Gse: crescono (nel 2017) le rinnovabili italiane, ma gli obiettivi al 2030 sono lontanissimi

L’apporto delle fonti pulite sale dello 0,9%, ma soprattutto grazie «a condizioni climatiche favorevoli». Continuando con questo ritmo tra 11 anni saremo fermi al 22%, contro un obiettivo europeo del 32%

di
Luca Aterini

Seppur timidamente, fino al recente passato la penetrazione delle energie rinnovabili nel nostro Paese è andata migliorando: a documentarlo è il rapporto Energia da fonti rinnovabili in Italia – 2017, pubblicato ieri dal Gse. Un documento col quale il Gestore dei servizi energetici, società del ministero dell’Economia, informa che nel 2017 è aumentata la quota dei consumi energetici complessivi coperta da fonti rinnovabili, toccando quota «18,3%, un valore superiore sia al dato 2016 (17,4%) sia – per il quarto anno consecutivo – al target assegnato all’Italia dalla Direttiva 2009/28/CE per il 2020 (17,0%)», e questo nonostante la contrazione degli incentivi che ha portato un taglio netto di 2 miliardi di euro circa tra il 2016 e il 2017, da 14,4 mld del 2016 ai 12,5 mld del 2017.

Più nel dettaglio i consumi finali lordi di energia da rinnovabili in Italia risultano pari a 22 Mtep, in aumento di circa 920 ktep rispetto al 2016 (+4,4%), una dinamica positiva che interessa sia il settore elettrico (+2,4%), sia quello termico (+6,4%) e i trasporti (+2,1%). Una buona performance che risulta però legata più al caso che a precise politiche industriali condotte a sostegno delle energie pulite. «A fronte della sostanziale stabilità dei consumi totali – continua infatti il Gse – questa dinamica è legata principalmente a condizioni climatiche favorevoli, quali il buon irraggiamento che ha consentito di registrare il record storico nella produzione fotovoltaica (24,4 TWh, +10,3% rispetto al 2016), e le temperature mediamente inferiori a quelle dell’anno precedente, che hanno sostenuto il consumo diretto di biomassa nel settore residenziale (6,8 Mtep) con un + 9,5% rispetto al 2016».

Affidarsi semplicemente alle condizioni meteo non appare però una strategia saggia per continuare a progredire sul fronte delle energie pulite, come mostra ad esempio in modo molto chiaro l’andamento dell’energia idroelettrica: la fonte idrica garantisce il principale contributo nazionale alla produzione di energia da rinnovabile (35%), ma rispetto al 2016 si osserva una diminuzione rilevante, di circa 6,3 TWh (-14,7%), legata al fatto che il 2017 ha rappresentato per l’Italia l’anno con meno precipitazioni da oltre due secoli.

È evidente che affidarsi al meteo non basterà per spingere le fonti rinnovabili, né per frenare i cambiamenti climatici: mentre il Cnr spiega che il 2018 è stato per il nostro Paese l’anno più caldo almeno dal 1800, è lo stesso Gse ad aver informato pochi mesi fa che «negli ultimi 5 anni si è assistito a una crescita media annua di 0,3 punti percentuali dei consumi energetici soddisfatti dalla produzione da rinnovabili favorita, in parte, anche da una diminuzione tendenziale dei consumi stessi per la congiuntura economica internazionale. Continuando in questa direzione, al 2030 il Paese raggiungerebbe un obiettivo del 22%, ben lontano dal 30% che si pone il Piano energia e clima». Per non parlare dell’obiettivo europeo, che punta al 32%.

fonte: greenreport.it

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