Rinnovabili e decarbonizzazione, l’Italia sempre più lontana dagli obiettivi al 2030

Nonostante la nuova potenza installata la quota di energie pulite sui consumi finali si ferma al 18%, addirittura calo rispetto al 2017

di
Luca Aterini

Con oggi è stata formalmente avviata la procedura di Valutazione ambientale strategica (Vas) per il Piano azionale integrato energia e clima (Pniec), la proposta elaborata dal Governo per definire gli obiettivi del Paese in materia al 2030, che prevede anche una consultazione pubblica aperta fino al 5 maggio: «La fase della consultazione popolare, prima con i soggetti e le istituzioni competenti in materia ambientale e quindi con tutti i cittadini – sottolinea al proposito il ministro Sergio Costa – è un momento fondamentale nell’ottica di una gestione condivisa della programmazione energetica». Il primo auspicio è che riesca a dare nuova linfa vitale alla transizione energetica del Paese, che continua a rallentare come testimonia la prima analisi trimestrale 2019 del sistema energetico elaborata dall’Enea.

L’indice Ispred che valuta l’andamento del sistema energetico nazionale sulla base di tre elementi-chiave (sicurezza energetica, prezzi ed emissioni di anidride carbonica) nel corso dell’ultimo anno ha segnato un nuovo «significativo peggioramento» pari al -8%, il quarto consecutivo su base annuale dopo il massimo raggiunto nel 2014, e questa picchiata «è in primo luogo ascrivibile alla dimensione decarbonizzazione».

Sebbene nel corso del 2018 si siano registrati piccoli segnali positivi, con le emissioni di CO2 del sistema energetico italiano in riduzione di circa il 2% rispetto al 2017, la traiettoria di decarbonizzazione rispetto agli obiettivi 2030 rimane troppo debole. «Il problema è che sono ormai quattro anni che i consumi di energia si muovono sostanzialmente in parallelo con la crescita economica, mentre un elemento centrale della decarbonizzazione è rappresentato da un aumento dei consumi energetici molto più contenuto rispetto al Pil», spiega Francesco Gracceva, l’esperto che coordina l’analisi Enea.

Un contesto dove anche l’andamento delle energie rinnovabili non aiuta. Se le fonti pulite hanno coperto il 43,1% della produzione elettrica lorda nazionale nel 2014, negli anni successivi si è avuta una sensibile contrazione fino a 35,1% del 2017. Nel corso del 2018 la nuova potenza elettrica da fonti rinnovabili connessa è stata pari a 1162 MW, superiore di oltre 250 MW rispetto al dato 2017 (+28%), ma visto il contesto si tratta di un progresso effimero: secondo le stime Enea nel corso del 2018 i consumi da fonti rinnovabili si sono mantenuti sostanzialmente stabili sui livelli del 2017, portando la quota sui consumi finali al 18%, addirittura in lieve calo rispetto al dato 2017 (18,3%).

«Il netto peggioramento degli indicatori relativi alle fonti rinnovabili all’interno dell’Ispred è un segnale del rischio che l’Italia non riesca a raggiungere il target del 30% di rinnovabili al 2030 (previsto nella proposta di Pniec, ndr); e lo stesso rischio riguarda gli obiettivi di riduzione delle emissioni», conclude Gracceva.

fonte: greenreport.it

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