Trattativa Stato-mafia, anche per il Pg Berlusconi va sentito al processo

“Svolte ulteriori indagini su ruolo dei Graviano”
di Aaron Pettinari

“Questo ufficio non si oppone alla richiesta formulata dalla difesa Dell’Utri di sentire Silvio Berlusconi, anzi si associa alla richiesta di esame, fermo restando che andrà valutata con particolare attenzione l’attendibilità di Berlusconi , anche rispetto alle forme con le quali deve essere sentito, se come teste puro o, più correttamente, come teste assistito o imputato di reato connesso”. E’ il sostituto procuratore generale Sergio Barbiera ad essere intervenuto ieri all’udienza del processo d’appello sulla trattativa Stato-mafia. Ancora una volta l’accusa è tornata sulle richieste istruttorie per riaprire il dibattimento e non ha rappresentato particolari preclusioni nei confronti della richiesta della difesa. Il magistrato ha spiegato che Berlusconi è “destinatario della minaccia dei Graviano” e può essere ugualmente importante approfondire anche quelle azioni di quel Governo sul fronte giustizia. “E’ stata acquisita ulteriore documentazione sulle iniziative legislative condotte da quel Governo, non solo con il decreto Biondi, anche noto come ‘salvaladri’, ma anche su norme successive”. Il riferimento è al disegno di legge presentato tra la fine del 1994 ed i primi mesi del 1995, in cui si proponeva la modifica della norma sulla custodia cautelare, in modo da non rendere più automatico andare in carcere per associazione mafiosa. Secondo l’accusa si tratta di una delle contropartite chieste da Cosa nostra al governo presieduto dal leader di Forza Italia.
“Di questo aspetto – ha ricordato il Pg – si è discusso in primo grado ma è stata rinvenuta ulteriore documentazione presso l’ufficio legislativo che consente di fare una valutazione ulteriore”.
Barbiera e Fici hanno anche chiesto l’acquisizione di quelle attività di indagine che hanno riguardato il ruolo di Giuseppe e Filippo Graviano, arrestati il 27 gennaio 1994, che hanno evidentemente avuto un ruolo importante nella strategia stragista.
“Dopo l’arresto dei due boss vi fu un episodio misterioso – hanno aggiunto i pg – questo riguarda l’ingresso in carcere di alcuni soggetti che si erano qualificati come carabinieri, ma che, a un controllo, risultarono non appartenere all’Arma, ma probabilmente ai servizi segreti. Gli stessi Graviano raccontarono ai loro difensori di essere stati filmati e fotografati a lungo su apparente delega di un magistrato romano. Gli avvocati Giuseppe Oddo e Memi Salvo fecero un esposto perché i loro clienti erano apparsi turbati e spaventati. Dal controllo sugli ingressi nel carcere di Milano Opera, risultò che, pur essendosi qualificati come carabinieri, non lo erano”. Altro aspetto che si vuole approfondire è la vicenda di cui lo stesso Giuseppe Graviano ha parlato nelle intercettazioni in carcere con la “dama di compagnia” Umberto Adinolfi, ovvero il concepimento in carcere dei due figli dei boss di Brancaccio. “Il concepimento è avvenuto con certezza cronologia durante la detenzione al 41 bis a cui erano sottoposti – ha ribadito Barbiera – Per riferire sugli accertamenti vorremmo ascoltare il sostituto commissario Bonferraro, e gli agenti della Dia di Palermo”.
Secondo quanto detto dallo stesso Giuseppe nelle conversazioni intercettate in carcere nel 2015, avrebbero consumato dei rapporti sessuali con le rispettive mogli all’interno del penitenziario di massima sicurezza del’Ucciardone di Palermo.
Barbiera e Fici si sono poi opposti alle eccezioni di competenza e di nullità del processo, rappresentati dalle difese alla scorsa udienza, ed hanno anche espresso il proprio parere negativo all’audizione di Lipari e monsignor Fabbri. La Corte d’Assise d’Appello di Palermo, presieduta da Angelo Pellino, ha rinviato l’udienza al prossimo 18 luglio per le controdeduzioni delle difese.

Foto © Imagoeconomica

fonte: antimafiaduemila.com

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