La condanna al carcere del Lonko Facundo Huala rivela forte pressione politica

di Jean Georges Almendras
La Difesa dell’autorità mapuche chiederà l’annullamento del processo; i mapuche continuano la loro lotta

lonko weichafe facundo jones huala
L’offensiva del potere economico e politico cileno al “LonkoWeichafe Facundo Jones Huala (autorità mapuche della Lof in Resistenza nel dipartimento di Cushamen, nella provincia di Chubut, Argentina), è stato tremendo. Sfrontato. Demenzialmente pianificato, all’unico scopo di perseguire le comunità mapuche del Cile e dell’Argentina. Una persecuzione di vecchia data che è impossibile da definire con aggettivi (ovviamente in senso negativo), perché in realtà non è altro che quella matrice maligna e crudele (soprattutto antidemocratica), radicata fino al midollo, oggi, nei governi autoritari di Macri e Piñera, e ancora prima in quello della signora Bachelet che in più di un’occasione si è vantata di essere una gelosa custode dei diritti umani dei cileni nella loro terra nativa. Una custode che, chissà perché, non ha tenuto conto dei diritti umani delle comunità mapuche. Comunità che durante la sua amministrazione furono schiacciate con accanimento.
Il potere di turno (che segue un copione scritto con sangue e morte generati dal potere economico regionale), è ancora protagonista di un terribile accanimento, nei confronti delle comunità mapuche della regione ed in particolar modo dei loro leader.
Sono molti i martiri mapuche caduti: l’ultimo è stato il giovane Camilo Catrillanca.
Sono molti i mapuche criminalizzati ingiustamente: l’ultimo il leader politico e spirituale di una Lof dell’Argentina. Mi sto riferendo al Lonko Facundo Jones Huala il quale, questo venerdì 21 dicembre, nelle prime ore del pomeriggio, è stato condannato dal Tribunale di Valdivia a nove anni di prigione, perché ritenuto colpevole di incendio doloso e detenzione illegale di armi artigianali.
Nove anni che diventeranno cinque più sette mesi, scalando tutti i giorni di prigione preventiva già scontati, cioè 1.178 giorni, trascorsi in un carcere del Cile e in una prigione Argentina. Senza contare le restrizioni fisiche e le umiliazioni che hanno dovuto sopportare lui ed i suoi cari, quando andavano a trovarlo.
Estradato alla fine in Cile dalla Prigione di Esquel, a seguito di una subdola manovra della giustizia argentina (ovviamente con il via libera di Mauricio Macri che ignorò letteralmente la misura cautelare di non estradizione disposta dall’ONU, il Lonko fu processato con udienza pubblica, all’insegna delle irregolarità a Valdivia. E infine condannato.
Nessuno (cioè nessun testimone o vittima), nelle otto udienze del processo lo riconobbe come persona coinvolta nell’attentato piromane in una tenuta di Pisu Pisué, accaduto a gennaio del 2013. Il Pubblico Ministero, oltre a cercare sempre di tergiversare (e manipolare), la verità, non ha fatto altro che fornire indizi. E in nessun momento si è potuto dimostrare una correlazione tra l’accusato e l’incendio. Inoltre, il Ministero Pubblico e la parte querelante hanno attinto a rapporti dei servizi di intelligence, cercando sempre di screditare l’accusato e ogni linea difensiva adottata dagli avvocati del Lonko Facundo Jones Huala.
L’ultimo giorno di udienza Facundo Jones Huala si dichiarò innocente e disse pubblicamente che si fidava della giustizia cilena, ritenendola non tanto corrotta come quella dell’Argentina, dove c’è stata anche una vittima non mapuche, l’artigiano Santiago Maldonado, sulla cui sparizione forzata e successiva morte regna ancora una spudorata e scandalosa impunità, certamente orchestrata e consolidata dalla Casa Rosada e dal Potere Giudiziario argentino.
Nel pomeriggio di venerdì 21, tutti i membri delle comunità mapuche del Cile e dell’Argentina che si trovavano ad una certa distanza dall’accesso principale del Tribunale di Valdivia, hanno dovuto inghiottire l’amaro boccone di una condanna essenzialmente politica e di una nuova pagina della persecuzione di cui è vittima la nazione mapuche nella regione andina.
Le forze di sicurezza avevano provveduto ad isolare la zona per evitare eventuali atti di violenza dei mapuche, come se la sentenza non fosse di per sé una violenza dello Stato cileno.
I giudici del Tribunale di Valdivia sono stati gli scagnozzi di un serpente chiamato giustizia “che morde soltanto gli scalzi” come diceva Eduardo Galeano.
Ora i difensori del Lonko si avvaleranno di ogni risorsa a loro disposizione per ricorrere in appello; per resistere; per lottare con le uniche armi a loro disposizione: le leggi dei bianchi.
I bianchi striscianti e servili al potere economico cileno hanno condannato il lonko al carcere e all’interdizione dai pubblici uffici e dai diritti politici, fino allo sconto della pena, e al pagamento delle spese processuali.
I bianchi striscianti in giacca e cravatta che già alcuni anni fa portarono a processo varie persone, quattro delle quali furono assolte ed una condannata agli arresti domiciliari per complicità. Stiamo parlando della machi Millaray Huichalaf.
In un’aula delle udienze quasi vuota, il giornalismo locale ed internazionale prese d’assalto Andrea Millañanco, compagna del Lonko Facundo Jones Huala affrontandola, ma è stata lei a tener testa ai suoi interlocutori ed il sistema:
Oggi, ancora una volta la giustizia cilena ha dimostrato di non aver nessun riguardo verso il popolo mapuche. Ancora una volta siamo parte di una messinscena. Ancora una volta la giustizia cilena si è lasciata corrompere dal potere politico. Oggi hanno condannato il Lonko Facundo Jones Huala per l’incendio nella tenuta Pisu Pisué, consapevoli che dodici giudici della regione di Los Ríos si sono riuniti prima dell’inizio del processo. Avevano una lettera arrivata da Santiago, nella quale si richiedeva che nella causa del Lonko fosse applicata la massima pena prevista dalla legge. Questa è la giustizia del paese cileno. La stessa macchinazione dell’Argentina dove era stata chiesta l’estradizione, perché? Perché il processo non si sarebbe svolto regolarmente. Ed è proprio quello che è avvenuto. La giustizia cilena si è corrotta per questioni di potere politico ed economico. Ancora una volta le nostre autorità vengono incarcerate ingiustamente. Ma il nostro popolo è onorevole e forte e prosegue nella lotta. Ma in qualche momento questa situazione si capovolgerà, perché si tratta chiaramente di una condanna politica“.
I dodici giudici che parteciparono a questa riunione furono convocati e ricevettero una notifica da Santiago. La comunicazione proveniva dal governo nazionale del Cile nella quale veniva richiesto che nella sentenza fosse applicata la massima pena prevista dalla legge nella causa a carico di Facundo“.
Siamo stati tutti testimoni della montatura, dove persino i giudici si misero a ridere delle prove infondate presentate dall’accusa. Nessuna dimostrava un coinvolgimento diretto del Lonko. Si sono tenute otto udienze dove nessuno è stato capace di dimostrare la presenza del Lonko sul posto dove sono accaduti i fatti. E adesso, dovere apprendere della sua condanna è “una mancanza di rispetto per il suo status di garanzia”.
L’appello al popolo mapuche è di continuare a mobilitarsi, di continuare a recuperare il proprio territorio, poiché è chiaro che dai due Stati, argentino e cileno, non possiamo aspettarci una soluzione. L’unica cosa che stanno producendo è morte e detenzione per il nostro popolo che rivendica i propri diritti, perché anticamente noi appartenevamo a questi territori. Dovrebbero venirci incontro. Ma nessuno dei due Stati si è preso neanche il tempo di chiedere scusa per il genocidio che hanno commesso con il popolo, con la nazione mapuche“.
La madre del Lonko, María Isabel Huala ha detto ai giornalisti: “Non è una novità, questo sta succedendo da molto tempo. È chiaro in questo processo, che abbiamo seguito sin dall’inizio, che anche qui c’è una persecuzione politica, un piano sistematico di terrorismo di Stato, perché non è una casualità che abbiano ucciso Macarena Valdés, Berta Cáceres, ed altri leader indigeni di popoli originari di ONG che difendono la terra. Non è un caso che accadono queste cose in America latina. Questo risponde ad un piano sistematico del capitalismo che viene qui a distruggere, ad annientare la terra, che nel futuro colpirà tutti voi, anche quelli che laggiù stanno montando il circo bloccando le strade per impedire ai mapuche di passare. Io sono la madre del Lonko e continuo a sostenere mio figlio ed il popolo mapuche nel recupero dei loro territori e a continuare a resistere. Perché questa è la nostra terra, da mare a mare. Cile ed Argentina sono divise solo dalla dogana”.
Karina Riquelme, avvocato difensore del Lonko Facundo Jones Huala è stata molto chiara ed esplicita: “Noi abbiamo un’opinione piuttosto raccapricciante di questa sentenza e del processo in sé. Vediamo come sta degenerando l’istituzione dei ‘Carabinieros’ e purtroppo anche il Potere Giudiziario. Un Potere Giudiziario che soffre la pressione dello Stato. E non lo dico in modo soggettivo, ma lo abbiamo visto quando lo Stato argentino, nonostante la misura cautelare delle Nazioni Unite, ha estradato Facundo in Cile, sotto le pressioni di Bachelet e Piñera. Purtroppo, quando assistiamo ad un processo dove sei giudici precedentemente avevano dichiarato che era impossibile dimostrare il coinvolgimento di altri autori, oggi tre giudici in modo completamente sorprendente, con le stesse prove, condannano Facundo Jones Huala, e ciò dimostra che ci sono delle pressioni politiche. Attualmente non abbiamo un degno sistema giudiziario.
Purtroppo i nostri giudici stanno fallendo in virtù di quello che dispone il Potere politico e non ai sensi di quello che dicono le prove. Noi siamo avvocati seri, difensori seri, ed in conformità con quanto avevamo presentato nella causa già affrontata nel 2013 abbiamo la convinzione, e così lo dichiararono i sei giudici, che non c’erano prove sufficienti. Non ci resta altra opzione che dire che oggi la politica ha fallito. Abbiamo un popolo mapuche che fa le sue rivendicazioni e ci sono due modi di contrastarli, uccidendoli o incarcerandoli. I loro leader sono stati perseguiti per oltre dieci anni. Voi conoscete l’operazione ‘Huracán’. Voi sapete anche che c’erano delle informazioni dell’Intelligence, c’era una persecuzione anche per idee politiche, esattamente quello che si sta facendo con i mapuche. Vengono perseguitati e ammazzati per le loro idee. Esamineremo la sentenza e adotteremo le misure legali necessarie“.
Facundo è il Lonko, rappresentante e dirigente. Lui sa cosa sta succedendo ai leader mapuche sia in Argentina che in Cile. Non è niente di nuovo, noi come difensori lo sappiamo da nove anni. Ci siamo resi conto che sono i capi ad essere perseguitati. Che sono quelli che guidano i loro popoli” ha concluso l’avvocato.
Il sorso amaro dell’oltraggio legalizzato. Della persecuzione immorale. E priva di ogni etica.
Il racconto inventato di una democrazia patetica e decadente.
Nel frattempo, gli scalzi della nostra America Latina, continuano ad essere morsi dal serpente: la Giustizia dell’uomo bianco. Dell’uomo bianco e per di più capitalista.
O venduto al capitalismo. Che è ancora peggio.

Foto di Copertina: EFE on twitter

fonte: antimafiaduemila.com

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