Copernicus: l’Artico continua a bruciare. Il fumo ha coperto un’area più grande dell’Unione europea

Nell’Ue 1.600 incendi superiori a 30 ettari, 4 volte la media annuale del decennio precedente

All’inizio di luglio l’Atmosphere monitoring service dell’Unione europea aveva riferito di mega-incendi nell’Artico con un’estensione senza precedenti e il Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS, che insieme al servizio partner Copernicus Climate Change Service – C3S, vengono attuati dall’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts per conto dell’Unione europea) si era subito attivato per realizzare un monitoraggio che, dopo 6 settimane, ha rintracciato oltre 100 grandi incendi che, solo a giugno, hanno emesso nell’atmosfera 50 megatonnellate di anidride carbonica nel solo giugno.

Incendi che hanno continuato a imperversare nell’Artico per tutto il mese di luglio, facendone di gran lunga gli incendi di maggiore durata mai registrati nella regione.  Al CAMS dicono che «A luglio hanno emesso 79 megatonnellate di anidride carbonica, che potrebbe esacerbare il riscaldamento globale per i decenni a venire. Gli incendi divampano da 11 settimane e, nei primi 18 giorni di agosto, hanno già rilasciato 38 megatonnellate di anidride carbonica».

Sempre nelle ultime 11 settimane, ci sono stati periodi in cui il fumo degli incendi in Siberia, si è esteso per milioni di chilometri quadrati, una superficie più grande di quella dell’intera Unione Europea, e diverse regioni e Repubbliche autonome della Siberia hanno dichiarato lo stato di emergenza.

Per quanto riguarda l’Alaska,  i ricercatori di Copernicus dicono che «Gli incendi hanno rilasciato più del doppio della quantità di anidride carbonica che lo Stato emette ogni anno con la combustione di combustibili fossili e il 2019 è già il quinto anno mai registrato per le emissioni più elevate di anidride carbonica causate dagli incendi».

Lo scienziato del CAMS Mark Parrington spiega che «CAMS monitora l’attività antincendio e prevede il trasporto di fumo attraverso l’atmosfera. Le previsioni recenti hanno dimostrato che il fumo si sposta dalla Siberia nell’alto Artico e in parte oltrepassa anche il Polo Nord e arriva in Groenlandia. I nostri partner del Copernicus Climate Change Service hanno notato che all’inizio di quest’anno queste regioni hanno sperimentato temperature insolitamente alte e bassa umidità del suolo, due condizioni che contribuiscono al divampare di incendi e che durano a lungo».

Se l’Artico e l’Amazzoni briciano, nell’Unione europea non va molto meglio: finora l’Ue ha registrato 1.600 incendi superiori a 30 ettari, che è 4 volte la media annuale del decennio precedente».

fonte: greenreport.it

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