821 milioni di persone al mondo soffrono la fame, un’urgenza non più differibile

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di Margherita Furlan
Diffuso oggi dalla FAO lo Stato della Sicurezza Alimentare e della Nutrizione nel mondo 2018

821 milioni di persone al mondo soffrono la fame. Nel 2018 una persona su nove nel Pianeta Terra vive in stato di totale indigenza e abbandono. I dati allarmanti, in drastico peggioramento negli ultimi tre anni, arrivano dallo Stato della Sicurezza Alimentare e della Nutrizione nel mondo 2018 pubblicato oggi dalla Fao. Dal documento emergono elementi degenerativi, in particolar modo, in Sud America e nella maggior parte delle regioni del continente africano. Ma non solo. Circa 151 milioni di bambini sotto i cinque anni di età sono troppo bassi a causa della malnutrizione. L’Africa e l’Asia rappresentano rispettivamente il 39% e il 55% di tutti i bambini con ritardi nella crescita. Il deperimento infantile è estremamente elevato in Asia, dove quasi un bambino su dieci sotto i cinque anni ha un peso basso per la sua altezza. L’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile di Fame Zero entro il 2030 sembra dunque assai lontano. Tra le principali cause, secondo il rapporto annuale delle Nazioni Unite, i cambiamenti climatici che influenzano l’andamento delle piogge e delle stagioni agricole, e che generano episodi eccezionali come siccità, alluvioni, catastrofi naturali. Non dimentichiamo infatti il legame tra surriscaldamento climatico e aumento dell’attività vulcanica e sismica con impatti devastanti sulla crosta terrestre [v. importanti studi universitari, come “Waking The Giant: How A Changing Climate Triggers Earthquakes, Tsunamis And Volcanoes” di Bill McGuire, docente di geofisica presso l’University College di Londra]. Le analisi del rapporto stilato dalla Fao mostrano come la prevalenza e il numero di persone sotto-nutrite tenda a essere più alto nei Paesi maggiormente esposti agli eventi climatici estremi. La sotto-nutrizione è ancora più alta quando a questi ultimi si unisce un’alta percentuale della popolazione che dipende da sistemi agricoli sensibili alle precipitazioni e alla variabilità delle temperature. Il danno alla produzione agricola contribuisce, infatti, a ridurre la disponibilità di cibo, con effetti a catena che causano aumenti dei prezzi alimentari e perdite di reddito che riducono l’accesso delle persone al cibo. Allo stesso tempo, in molti Paesi la denutrizione coesiste con l’obesità. Uno scarso accesso al cibo nutriente, a causa dei costi elevati, lo stress di vivere gravati da un’insicurezza alimentare latente e gli adattamenti fisiologici alla privazione del cibo spiegano perché questi due fattori, apparentemente opposti tra loro, si possano ritrovare fianco a fianco anche nella stessa famiglia.

number undernourished people world

Inutile negare che è in corso un nuovo, scatenato assalto neo-coloniale da parte dell’Occidente consumista alle risorse dell’altra parte del mondo, quella da sempre depredata. Minerali, energia, terra, acqua, sole, vento, uomini, tutto fa parte di un nuovo saccheggio in grandissimo stile. Tanto che nell’ultimo decennio circa 227 milioni di ettari di terra in Africa – pari a 10 volte l’estensione dell’Italia – sono stati venduti, affittati o concessi in via esclusiva a investitori stranieri. Senza nessuna cura di cosa ciò abbia comportato per chi abitava quei territori, dove persone sono state letteralmente deportate anche con violenze e minacce. I motivi della rincorsa alle terre da parte degli investitori stranieri sono essenzialmente tre: produzione di alimenti da esportare, produzione di biocarburanti, speculazione sui latifondi in vista del crescente interesse alle predette attività.

Il rapporto odierno emesso dalla Fao chiede ai Paesi aderenti alle Nazioni Unite l’attuazione e l’aumento degli interventi volti a garantire l’accesso a cibi nutrienti e la rottura del ciclo intergenerazionale della malnutrizione. Le politiche, secondo l’agenzia dell’ONU, dovrebbero prestare particolare attenzione ai gruppi che sono più vulnerabili alle conseguenze dannose dello scarso accesso al cibo: neonati, bambini sotto i cinque anni, bambini in età scolare, ragazze adolescenti e donne. Ma il rapporto, che pure cita dati peculiarmente caratterizzanti della nostra società, si dimentica di citare le statistiche diffuse il 2 maggio scorso dal SIPRI, l’Istituto di ricerca internazionale di pace di Stoccolma, secondo il quale il totale della spesa militare mondiale è salito, nel 2017, a 1.739 miliardi di dollari, con un aumento dell’1,1 per cento rispetto al 2016.

“Più di mille anni fa alcuni Vichinghi, guidati da Erik il Rosso, partirono dalla Norvegia e si stabilirono in Groenlandia. Lì fondarono colonie, dissodarono la terra, allevarono animali e costruirono chiese fantastiche. Perché quasi cinque secoli dopo se ne persero le tracce? E perché sparirono molti altri popoli del mondo? Lo spettacolo delle rovine delle antiche civiltà ha in sé qualcosa di tragico. Popoli un tempo ricchi e potenti sono scomparsi, magari nel volgere di pochi anni, lasciando come testimonianza solo qualche romantico masso sparso nella giungla”. Con queste parole, nel saggio intitolato “Collasso”, il biologo Jared Diamond cerca di capire come i collassi del passato abbiano potuto verificarsi, e si chiede se la società contemporanea sia in grado di imparare la lezione, evitando disastri analoghi nel futuro. Le risposte, che in parte anche qui abbiamo avuto, attualmente comunicano tutta l’urgenza di scelte non più differibili, se vogliamo continuare ad ammirare con serenità le rovine di chi ci ha preceduto, possibilmente insieme all’altra parte del mondo non più da noi stessi depredata.

Info: fao.org

Foto di copertina © Imagoeconomica

Fonte:Antimafiaduemila

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