizioni di un modello teorico che connette cambiamenti nei valori medi delle variabili climatiche (per esempio il livello dei mari) con un aumento del rischio di danni estremi».

Andrea Roventini, docente di Economia alla Scuola Superiore Sant’Anna e responsabile del progetto GROWINPRO finanziato dalla Commissione Europea, conclude: «Naturalmente ci vuole cautela nel formulare raccomandazioni di politica economica per i politici, le imprese, le associazioni, i cittadini, ma lo studio ci consente comunque di concludere che i policy-makers, assieme a tutti noi, devono prepararsi velocemente ad affrontare l’aumento consistente dei danni estremi dovuti ai disastri naturali. La necessità di interventi che attenuino le conseguenze catastrofiche dei disastri naturali futuri e consentano alle nostre società di adattarsi alle nuove condizioni climatiche è sempre più vitale ed imminente, anche in Italia, che come le altre zone temperate era considerata sinora considerato meno esposta. Inoltre, alla luce dei nostri risultati, un principio di cautela suggerirebbe di cercare di contenere la frequenza e l’intensità dei disastri naturali futuri con politiche di contrasto del cambiamento climatico».

fonte: greenreport.it

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