Criminalizzazione della povertà contadina

di Hugo Pereira da Asuncion, Paraguay*
Nell’ambito della riconfigurazione del nemico interno nel nord paraguaiano

contadini paraguay
In nome della lotta contro il comunismo durante la Guerra Fredda, in cui si sono fronteggiati, dopo la Seconda Guerra Mondiale, il blocco comunista dell’Est, capeggiato dall’Unione Sovietica e il blocco dell’Occidente guidato dagli Stati Uniti, nella cui sfera di influenza si trovò il Paraguay, dove fu criminalizzata e perseguitata qualsiasi forma di insubordinazione considerata comunista, etichetta addossata ad ogni movimento dissidente o di semplice protesta, (Tapia 1980, citato da Lajtman, 2014), in particolare a chi rappresentava un ostacolo all’avanzata del capitalismo. A questo proposito Tamara Lajtman segnala che “la contro-insurrezione eliminò qualsiasi soggetto, gruppo, collettività, ecc. che mettesse in pericolo la espansione del capitalismo, soprattutto nelle periferie” (Lajtman, 2014).
Attualmente, nei territori dove si realizzano grandi attività di produzione estrattiva, quelle che richiedono grandi estensioni di terra, da dove si estraggono enormi quantità di risorse naturali, che non vengono processati, o viene fatto in modo limitato, per la loro esportazione (Gudynas, 2009), e che non si limitano all’estrazione di risorse minerarie e al petrolio, ma anche all’introduzione di monocolture (Acosta, 2011) o di pascolo nel territorio di comunità indigene e contadine, la criminalizzazione e la repressione delle proteste delle popolazioni rurali contro gli effetti negativi dell’attività di estrazione, hanno caratteristiche simili alla politica contro-insurrezione delle dittature anticomuniste.
Le organizzazioni comunitarie che protestano contro la distruzione del loro ambiente vengono percepiti dal capitalismo come “movimenti insorgenti” (Harvey, 2004, citato da Composto e Navarro, 2012) contro il modello di sviluppo estrattivo, espansivo ed escludente, che avanza grazie a strategie come la criminalizzazione, la repressione, la militarizzazione e la contro-insurrezione (Composto e Navarro, 2012). La criminalizzazione, la repressione e la militarizzazione nei territori dove si insedia l’industria estrattiva sono necessarie per riuscire a sottrarre i beni comuni (Zibechi, 2011). Ma la violenza richiede di disporre di altri mezzi.
“Thinktanks che disegnano strategie dialettiche; mezzi di comunicazione che si fanno eco di espressioni fino a quando le stesse diventano un luogo comune (…) professori, ricercatori, e scienziati che adattano i loro discorsi ufficiali (…) che li rende più credibili” (Monedero, 2011).
Una guerra irregolare è rivoluzionaria quando gli obiettivi politici mirano a trasformare una forma di Stato per dare origine ad un’altra, ma è contro rivoluzionaria quando la sua natura è paramilitare. Effettivamente, nella guerra irregolare troviamo ad uno estremo la guerriglia che punta a far cadere un governo e produrre una trasformazione radicale della società, mentre all’altro troviamo il paramilitarismo, che mira invece a mantenere, mediante la violenza armata, lo status quo (Pizarro, 2004).
Benché non c’erano le condizioni per una nuova esperienza cubana in altri paesi sudamericani (Salazar, 2007), dove i movimenti che hanno puntato sulla resistenza armata non rappresentarono mai un pericolo reale (Rivas, 2008), la sovversione fu il pretesto della repressione militare. Paraguay non fu un caso isolato. La lotta contro i presunti sovversivi fu messa in atto, secondo il Rapporto della Commissione Verdad y Justicia, con l’obbiettivo di eliminare o dissolvere segmenti critici della società paraguaiana in un momento in cui già non esistevano più organizzazioni armate con piani insurrezionali (CVJ, 2008, volume VI).
Le forze statali del Paraguay, secondo Sonia Winer, furono addottrinate nella teoria della Guerra Rivoluzionaria, “diventata contro rivoluzionaria, anti sovversiva o contro insorgente” (Winer, 2015), della quale il colonello francese Roger Trinquier fu uno dei principali referenti. Trinquier focalizzava le azioni controinsurgenti nella popolazione.
Il ricorrente accostamento dell’Ejército del Pueblo Paraguayo” (EPP) con la popolazione contadina del nord uruguaiano, specialmente a Concepción, nelle dichiarazioni delle autorità di diverse istituzioni e di altri soggetti, così come negli articoli giornalistici, ha avuto da marzo del 2008 effetti concreti nella vita della popolazione rurale.
Secondo la versione mediatica, il 12 marzo 2018, un gruppo di sconosciuti bruciò un tendone del stabilimento per la soia di Kurusu de Hierro, dove c’erano due trattori agricoli, un camion, una mietitrebbiatrice e una seminatrice. La perdita sarebbe stata di 400 mila dollari. A esporre denuncia il fratello del proprietario. Gli autori, secondo la denuncia, lasciarono sul luogo un volantino con un messaggio scritto: “Esercito del Popolo Paraguaiano, Comando Germán Aguayo. Terra ai contadini paraguaiani. Chi uccide il popolo con gli agrotossici la pagherà in questo modo”.
I contadini di Kurusu de Hierro che chiedevano di vivere in un ambiente sano si trovarono ad essere visti dopo la prima operazione dell’“EPP” come “guerriglieri”, persino “terroristi”, ignorando praticamente la loro esigenza di adeguare la produzione di soia alle leggi ambientali.
Dal 2006 gli abitanti del luogo iniziarono una sistematica denuncia contro la fumigazione intensiva di agrochimici in uno stabilimento vicino appartenente ad un imprenditore di nazionalità brasiliana, Nabor Both. La fumigazione, secondo gli abitanti, iniziò a rovinare le loro coltivazioni di sussistenza, provocò la morte di animali e la manifestazione, negli abitanti del luogo, di sintomi propri dell’esposizione a pesticidi utilizzati per le coltivazioni di soia: dolori allo stomaco, nausea, svenimenti, patologie alla pelle e altri. Gli abitanti della comunità non desideravano altro che la collocazione di una barriera forestale o barriera viva, una fila di alberi di 2 m. di altezza per 5 metri di larghezza, così come prevede la legge, al fine di evitare che la fumigazione di agrochimici arrivasse alle loro case, separate dal campo che produce la soia soltanto da un sentiero (Pereira, 2009).
Quando ci si chiede se esiste o meno l’”EPP”, come si fa spesso in Paraguay, bisogna chiarire in primo luogo se esiste o meno la violenza che gli viene attribuita per poi definire la natura politica del gruppo che si dice che esista. Indubbiamente, lo zona nord del Paraguay, specialmente l’area rurale di Concepción, si è trasformata, negli ultimi anni, in uno scenario di morte, sequestri ed altri fatti violenti. Le vittime attribuite all’ipotetica “guerriglia” sono di carne ed ossa. Questo nessuno lo può negare, è assolutamente indiscutibile. Il punto che genera divergenze di criterio è quello che riguarda la paternità di tali eventi. Sono guerriglieri che perseguono un obiettivo rivoluzionario quelli che stanno dietro?
Il collegamento tra la violenza armata con la popolazione campesina è stato ricorrente nel discorso egemonico da quando è apparsa l’“EPP” fino ad oggi. I grandi livelli di povertà della popolazione rurale del nord paraguaiano è considerato una delle principali cause dell’accostamento del mondo contadino della zona con la “guerriglia dell’EPP”. Attribuire alla povertà la causa della sovversione contadina è proprio della linea argomentativa della dittatura stronista, inquadrata nella Dottrina della Sicurezza Nazionale, quella che ha incorporato concezioni di contro-insurrezione della Teoria della Guerra Rivoluzionaria sviluppata dai militari francesi.
Per il dittatore Alfredo Stroessner, pioniere nell’adottare il discorso dottrinario della Guerra Rivoluzionaria e la Dottrina della Sicurezza Nazionale (Winer) 2015, giustamente la povertà è causa di sovversione. Perciò, considerava che per combattere il comunismo era necessario “elevare gli standard di vita delle popolazioni” (Mora e Cooney, 2009, citato da Winer, 2015). Ma questi cambiamenti negli standard di vita della popolazione non sarebbero immediati bensì graduali. L’Associazione Nazionale Repubblicana (ANR), partito Colorado, organizzazione politica che sostenne la dittatura stronissta, elaborò una giustificazione teorica per spiegare ai loro sostenitori come impedire che i presunti “sovversivi”, “radicali”, interrompessero il miglioramento progressivo della qualità di vita portato avanti dal governo di “la pace ed il progresso”.
La violenza armata dei “ribelli” del nord è stata tuttavia molto efficiente nello spostamento della popolazione contadina da certe località considerate “zone di confort del EPP”, come è il caso di Kurusu de Hierro, i cui abitanti furono criminalizzati dal momento in cui iniziarono a questionare gli effetti negativi della fumigazione irregolare di agrochimici, e le loro proteste vennero neutralizzate completamente addossando loro l’etichetta di “violenza guerrigliera” del “EPP”. Se l’”EPP” perseguisse un obiettivo rivoluzionario non distruggerebbe la lotta dei loro presunti rappresentati, il popolo contadino. La loro azione è stata in realtà essenziale per conservare lo status quo, proprio del paramilitarismo e non di una guerriglia.

*Giornalista, docente e ricercatore. Laureato in Scienze dell’Educazione, con specializzazione in Scienze Sociali, acquisendo successivamente anche la specializzazione in Metodologia della Ricerca Scientifica. Ha vinto 4 (quattro) concorsi di ricerca accademica, 2 a livello nazionale e due a livello internazionale. Nel 2016 il suo articolo “Soberanía territorial entregada al capital brasileño Transnacional (Entre la protección armada del latifundio y la histórica lucha por la tierra en Concepción)”, ricevette una menzione speciale dalla Giuria del Premio “María Leonor Olmedo – Carlos Pastore”, Terza Edizione, in onore dell’autore dell’opera classica “La lucha por la tierra en Paraguay.
1 aprile del 1956, in un discorso davanti al Congresso degli Stati Uniti, il dittatore paraguaiano Alfredo Stroessner, riferendosi al paese del nord America, la segnalò come la nazione “alleata spirituale e sorella maggiore” (Crocetti, 1997, pag. 219-220).

fonte:antimafiaduemila

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