Sicurezza bis, decreto di morte

di Giorgio Bongiovanni


E’ un governo senza dignità quello che l’altro ieri, facendosi scudo con il voto di fiducia, ha fatto approvare in Senato il decreto Sicurezza bis, fortemente voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini ed i suoi leghisti. Una legge “razzista”, “fascista” ed “anticostituzionale” che dimostra ancora una volta l’anima di un partito “messianico” che “bacia crocifissi”, ringrazia Dio e la Madonna per poi compiere atti criminali come promuovere questa legge.
Un decreto assurdo in ogni sua forma, “contrario alle Convenzioni internazionali sottoscritte dal nostro Paese e agli obblighi di solidarietà previsti dalla nostra Costituzione”, così come ha spiegato il presidente emerito della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick.
Ma ciò che più indigna è che a rendersi complici di questa azione sia stato quel Movimento Cinque Stelle che, anziché essere un vero Movimento del Cambiamento, ha ingannato gli italiani, dopo aver promesso la Luna, il Cielo e “l’altre stelle”, pur di rimanere in sella in un Governo che ormai, che caschi o meno, appartiene al “Cazzaro Verde”.
Che ci siano persone perbene anche nel Movimento Cinque Stelle lo abbiamo scritto più volte. Abbiamo apprezzato alcune scelte del Presidente della Commissione parlamentare antimafia Nicola Morra, come la scelta di declassificare i documenti della Commissione fino al 2001 o di ricorrere a consulenti preparati come il magistrato Roberto Tartaglia per i lavori della Commissione. Abbiamo apprezzato anche gli interventi del Senatore Michele Giarrusso in materia di Giustizia, o delle parlamentari Piera Aiello e Giulia Sarti, così come quelli del Presidente della Camera Roberto Fico. E anche al momento del voto dobbiamo dare atto dell’operato di cinque “dissidenti” del Movimento Cinque Stelle che hanno deciso di non votare la fiducia non presentandosi in Aula al momento della chiamata (Virginia La Mura, Matteo Mantero, Michela Montevecchi, Lello Ciampolillo, Elena Fattori).
Ma quel che sta accadendo sotto i nostri occhi è grave e sta superando i limiti della decenza, non solo per l’immagine di un ministro dell’Interno che balla seminudo nello stabilimento balneare di proprietà di uno che ha fatto eleggere al parlamento europeo, ma proprio perché, come ha detto don Luigi Ciotti commentando il voto di lunedì, “il grado di umanità del nostro Paese si è corrotto”.
Il nostro editorialista, Saverio Lodato, in precedenti articoli su questo giornale aveva già evidenziato come Salvini, con il suo agire, fosse uno che “tiene in caldo il fascismo”.
Su tutto questo i leader storici del Movimento tacciono.
Beppe Grillo, “padre” insieme a Casaleggio dei pentastellati, non svolge più quel ruolo di “garante” della correttezza del Movimento. Oggi ha rotto il suo silenzio su Facebook non per il “Sicurezza bis” ma per il Tav dove i Cinque Stelle hanno di fatto perso una delle partite più grandi della loro storia. Replicando al leader No Tav, Alberto Perino ha ricordato a tutti che “tradire significa qualcosa come passare dalla parte dell’avversario” e che “non avere la forza numerica per bloccare l’inutile piramide non significa essersi schierati dalla parte di chi la sostiene” ma ha taciuto ciò che si poteva fare e non è stato fatto, scegliendo semplicemente di non “giocare la partita”, tanto per usare le parole del collega Marco Travaglio.
Nel frattempo continuiamo ad augurarci che questo governo possa avere una vita breve. Che Alessandro Di Battista possa trovare la forza di rimettere assieme i cocci del Movimento che dopo le ultime vicende continua a perdere sempre più pezzi, accartocciandosi in un assurdo cammino di autodistruzione.
Ed ugualmente vogliamo sperare che la deriva fascista che si sta respirando nel Paese possa trovare un nuovo freno nel Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Solo lui, con un gesto estremo, potrebbe intervenire contro questa legge. Sappiamo perfettamente che il Presidente della Repubblica non può far altro che promulgare un testo approvato dalle due Camere a meno che non vi siano vizi di forma o procedura. In assenza di essi Mattarella potrebbe al massimo “richiedere un riesame” della stessa ad esempio se vi sono “evidenti profili di illegittimità costituzionale”. Ma un’azione più forte di fronte a questa legge, profondamente anti costituzionale e razzista sarebbe quella di dimettersi per protesta, inviando un segnale forte all’intera Nazione. Una provocazione senza ombra di dubbio forte, forse non decisiva, ma che rallenterebbe ancora l’iter fino all’elezione di un nuovo Presidente della Repubblica.
Certo è che guardando ad un Italia dove proliferano Cosa nostra, Camorra, ‘Ndrangheta, le organizzazioni criminali straniere, fenomeni come la corruzione, la crisi economica, la crisi sociale, l’assenza di diritti per i lavoratori e con l’ascesa di personaggi che ricordano sempre più l’ultra destra fascista restano ben poche speranze per il futuro di tanti giovani che credono nella libertà. Saranno costretti ad andarsene tutti. E l’Italia non sarà che un Paese di vecchi adulti controllati e governati dai nuovi fascisti del terzo millennio e dai loro “decreti di morte”.

fonte: antimafiaduemila.com

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