Il pm Petralia all’Antimafia dell’Ars faccia i nomi e chiarezza sui fatti

Il magistrato sentito dalla Commissione che indaga sul depistaggio di via d’Amelio
di Giorgio Bongiovanni

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“Ci fu un pranzo all’Hotel San Michele a Caltanissetta, al quale partecipammo: il procuratore capo, l’aggiunto, io ed altri colleghi della distrettuale, tra applicati e titolari. E c’erano i vertici del Sisde, tra questi, questo signore dai capelli bianchi, che io non avevo mai visto, se non forse in fotografia che, poi, insomma, seppi essere Contrada. C’erano anche un po’ di battute, c’era molta, non dico familiarità, comunque, un ambiente dove tutti gli altri si conoscevano abbastanza bene”. Sono queste le rivelazioni che il magistrato Carmelo Petralia, sostituto procuratore applicato a Caltanissetta subito dopo le strage di via d’Amelio, avrebbe fatto durante la sua audizione alla Commissione Antimafia regionale guidata dal presidente Claudio Fava. A riportare le sue parole è stato nei giorni scorsi il fattoquotidiano.it dopo che già livesicilia.it aveva raccolto le dichiarazioni del presidente Fava immediatamente dopo la deposizione. “La sensazione è che i servizi segreti in quella inchiesta fossero di casa e che abbiano avuto un ruolo determinante nella costituzione del gruppo d’indagine Falcone-Borsellino e nell’accompagnare nelle prime indagini la procura di Caltanissetta – ha detto Fava commentando i dati raccolti con l’istruttoria aperta sul depistaggio commesso con le indagini della strage di via d’Amelio. Un’attività che si aggiunge a quella della Procura di Caltanissetta, con un processo che ancora deve iniziare nei confronti di alcuni poliziotti (Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei sono accusati di calunnia aggravata dall’avere favorito cosa nostra), ed un altro procedimento aperto dal Consiglio superiore della magistratura che esamina sempre sui medesimi fatti. E leggendo le parole di Petralia alcune domande sorgono spontanee. In primo luogo appare evidente che questi fatti non sono stati menzionati durante il processo Borsellino quater dove il magistrato parlò dei dubbi della Procura nissena su Vincenzo Scarantino, rivelatosi poi falso pentito usato per depistare la strage di via d’Amelio. Perché Petralia parla solo ora di questi fatti?

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La strage di via d’Amelio in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina

Il suo racconto su pranzi con i vertici dei servizi appartiene ad una risposta rispetto ad alcune note del Sisde, datate ottobre 1992, in cui venivano inseriti i nomi di Luciano Valenti, Roberto Valenti e Salvatore Candura; e dove si informano gli uffici centrali del servizio, e quindi la Questura di Caltanissetta circa le parentele mafiose “importanti” di Scarantino. Certamente il pranzo con Tinebra e Contrada fu fatto prima dell’arresto dell’ex Capo dei Servizi segreti in Sicilia, quindi due anni prima dell’ingresso del pm Nino Di Matteo all’interno del pool che indagava sulle stragi. Nel Borsellino quater è stata accertata l’anomala richiesta del Procuratore capo Tinebra fatta a Contrada affinché il Sisde indagasse sull’attentato di via d’Amelio. Secondo quanto riportato da Il Fatto quotidiano Petralia avrebbe dichiarato anche che i magistrati attivi all’epoca a Caltanissetta avevano percezione del coinvolgimento degli 007 nelle loro indagini (“Io ne ebbi una chiara, proprio, una plastica, materiale percezione perché vi fu un incontro a cui venni invitato a partecipare”). Ma chi erano questi magistrati? Chi ha partecipato a quegli incontri con i vertici del Sisde? Sono stati fatti i nomi dal pm Petralia? Non è dato sapere, al momento, se la Commissione ha approfondito anche questi aspetti ed il riferimento generico ai magistrati ha l’effetto di inserire tutti nel medesimo calderone anche quelli che con certe vicende non hanno nulla a che fare (Nino Di Matteo, ndr). Intanto prendiamo atto delle parole dette da Petralia, che sicuramente andranno accertate nella loro veridicità, ma così si ha l’impressione di essere di fronte ad uno stillicidio dove, sibillinamente ed ambiguamente, non si fa altro che creare ancora più confusione. Ed ancora una volta ad essere sconfitta sarà la ricerca della verità.

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fonte: antimafiaduemila.com

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