Le potenze europee si preparano a rottamare il dollaro nel commercio con l’Iran, mentre monta l’ostilità verso le politiche “America First”

DI ELLIOTT GABRIEL

mintpressnews.com

Mentre le capitali occidentali si preparano per il vertice NATO di mercoledì, europei ed iraniani sperano entrambi che i leader europei possano finalmente agire concretamente e liberarsi dalla schiavitù imposta dagli Stati Uniti.

La campagna anti-Iran della Casa Bianca potrebbe essere controproducente. Il Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, sostiene infatti che le tre principali potenze europee prevedono di continuare i legami commerciali con l’Iran senza l’uso del dollaro USA.

La mossa sarebbe un chiaro segnale che Francia, Germania e Regno Unito vogliono proteggere gli interessi delle aziende che sperano di fare affari con l’Iran, una potenza regionale significativa, con un mercato di circa 80 milioni di persone.

La dichiarazione di Lavrov è arrivata mentre Trump insisteva sul fatto che le compagnie europee avrebbero “assolutamente” dovuto affrontare sanzioni, a séguito del sabotaggio di Washington, ampiamente deriso, del Piano di Azione Globale Congiunto (JCPOA). L’8 maggio, l’ex conduttore di “The Apprentice” ha fatto saltare l’accordo ed ha affermato che gli Stati Uniti ripristineranno le sanzioni nucleari ed “il massimo livello” di divieti economici sulla Repubblica Islamica.

Parlando a Vienna alla riunione ministeriale del JCPOA, Lavrov ha stroncato la mossa americana come “una grave violazione dei termini concordati, che invece permettevano di alleviare le tensioni nella regione e di sostenere il regime di non proliferazione”. Ha aggiunto che “l’Iran stava meticolosamente rispettando i propri obblighi” nel momento in cui Trump ha stracciato la parte statunitense dell’accordo.

Continuando, Lavrov ha spiegato:

“La Commissione Congiunta… esaminerà costantemente le opzioni che renderanno possibile, a prescindere dalla decisione americana, continuare ad aderire a tutti gli impegni assunti nell’àmbito della JCPOA, e fornire metodi per condurre relazioni commerciali ed economiche con l’Iran, che non dipendano dai capricci di Washington.

Quel che possono fare è elaborare collettivamente ed individualmente tali forme di scambio con l’Iran, che non dipenderanno dal dollaro e saranno accettate da quelle compagnie che vedono gli scambi con l’Iran più redditizi di quelli con gli Stati Uniti. Tali aziende certamente esistono: grandi, medie e piccole”.

Lavrov ha osservato che la mossa non è stata pensata tanto per “difendere l’Iran”, quanto per garantire la credibilità politica e gli interessi economici dei firmatari europei dell’accordo. Il diplomatico russo ha aggiunto che grandi compagnie come Peugeot, Renault e Total hanno già lasciato il paese, dopo aver analizzato la situazione e deciso che il mercato americano è di un’importanza molto più vitale.

Francia, Germania e Regno Unito hanno chiesto a Trump di esonerare le compagnie europee, scrivendo una lettera al Segretario al Tesoro Steve Mnuchin ed al Segretario di Stato Mike Pompeo, in cui dicono che, data la mancanza di un’alternativa credibile, l’accordo rimane il “miglior mezzo” per impedire l’acquisizione da parte dell’Iran di un deterrente nucleare. Viste le posizioni intransigenti di Pompeo e del Consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton, le suppliche sono state probabilmente accolte con disorientamento.

Le prime sanzioni contro il settore automobilistico, il commercio dell’oro ed altri settori dell’Iran colpiranno il paese il 4 agosto; altre si abbatteranno su banca centrale ed industria petrolifera il 6 novembre.

Segnalando probabili futuri scontri, Lavrov ha notato:

“Tutti concordano sul fatto che [le rafforzate sanzioni statunitensi contro l’Iran] sono una pratica assolutamente illegittima. Sono inappropriate, ma è una politica difficilmente modificabile. Si prevedono gravi scontri in campo commerciale, economico e politico”.

La pazienza è finita da tutti i lati

Il recente discorso del Ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas fa capire che l’Europa è esasperata dalle politiche di Trump. Gli Stati Uniti si sono allontanati dai propri partner transatlantici, perseguendo quella che ha definito una “politica egoistica di ‘America First’”, in relazione agli Accordi sul Clima di Parigi, all’accordo sul nucleare iraniano ed all’introduzione di tariffe ed altre misure protezionistiche.

Maas ha inoltre messo in dubbio la sopravvivenza della partnership transatlantica:

I vecchi pilastri dell’affidabilità si stanno sgretolando sotto il peso di nuove crisi, alleanze che risalgono a decenni fa sono messe in discussione nel tempo necessario per scrivere un tweet… sotto Trump l’Atlantico si è allargato, la sua politica di isolazionismo ha lasciato un enorme vuoto in tutto il mondo”.

Ha aggiunto:

“L’urgenza con la quale dobbiamo raggruppare la forza dell’Europa nel mondo è più grande che mai… la nostra risposta comune ad ‘America First’ oggi deve essere ‘Europa Unita!’”

Sottolineando come “la condotta dell’amministrazione Trump stia ponendo sfide completamente nuove per l’Europa”, il ministro degli esteri tedesco ha osservato che la Casa Bianca ora “mette apertamente in discussione interessi e voleri [europei]”, richiedendo un atteggiamento più deciso e solido – ed “il primo test sarà l’accordo nucleare con l’Iran”.

Mentre un discorso del genere segnala sicuramente grandi tensioni tra gli alleati, il direttore dell’Organizzazione Iraniana dell’Energia Atomica, Ali Akbar Salehi, ha sottolineato i dubbi che l’Iran ha sulla capacità dell’Europa di portare avanti la propria politica estera indipendente, affermando:

“L’Iran comprende che Europa e Stati Uniti sono partner strategici, ma non sono amanti che condividono lo stesso letto… L’indipendenza europea nei confronti degli USA è sotto minaccia. Agli occhi di tutto il mondo, l’Europa è diventata il lacchè degli Stati Uniti.

Siamo di fronte ad un’amministrazione americana le cui decisioni hanno shockato il mondo.

Trump sta punendo compagnie straniere che fanno affari con noi, e sta minacciando paesi che comprano la nostra benzina. Vuole risultati veloci. Cina, Russia e UE non si aspettavano però di venir sottoposti a tanta pressione”.

L’UE è ancora sotto shock. Il blocco è come un pugile colpito da un uppercut. Ha bisogno di tempo per rimettersi in sesto”.

Elliott Gabriel

Fonte: www.mintpressnews.com

Tratto da :Comedonchisciotte

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di HMG

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