Di Matteo: ”Su inchieste per le stragi ’92 ho già risposto. A vergognarsi devono essere altri…”

di Giorgio Bongiovanni

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“A vergognarsi devono essere altri, non io… Io non ho ritenuto di accettare l’invito per l’audizione innanzi a una Commissione regionale antimafia che non ha i poteri e le competenze per potersi occupare di un argomento così delicato e complesso. Sulle inchieste per le stragi del ’92, sulle quali la Commissione regionale antimafia all’Ars mi voleva sentire, ero già stato audito, su mia richiesta, per due lunghe sedute, dalla Commissione nazionale antimafia, della quale, a quel tempo, faceva parte anche l’onorevole Fava”. Così il sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo ha replicato all’affermazione di Fiammetta Borsellino, in seguito alla pubblicazione della relazione sulla Commissione Antimafia sulla strage di via d’Amelio presentata oggi da Claudio Fava. “Chi ha lavorato nel periodo del depistaggio non ha capito nulla di mio padre. Non è accettabile che magistrati come Ilda Boccassini, Nino Di Matteo e la signora Palma, si siano sottratti alle audizioni della Commissione regionale antimafia. E’ una vergogna” aveva detto la figlia del magistrato. Di Matteo ha quindi aggiunto: “Ero stato sentito, in altre occasioni, dalle Corte d’Assise di Caltanissetta e dal Consiglio superiore della magistratura. In tutte quelle sedi – dice il magistrato – ho sempre fornito ogni contributo di conoscenza e di esperienza”. Poi, il pm Di Matteo, che rappresentava l’accusa nel processo sulla trattativa Stato-Mafia a Palermo, sottolinea: “Gran parte della mia vita è stata, ed è, dedicata alla ricerca della verità sulle stragi. A vergognarsi devono essere altri…”. Questo giornale ha riportato (vedi articoli correlati) nei minimi dettagli le audizioni del pm Di Matteo nelle sedi competenti (Csm, Commissione Parlamentare Antimafia e la deposizione al Processo Borsellino quater). Sono stati versati fiumi di inchiostro dove è stato sufficientemente provato la completa estraneità del pm Di Matteo al depistaggio di via d’Amelio. Se si torna ulteriormente e insistentemente a porlo come protagonista negativo di questi fatti di cui è stata dimostrata l’estraneità allora vuol dire che non c’è più buona fede. Non c’è più sordo di chi non vuol sentire e non c’è più cieco di chi non vuol vedere.

Foto © Imagoeconomica

fonte:antimafiaduemila

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