Trivelle e manovra 2019, i NO Triv: «I muri di ghisa leghisti infrangono i sogni pentastellati»

E la questione della Masseria La Rocca è tutt’altro che chiarita

Dopo l’intervento del ministro dell’ambiente Sergio Costa, che respinge le accuse di continuare le politiche petrolifere dei governi Renzi-Gentiloni, è la volta del  Coordinamento Nazionale No Triv che ricorda che «Da qualche giorno la Finanziaria 2019 è legge a tutti gli effetti: reca il numero 145 del 30 dicembre 2018 ed è in Gazzetta Ufficiale dal giorno seguente. Una prima lettura delle 211 pagine di cui consta l’articolato non rileva traccia di alcune innovazioni riguardanti le “trivelle”, di cui erano stati preannunciati i contenuti nel corso del tormentato iter di discussione ed approvazione».

Secondo Enrico Gagliano e Francesco Masi del Coordinamento Nazionale No Triv, non c’è traccia di novità in questo senso: «Non di un primo emendamento – inutile e, comunque, dichiarato inammissibile dalla Commissione Bilancio del Senato per estraneità di materia- presentato da Pirro ed altri, concernente l’abrogazione del carattere strategico nazionale e di pubblica utilità delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi. Inutile, si diceva, in quanto il carattere di strategicità delle attività “petrolifere” risulta già abrogato dalla Legge di Stabilità 2016 che ha recepito il contenuto di uno dei quesiti referendari No Triv depositati in Cassazione del settembre 2015. E neppure di una seconda proposta -quella sì più interessante e corposa- che alcuni mezzi di informazione hanno attribuito al Sottosegretario Davide Crippa (“voci di emendamento”, secondo il Corriere di Romagna del 16 dicembre, confermate da Public Policy): ove recepita in manovra, avrebbe determinato una moratoria di nuove attività estrattive per la durata di 2 anni e la reintroduzione del Piano delle Aree, strumento necessario per individuare le zone da interdire a qualsiasi attività “petrolifera”».

I No Triv rammentano che «Abrogato dalla Legge di Stabilità 2016, il Piano Aree era stato oggetto nella scorsa legislatura di ben quattro distinti disegni di legge (S.2773 di Casson, Girotto e Ricchiuti; C. 4313 di Segoni ed altri; C.4364 di Parentela; C.4378 di Melilla), come richiesto dal Coordinamento Nazionale No Triv che è tornato a riproporlo di recente nell’ambito del “Pacchetto Volontà” sottoposto all’attenzione del Ministro Di Maio. Invece la moratoria, se approvata, avrebbe determinato dal canto suo la sospensione dei numerosi procedimenti in corso riguardanti istanze per nuovi permessi di ricerca (es.: il discusso “Masseria La Rocca” di Eni, Total e Rockhopper Exoploration) e nuove richieste di concessione di coltivazione».

Secondo Public Policy, ad inizio dicembre l’idea del Governo sarebbe stata più articolata, prevedendo anche «il lancio di un Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee”, volto a “fornire un quadro di riferimento per le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi». I No Triv denunciano che «Le reazioni del mondo Oil&Gas (non solo quelle di Confindustria ma anche quelle di Femca-Cisl) sono state tali da spingere e costringere la Lega ad intervenire per stroncare sul nascere qualsiasi velleità dei Cinque Stelle, sull’onda lunga della strigliata ricevuta da Salvini dal blocco del Sì Tav, da Confindustria e dalle altre associazioni di categoria in occasione del famoso incontro del 9 dicembre al Viminale. E così è stato: la volontà di assicurare la stabilità del Governo ha prevalso su tutto il resto».

Il 20 dicembre Jacopo Morrone, segretario della Lega Nord Romagna e sottosegretario alla giustizia, ha tranquillizzato i petrolieri: «Da giorni si sentono voci che seminano allarme ingiustificato nel comparto del settore energetico del Paese e, in particolare, del ravennate. Nel testo della manovra uscito dalla Camera non era presente nessuna voce in tal senso e, al Senato, l’emendamento Movimento 5 stelle che, secondo notizie stampa, sarebbe stato recepito dal ministero dello Sviluppo economico, è stato considerato al contrario inammissibile. Dunque, tanto rumore per nulla. Emerge tuttavia sempre più palese l’obiettivo di usare illazioni per creare scontento e diffondere timori gratuiti e illegittimi nei confronti dell’attività del Governo».

Gagliano e Masi  sono convinti che «I sogni di quella parte del M5S più incline all’ascolto dei movimenti sono andati ad infrangersi sul veto della Lega e, probabilmente, anche contro la volontà del Presidente del Consiglio, garante del mantenimento di equilibri e di accordi internazionali su Tap, importazione gas liquefatto dagli Usa, ecc. Dopo l’approvazione della manovra la faccenda “trivelle” appare ancor più complicata: a fronte delle decine di istanze di permesso che si trovano nella fase decisoria, la componente pentastellata del Governo non è in grado di imporre all’alleato i cambiamenti normativi necessari affinché le strutture tecniche del Mise – e non il Consiglio dei Ministri che non ha competenza nella gestione dei procedimenti amministrativi – possano astenersi dalla firma dei decreti di rilascio dei permessi. Il nodo è politico ancor prima che tecnico: come pensa M5S, in siffatta situazione, di bloccare il far west delle trivelle, Masseria La Rocca compresa? La vicenda Tap purtroppo insegna».

E per i No Triv la questione della Masseria La Rocca è tutt’altro che chiarita.  In un video pubblicato su Facebook il 28 dicembre l’onorevole Mirella Liuzzi e il sottosegretario Davide Crippa invitavano il Coordinamento anti-trivelle a non lanciare messaggi allarmistici, assicurando che al primo Consiglio dei Ministri utile, la “pratica” riguardante il permesso di ricerca Masseria La Rocca sarebbe stata definitivamente liquidata e chiusa, assicurando, come poi ha fatto il ministro dell’ambiente, che la costituzione in giudizio da parte del Governo dinanzi alla Corte Costituzionale contro la Regione ed il Comune di Brindisi Montagna e, quindi, pro Rockhopper Exploration, sarebbe stato atto «formale» e «dovuto» e che comunque il governo conferma la sua  netta contrarietà al progetto petrolifero.

Il Coordinamento Nazionale No Triv ha subito precisato: «Punto primo: non esistono Governi amici di cui fidarsi. I territori e le popolazioni che vi risiedono hanno già assaggiato sulla loro pelle gli effetti della politica degli annunci del M5S: Tap, Tav Terzo Valico, Taranto, ce lo rammentano ogni giorno. Non essendo mai esistiti per No Triv governi “amici”, non si comprende bene per quale oscura ragione avremmo dovuto tacere e soprassedere rispetto ad un atto con cui il Consiglio dei Ministri ha deliberato di costituirsi in giudizio contro una Regione ed un Comune e, di fatto, contro No Triv. Punto secondo: forma e sostanza sono la stessa cosa. A quando la pubblicazione degli atti? Quando il Consiglio dei Ministri avrebbe deliberato di “respingere la richiesta di proroga al permesso di ricerca Masseria La Rocca”? In materia di infrastrutture energetiche, grandi opere e governo del territorio – e non solo -, forma e sostanza sono la stessa identica cosa: Governo, Regioni ed enti territoriali si esprimono per atti di cui è necessario che tutte/i conoscano contenuti e motivazioni. I video su facebook sono altra cosa».

Per questo i No-Triv, «Proprio per rispetto di quel principio di trasparenza che M5S in passato ha sempre preteso, a ragione, da altri, e che noi stessi abbiamo invocato di recente nei confronti del Governo Gentiloni, pretendiamo la pubblicazione integrale di entrambe deliberazioni adottate dal Consiglio dei Ministri; per intenderci, la prima riguardante lo stop temporaneo a Masseria La Rocca, la seconda sulla costituzione in giudizio. Sarà interessante leggerle entrambe nelle parti riguardanti le motivazioni. La pubblicazione della prima – quella citata da Di Maio nel suo video del 12 Dicembre, in cui afferma testualmente: “Abbiamo respinto l’autorizzazione per l’impianto di Masseria La Rocca”- appare ancor più necessaria, anche per mettere a tacere alcuni dubbi riguardanti l’esistenza stessa dell’atto di stop temporaneo del progetto petrolifero, alimentati da quanto detto dallo stesso Sottosegretario Crippa nel corso del video facebook (da minuto 2:00 in avanti): “Il 12 Dicembre il Consiglio dei Ministri ha iniziato l’istruttoria e nella fase di discussione è già emerso come questo Governo non intenda superare l’intesa della Regione Basilicata. Oggi siamo davanti al fatto che ci devono essere i tempi tecnici per scrivere la delibera della Presidenza del Consiglio dei Ministri; quindi sarà oggetto del primo Consiglio dei Ministri utile nella quale verrà definitivamente rigettato il superamento della mancata Intesa”. La deliberazione di cui parlava Di Maio c’è o non c’è? Parrebbe di no, secondo quanto detto dal Sottosegretario. Quindi? Da un lato il Governo ritiene “atto dovuto” costituirsi in giudizio dinanzi alla Corte Costituzionale contro la Regione e Comune di Brindisi M., dall’altro invece chiede a tutte/i di fidarsi “al buio” di strategie e provvedimenti futuri, in grado di investire lo stesso piano della revisione normativa».

Poi c’è un terzo punto: per i N0.Triv «La costituzione in giudizio non era affatto un “atto dovuto” ed il giudizio della Corte non “decadrà” automaticamente a seguito di un’eventuale decisione che il Consiglio dei Ministri dovesse adottare per ottenere lo stop definitivo a Masseria La Rocca. Deliberando per la costituzione in giudizio, il Governo e le forze che lo sostengono hanno fatto esattamente ciò che avrebbero fatto – e che hanno fatto – Renzi & C., secondo lo spirito e la lettera dello “Sblocca Italia”, poi elevato a sistema con la fallita deforma costituzionale».

I No-triv concludono ricordano che «La Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente si è espressa di recente in senso favorevole a numerosi progetti petroliferi, in Campania ed in Basilicata, mentre si contano decine e decine di richieste di permesso per cercare ed estrarre idrocarburi in mare e su terra ferma. L’On Liuzzi ed il Sottosegretario Crippa ostentano sicurezza. Ma su quali basi, dacché il quadro normativo è quello di sempre? Che non si dica poi che la responsabilità è dei tecnici o di quelli “di prima”! Uno dei punti contenuti nel “Pacchetto Volontà” che il Coordinamento Nazionale No Triv ha inviato al Ministro Di Maio ed a tutti i senatori e deputati lucani, senza riceverne riscontro alcuno, riguardal’approvazione di una moratoria immediata per nuove attività di ricerca, estrazione, stoccaggio e trasporto di idrocarburi. Lo scopo? Mettere fine al far west delle trivelle a cui assistiamo impotenti da anni e dare modo e tempo al Parlamento di concepire, concertare, approvare, nuove norme in materia, mettendo finalmente in maniera organica a sistema un Testo Unico. Ad oggi, delle misure proposte nel “Pacchetto Volontà”, il Governo ed il Ministro Di Maio hanno ritenuto non prenderne in considerazione nemmeno una. Gli annunci sono una cosa, i fatti un’altra».

fonte: greenreport.it

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