Le spiagge Usa sono molto più inquinate di quelle Ue

Nel 2018, negli Usa e a Puerto Rico 2.620 siti balneari su 4.523 sono stati “potenzialmente non sicuri” per almeno un giorno

Anche gli statunitensi stanno affollando le spiagge delle coste atlantiche, pacifiche, del Golfo del Messico e dei Grandi Laghi, ma a quanto pare lo fanno correndo più rischi degli europei e nuotando troppo spesso in acque che potrebbero essere contaminate da pericolosi livelli di batteri fecali. A denunciarlo è un rapporto di Environment America Research & Policy Center e Frontier Group,  basato sui dati del Water Quality Portal del National Water Quality Monitoring Council, che ha preso in esame 4.523 spiagge negli Usa e nel territorio Usa non incorporato di Puerto Rico. I ricercatori hanno esaminato i dati provenienti da 29 Stati costieri e dei Grandi Laghi e di Puerto Rico, classificando come “potenzialmente non sicuri” i siti di balneazione che hanno superato i limiti “Beach Action Value” fissati dall’Environmental protection agency  (Epa) del governo Usa.

I risultati sono stati per niente rassicuranti: dei 4.523 siti di balneazione testati, nel 2018 più della metà  – 2.620 . si sono rivelati potenzialmente non sicuri per farci il bagno per almeno un giorno e 605 erano potenzialmente non sicuri nel 25% dei giorni in cui è stato effettuato il campionamento. L’inquinamento delle spiagge colpisce a vari livelli ogni area costiera degli Usa, con il record dei siti di balneazione nel Golfo del Messico, dove l’85% dei siti si sono rivelati potenzialmente pericolosi per almeno un giorno del 2018. Un numero che si riduce al 45% per le spiagge della East Coast.

Uno degli autori dello studio, John Rumpler, direttore del Clean Water Program di Environment America, ha sottolineato che «Andare in spiaggia per nuotare è una gioia estiva per milioni di americani, ma abbiamo chiaramente ancora molto lavoro da fare per garantire che l’acqua in tutte le nostre spiagge sia sicura». Secondo il rapporto, «I principali contaminanti delle spiagge della nazione sono la cacca, la cacca e ancora cacca».

I batteri fecali inquinano le spiagge e i laghi americani in diversi modi: con le piogge dilavano i rifiuti fecali degli animali da allevamento portandoli direttamente nei coprpi idrici o attraverso le fogne, ma a Environment America fanno notare che «Il problema è particolarmente grave nelle aree urbane, perché le superfici pavimentate non assorbono l’acqua sporca. Anche i sistemi fognari che perdono o tracimano contaminano i corsi d’acqua, così come il deflusso delle attività di allevamento su scala industriale. Inondazioni e condizioni meteorologiche estreme possono facilitare la diffusione di tutto questo materiale inquinantei, quindi è possibile che il problema possa solo peggiorare, dato che i cambiamenti climatici aumentano la probabilità di tali eventi meteorologici».

Intervistato da The Guardian, Rumpler ha sottolineato che «Se si guarda alle cause predominanti dei batteri fecali, gli sversamenti di acque reflue e l’inquinamento da deflusso, sono i fattori che tendono ad essere più inquietanti di anno in anno.

Nuotare in acque contaminate da coliformi fecali ed escherichia coli può portare a gravi malattie, tra cui infezioni alle orecchie e agli occhi, malattie respiratorie e malattie gastrointestinali. Le spiagge statunitensi espongono spesso avvisi di pericolo per proteggere i nuotatori quando i livelli di inquinamento fecale diventano troppo alti, ma, secondo il rapporto, «Molti programmi di test si basano su un procedimento che richiede quasi 24 ore per avere i risultati, il che significa che i bagnanti sono già stati esposti a un’acqua non sicura nel tempo passato prima della pubblicazione».

Secondo lo studio “Estimate of incidence and cost of recreational waterborne illness on United States surface waters”, pubblicato nel 2018 su  Environmental Health  da un team di ricercatori delle università dell’Illinois e dell’Indiana, ogni anno le attività ricreative acquatiche causano negli Usa 90 milioni di malattie.

Secondo il recente 2018 Beach Swimming Season Report dell’Epa  «Le spiagge americane sono aperte e sicure per la ricreazione nella stragrande maggioranza delle volte». Ma gli ambientalisti fanno notare che «Mentre la chiusura temporanea di una spiaggia nella tua zona potrebbe non sembrare un grosso problema, è possibile, e si dovrebbe, adottare misure per rendere le nostre acque più pulite e sicure».

Tra le raccomandazioni del rapporto ci sono cose ovvie come l’allocazione di fondi per riparare i vecchi sistemi fognari, il controllo degli allevamenti intensivi di bestiame per garantire che i loro rifiuti siano gestiti correttamente e il ripristino delle infrastrutture naturali, come le zone umide, che filtrano batteri, sedimenti e sostanze nutritive. Ma il rapporto invita anche gli amministratori locali, statali e federali ad «aumentare gli investimenti pubblici nelle “infrastrutture verdi”, come le casse di espansione, la pavimentazione permeabile, i tetti verdi e altri spazi verdi urbani, che possono assorbire il deflusso delle tempeste».

A maggio le deputata democratica Debbie Mucarsel-Powell ha presentato una proposta di legge al Congresso Usa che prevede ulteriori investimenti in «infrastrutture idriche rispettose dell’ambiente». E Gideon Weissman, co-autore del rapporto e analista politico di Frontier Group, conclude: «Non è più sufficiente avvisare i bagnanti quando le spiagge potrebbero non essere sicure, soprattutto quando ci sono passi che possiamo fare già oggi per ridurre la minaccia di contaminazione batterica nei nostri corsi d’acqua».

fonte: greenreport.it

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