L’Enea lancia l’allarme: «Criticità elevata» per lo sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia

Dopo il Gse anche l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile mostra un «trend non in linea con gli obiettivi di lungo periodo»

Mentre il Governo M5S-Lega confeziona uno schema di decreto (Fer 1) che taglia gli incentivi a fonti rinnovabili come mini idroelettrico e geotermia – un provvedimento verso il quale ieri la Conferenza unificata, che riunisce tutte le Regioni e Province autonome italiane, ha dato parere negativo –, secondo l’Enea lo sviluppo delle fonti pulite nel Paese vive uno scenario di «criticità elevata».

Secondo l’Analisi trimestrale pubblicata ieri dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile, infatti, gli indicatori relativi all’orizzonte 2030 restituiscono un quadro di «criticità elevata nel caso della proiezione di sviluppo delle fonti rinnovabili. La modesta discesa delle emissioni nei primi nove mesi dell’anno consolida infatti un trend non in linea con gli obiettivi di lungo periodo. Anche l’evoluzione della produzione da fonti rinnovabili, con variazioni della potenza elettrica installata in calo rispetto al 2017, è tale che a fine anno la quota di fonti energetiche rinnovabili (Fer) sui consumi finali lordi resterà sui livelli dell’anno precedente, dunque ben al di sotto della traiettoria coerente con l’obiettivo del 28% stabilito dalla Strategia energetica del 2017, che sarà per di più probabilmente rialzato nel prossimo Piano energia e clima».

Non è purtroppo una novità. Solo pochi giorni fa anche il Gestore dei servizi energetici (Gse) ha messo in chiaro che proseguendo sull’attuale trend di sviluppo le rinnovabili italiane soddisferanno appena il 22% dei consumi energetici nazionali al 2030, quando l’Ue punta al 32%. Tutto questo in un contesto dove – aggiunge adesso l’Enea – l’indice della transizione energetica Ispred (sicurezza, prezzi, decarbonizzazione), segna l’ottavo peggioramento trimestrale consecutivo. Non solo rinnovabili, dunque: «Nel terzo trimestre 2018 – dettaglia l’Enea – i prezzi dell’energia elettrica per le famiglie italiane hanno raggiunto i massimi del decennio, mentre si registrano aumenti a due cifre (+10%) per le imprese medio piccole».

Un contesto nel quale chiaramente il taglio agli incentivi per le fonti rinnovabili proposto dal Governo non inciderà. Per quanto riguarda la geotermia ad esempio gli incentivi erogati quest’anno arrivano a quota 94,8 milioni di euro, a fronte di circa 16,1 miliardi annui (dati Gse riferiti al 2016) complessivamente erogati a sostegno di tutte le rinnovabili: si tratta di appena il 5%  (tra luce, gas e spesa carburanti) della bolletta energetica pagata da cittadini e imprese, a fronte di vantaggi che nel 2016 il Gse documentava in 44 Mton CO2 in atmosfera evitate, 15 Mtep di combustibili fossili non bruciati (e/o importati, dunque), 39mila posti di lavoro green sostenuti.

In compenso, tagliare gli incentivi costituirebbe un problema per il nostro Paese anche dal punto di vista tecnologico e commerciale. Tornando a esaminare la competitività del Paese rispetto alle tecnologie legate alla decarbonizzazione, l’Enea nota infatti che «i dati di commercio estero relativi ai prodotti che costituiscono il core dei settori low-carbon segnalano in linea generale una perdita ulteriore di competitività nel 2017 e nei primi otto mesi del 2018».

Qualche esempio? «Nel fotovoltaico, dopo il pesante disavanzo del triennio 2009-2012, viene rilevato ancora un passivo commerciale (pari a 137 e a 139 milioni di euro, rispettivamente nel 2017 e nei primi otto mesi del 2018), ma anche una debole tendenza all’aumento delle esportazioni, soprattutto negli Usa». Sotto questo profilo risulterebbe ancora più incomprensibile un taglio degli incentivi a fonti rinnovabili come la geotermia, che vanta tecnologie d’eccellenza made in Italy. Come sottolineato infatti dall’Unione geotermica italiana, dall’European geothermal energy council (Egec) e dall’International geothermal association(Iga), si tratta di un «attacco violento e ingiustificato contro un’industria nata in Italia».

fonte: greenreport.it

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